mercoledì 21 gennaio 2009

"Epitaffio" ordinabile on line

Finalmente, dopo tremila madonne tirate giù dal cielo in terra, il mio libro, "Epitaffio", è ordinabile anche tramite il sito della casa editrice "Il filo" a questo link:
Ossequi.

lunedì 19 gennaio 2009

Ennesimo esempio di rischio di sogni infranti

Siamo alle solite. E il bello è che tutto questo accade sempre e solo sottobanco, mai su una prima pagina di giornale. Un mio buon amico di nome Fabio (www.myspace.com/fabwic), cantante e bassista leader della band metal Wicked Dream (www.myspace.com/wicdre), è da poco entrato nel gruppo del fratello Fabrizio, i Nereid (www.myspace.com/nereid000). Sia i Wicked Dream che i Nereid PAGANO un bel malloppo di soldi la "Extreme agency" di Genzano (www.extremeagency.org) per divulgare i loro lavori e per suonare in giro per l'Italia. Già il fatto di pagare qualcuno (come ho dovuto fare io per pubblicare il mio libro) la dice lunga su questo paese, dove nessuno ha più il coraggio di investire una mezza ceppa su di un artista. Comunque sia, ai Nereid, qualche giorno fa, è successo questo (riporto le testuali parole dal loro Myspace):
"E' di ieri alle 20 la comunicazione che i Nereid sono stati esclusi dalla serata del 18 gennaio ad Argelato (BO) con Misery Index, Hate Eternal e Aeon. La motivazione della Extreme Agency è la seguente:"...dal momento che i gruppi americani vogliono un' ora, dalle 19.30 alle 20.30, in cui non vogliono sentire musica mentre mangiano e chiacchierano tra loro, l'esibizione delle 20 dei Nereid deve saltare per dare inizio all'evento alle 20.30."In nome della band vorrei un vostro parere su quanto scritto....a noi non sembra ancora vero. Grazie" (sabato, 17 gennaio, 2009 )
Ora, non si può fare tanta polemica, visto che l'agenzia ha concesso alla band un'intervista su Metal shock, spedito una marea di loro demo, procurato delle date importanti previste per questa estate. Il problema non è tanto l'agenzia italiana (che, ripeto, VIENE PAGATA dalla band), ma le varie organizzazioni statunitensi che hanno pensato bene di tirare fuori quel motivo ASSURDO: se io sono un musicista e vivo di musica, come può mai essere possibile che mi dia fastidio ascoltare band nuove (si deduce, da questo, anche una mancanza di interesse in qualcosa di nuovo)?!
Invito chiunque ad esprimere il proprio parere, qualora voglia, sullo space della band (ripetiamolo: www.myspace.com/nereid000).

Sensorium pool 2008. La mia classifica.

Da qualche anno, ormai, sono critico musicale, cinematografico e letterario sulla webzine www.sensorium.it . Un abbraccio e un grazie al buon Michele Di Cuonzo per avermi dato questa opportunità. Di seguito, inserisco la mia opinione sui migliori dischi del 2008, oggi apparsa, assieme alle altre, sulla rivista online...non mancano le critiche...

1. STEVEN WILSON "Insurgentes"
2. MOTORPSYCHO "Little Lucid Moments"
3. BLACK KEYS "Attack and Release"
4. NICK CAVE & THE BAD SEEDS "Dig Lazarus Dig"
5. MOGWAY "The Hawk Is Howling"
6. R.E.M. "Accelerate"
7. DEAD MEADOW "Old Growth"
8. NINE INCH NAILS "The Slip"
9. VERVE "Forth"
10.RY COODER "I flathead"

Cosa dire di questa annata? Certo, sono uscite, sul mercato italiano, molte cosucce interessanti, di nostro gradimento, che ci hanno invogliato, senza dubbio, ad entrare in qualche record store nonostante il dominio incontrastato della piattezza mp3. Ma il problema di fondo, forse l’unico vero grande problema, è il seguente: sono ormai anni che tra i dieci migliori dischi della stagione compaiono, per il buon 75%, artisti che vantano non meno di una decina di anni di attività. Questo la dice davvero molto lunga sul concetto di industria discografica: a partire dai prezzi (la musica viene valutata come bene di lusso e non culturale come il libro, mettiamoci l’anima in pace), passando per il consumo (se Leona Lewis e Giusy Ferreri sono regine del soul, Aretha Franklin vorrebbe tanto resuscitare per strangolare loro e chi ce le ha messe in tv, tanto per dirne una) fino ad arrivare al concetto stesso di musica sia rock che dintorni (ragazzi, la musica non è moda, sorrisi facili, pettinature, strumenti laccati e quanto altro: è sudore, puzza di chiuso di cantina, fatica fisica e mentale, energia, dedizione...). In pratica, siamo al punto in cui se non si entra in quei pochi negozi alternativi con i propri obiettivi già puntati su alcuni dischi o artisti, non c’è più nessuno che ti dice “vieni qua che ti devo far sentire un disco bellissimo!”.
Comunque, tenendo da parte questo discorso ripetuto e straripetuto in ogni contesto, è ugualmente possibile elencare una decina di titoli che si sono meritati la nostra devota attenzione nel corso dell’ultimo anno. Mi permetto di inserire il lavoro di mr. Wilson in quanto uscito a Novembre in edizione stralimitata (un po’ come fecero i Radiohead con "In Rainbows": bella l’idea artistica, non tanto il prezzo), mentre il disco semplice sarà regolarmente nei negozi nei primi giorni di Marzo. Mi concedo il lusso di evocarlo come disco dell’anno in quanto puro e semplice capolavoro. Non si conosce l’esigenza del Nostro di uscire in veste di solista, ma si tratta, forse, di uno dei lavori più sperimentali del genio londinese, dotato di efficacissime cadenze formato canzone prossime al progetto Blackfield ("Harmony Korine"), sperimentazioni elettroniche tanto al cardiopalma quanto melodicamente rifinite ("Abandoner", "Twilight Coda" e la radioheadiana "Get All You Deserte") e miste atmosfere ambientali suggestive degne dei lavori più oscuri del progetto principale Porcupine Tree. Medaglia d’argento per il trio delle meraviglie norvegesi, che torna in scena con un album controverso, dinamico ma ben equilibrato nella sua complessa varietà compositiva e ritmica (merito del nuovo e giovane drummer Kenneth Kapstad): 4 lunghe suite (tra cui spicca la prima e interminabile traccia omonima) costruiscono quell’ora di allucinazione sonica utile a rafforzare la convinzione che vede i tre non-più-ragazzi di Throndheim capaci e liberi di fare veramente tutto quello che vogliono. Da seguire anche in sede live tellurica. Medaglia di bronzo ber il duo hard blues statunitense già affermatosi, negli ultimi anni, anche sulla scena europea; seppur meno distorto e più finemente arrangiato rispetto ai lavori precedenti, il disco gode di un impatto diretto che prende al petto e scaraventa giù per terra ("I Got Mine", "Strange Times") senza tralasciare momenti di rinnovata creatività che strizzano l’occhio psichedelico ai ’70.
Sotto al podio, è da evidenziare il ritorno di Nick Cave con gli storici Bad Seeds dopo la parentesi "Grinderman" che lascia, però, sopravvivere elementi blueseggianti emigrati in un disco energico e di impatto compositivo coinvolgente, anche se non ai livelli della summa "Abattoir blues...". Segue il nuovo e affascinante lavoro in studio dei Mogwai, al quale abbiamo strappato la medaglia di bronzo per la sola mancanza di arrangiamenti perfetti come quelli del precedente "Mr. Beast", ma non mancano, come sempre, brani dal sapore sulfureo ("Batcat") e dalle armonie ancestrali ("Kings Meadow"). Si prosegue con il nuovo e attesissimo R.E.M. che non ha deluso le aspettative dei fan più accaniti e di vecchia data, che avevano cominciato a rimpiangere "Automatic For The People" o "Document": "Accelerate" è energico, tirato e saggiamente costruito su valide linee melodiche; forse pecca di un po’ di relax nell’ultimo quarto, ma di certo è da considerare come un gradito ritorno a quel rock viscerale che avevamo un po’ dimenticato. Ancora, ma quasi per devozione, il nuovo lavoro dei Dead Meadow: psichedelia e costruzione monocorde in giusta quantità, forse un po’ eccessiva dopo due dischi simili, ma di certo propositiva per momenti di puro delirio strumentale. Come non dare poi atto a mr. Reznor, ormai in coppia fissa col nostrano Alessandro Cortini, per un disco, "The Slip", che chiude efficacemente un ciclo molto discusso post-"Fragile" aprendo nuovi orizzonti di stupro elettronico, anche se non genialmente rifiniti come in precedenza. All’ottimo Trent va comunque costruita una statua d’oro per il forsennato utilizzo gratuito di internet per la diffusione della sua musica: il disco era difatti in download gratuito in 4 diversi formati digitali tre mesi prima dell’uscita nei negozi (non dovrebbe funzionare così un po’ in tutto?).
Chiudono la nostra classifica l’atteso ritorno dei Verve (anche se questa storia delle reunion ci ha lievemente stancati, soprattutto per il discorso di cui sopra, nell’introduzione) che sfornano un buon lavoro, anche se leggermente ripetitivo nelle architetture, ma dotato del carisma melodico tipico della band che, forse in maniera più incisiva, ha messo in discussione la scena new rock britannica, e il nuovo lavoro di uno dei migliori chitarristi al mondo, Ry Cooder, forse uno dei pochi superstiti a saper saggiamente unire mondi sonori lontani e differenti (Cuba e San Francisco su tutti), formando un continuum concettuale privo di limiti spazio-temporali. Fuori dalla classifica ma degni di nota sono il nuovo e attesissimo Metallica, "Death Magnetic" (buon ritorno alle origini anche se con meno spirito creativo... Ma l’energia non è mai mancata), e il ritorno in studio dell’amato Jackson Browne, "Time The Conqueror" (canzoni notevoli, bei testi, ottimi arrangiamenti). Guns’n’roses e AC/DC? Lasciamo ad altri la parola: ne abbiamo un po’ le balle piene, dai... Sperando di non dover continuare a setacciare l’industria discografica (specialmente quella indipendente) nella speranza di incontrare nuove e valide idee, da parte mia un sincero augurio di buon anno.

sabato 17 gennaio 2009

"Passaggi" in concorso al "Roma ZTL film fest 2009" (pt.2)

Ho chiesto ai ragazzi del cineclub Detour, dove il mio corto "Passaggi" sarà proiettato in concorso il 23 gennaio alle ore 22:00, la loro impressione sul corto. Il buon Sergio ha detto così:

"Ti posso rispondere per quanto mi riguarda.
Ha un'atmosfera interessante. evita il solito andamento adrenalinico videoclipparo tanto di moda. Il fatto che non sia parlato, ne potenzia l'efficacia e risolve in parte i problemi legati al dilettantismo della recitazione.
Avrei sottolineato maggiormente l'alienazione del protagonista ricorrendo a un bianco e nero più contrastato, quasi solarizzato.
Forse il mare sul finale è una trovata troppo convenzionale, abusato nella sua accezione salvifico-simbolica.
Considera che i vostri lavori sono stati selezionati tra 50 opere che ci sono arrivate. Il tuo ha delle potenzialità, pur risentendo secondo me di alcune piccole ingenuità dettate dall'inesperienza.
Adesso la parola alla giuria!
Ciao
Sergio"

Un abbraccio e grazie.
Ci vediamo il 22!

venerdì 16 gennaio 2009

Diventa anche tu fan di 'stocazzo!

Non c'è mai limite alle meraviglie del mondo odierno. Sembra proprio essere vero che la rete offre spunti creativi inossidabili.
Da umile scrittore, sceneggiatore e musicista, sono stato costretto ad ingabbiarmi, anche io, nella feccia civile di Facebook ma, ieri sera, ho scoperto il motivo per cui non ho ancora cancellato il io inutile profilo su quell'insensatezza virtuale. Il motivo è tutto in questo link: http://www.facebook.com/home.php?#/pages/stocazzo/33029638365?ref=s
Si tratta di una di quelle pagine, inutilissime, attraverso le quali si può diventare fan di qualcuno (artisti vari o anche personaggi di film, libri o quanto altro). Questo, però, è l'unico vero personaggio di cui al giorno d'oggi, sulla rete, si può essere fan: trattasi di 'STOCAZZO, questo grandioso ed epico personaggio, progenitore di anime e corpi, generatore di dubbi ed incertezze psicosomatiche, vettore di crisi e rinascite concettuali.
Insomma, per il bene comune e per le tue soddisfazioni personali, DIVENTA ANCHE TU FAN DI 'STOCAZZO!

giovedì 15 gennaio 2009

Afterhours a Sanremo: la discussione continua...(pt. 2)

Emiliano Pinti:

"Ah..i Timoria l'ultima volta a S.Remo ci sono andati con "Casa mia" che guardava (compositivamente) ai Procol Harum (cosa che sinceramente non m'è dispiaciuta) e sono arrivati ultimi sorpassati anche dalle LOLLIPOP!!!!La botta (e l'ha ammesso anche Pedrini) è stata talmente forte che poi si sono sciolti..e sai perchè abbiamo perso,IO ho perso il gruppo della mia adolescenza e degli anni più belli?Perchè tutti il loro "fans" gli hanno dati per venduti e non li hanno sostenuti...quando loro (a mio avviso) avevano ancora moltissimo da dare...ma tu hai sentito "Fresco" proprio nell'album dove era anche "Casa" mia?(che è stato poi il loro ultimo album di inediti) è da brividi.Quello che ti chiedo è....per ragionare così dobbiamo "giocarci" anche gli Afterhours?N'abbraccio a te di nuovo"

E' vero, scusami! Errore di confusione mia!
Infatti, è proprio quello uno dei rischi che si corrono a fare così: il rischio di rimanerci male e di avere una sorta di crisi di identità che ti porta allo sfascio. E, fracamente, gli After non so fino a che punto avranno ancora cose notevoli da dire. Ovviamente, spero che non sia così. Comunque, si, certo: ascolteremo tutti con devozione la canzone ma, ripeto, non è quello il problema. Stiamo a vedere con tranquillità.

Afterhours a Sanremo: la discussione continua...

La discussione continua:
Emiliano:
"Mah..guarda...ad esempio i Marlene si sono sputtanati con Skin ne "La Canzone che scrivo per te"...prima erano troppo bravi..primitivi nelle schitarrate e profondi nei testi..un 1.2 che ti mandava al tappeto..poi quel cazzo di duetto...ed il tracollo..(secondo me)...eppure loro a S.Remo non c'hanno mai messo piede...Poi a proposito di carica sovversiva..una volta ero fermo al semaforo faceva un freddo della madonna e ti vedo alle 4 e mezza (forse 5)di mattina l'Agnelli che ti passeggia solo soletto a Ponte Garibaldi,mi sembra in genere chi ha la sensibilità di godersi l'alba romana mi sebra un tipo tranquillo o quanto meno intimista..(poi ovvio io lo vedo solo ai concerti..mai scambiata mezza parola con lui)..a volte non vorrei che si pensasse che se sono "sovversive"(nel senso di fuori dagli schemi intendi?) le canzoni lo debbano essere anche i musicisti che le cantano o suonano...a volte le cose collimano,ma non è sempre così...che potrebbe fare Manuel di sovversivo?Mostrare il medio al pubblico?L'ha fatto anche quel marchettaro di Eminem...ruttare al microfono?..Dare della troia alla valletta?...(Però se "steggiasse" su Del Noce e atterrandoci sopra lo sfigurasse con una ginocchiata farei la HOLA)Io capisco il tuo timore che poi è anche il mio...ma quì mi pare che li stiamo già processando...anzi so belli che condannati..Poi il vero artista DEVE avere necessità per arrivare a più gente...non può e non deve fare musica per se stesso e per il suo zoccolo duro..sempre per il discorso che la musica non deve avere confini...se gli After suonassero solo per i "noiser" incazzati per me sarebbero dei "razzisti" musicali....è come dire..tu si,tu no,tu si,tu no...suona davvero brutto..Poi non so...proprio perchè ho visto la musica con cui sono cresciuto fottersi da sola nel suo autoghettizzamento..non mi trovo d'accordo..non del tutto..Concordo nella "diagnosi",ossia,il pericolo di sputtanamento,ma non concordo nella "cura"..
Buona serata a te"
Manuela Zucconi:
"Oddio...Stefano..come ti capisco! Diciamo che hai scritto esattamente tutto ciò che io ho pensato e per questo ti adoro!Prima che che quelli come noi dovranno risolverla con un suicidio di massa ...cominciamo a portare avanti una campagna antisanremese per i MK (gli ultimi rimasti). Non si sa mai..di questi tempi sembra che si siano bevuti tutti il cervello!A proposito...di un po' del tuo gruppo...uno che ha questi bei gusti, sicuramente produce buona musica. Sei Su Myspace?Comunque spero che almeno gli after leggano questi messaggi...anche se è inutile...me lo ha confermato Roberto dell'Era!"
Barbara Filippini:
"Avete una mente che non è chiusa. di più."
Enrico Zaramella:
"Negativo!!!, Sanremo non è per pezzi sanguigni stile After ma per canzoncine modello Anna Tatangelo, Miniguzzi..Meneguzzi come diavolo si chiama o porcheria simile.A cosa ci si riduce poi dopo un Sanremo? Qualche settimana/mese di passaggi radio e poi tutto torna alla normalità. Vedi esperienze di Statuto o Frankie Hi-NRC.Noi fan vogliamo continuare a sentirci PRIVILEGIATI a conoscere gli After..!"
Matteo Stati:
"Sono stra-contento. Io lo vedo come un modo per farsi apprezzare anche dal grande pubblico e noi fan dobbiamo solo essere fieri e non pensare all'essere commerciali o a roba del genere.Poi magari vinceranno anche il premio della critica (che è sinceramente è la mia speranza, visto che è forse l'unico riconoscimento che premia la vera musica a Sanremo).PS: non vedo l'ora di sentirli dalla Gialappas, magari ci scappa la rissa se fanno incazza Agnelli!! "
Gianmaria Giorgi:
"Bravo Enrico, e i fans DURI & PURI come te..mo' fatte pure un orsacchiotto di peluche e chiamalo MANUEL cosi' te lo potrai sempre tenere vicino.. E NON TI TRADIRA' MAI.. Ma quando crescete ?? Che poi Sanremo sia una merda nazional-popolare lo sappiamo tutti.. ma se gli AFTER ci vanno spero sia per SPACCARE e per presentare una CANZONE MEMORABILE..e non certo (solo) per fare 04 soldi... Almeno dategli il BENEFICIO dl DUBBIO ai vostri EROI..& ASCOLTATE STA CAZZO DI CANZONE..PRIMA DI GIUDICARE.. se poi farà cagare, avrete tutte le ragioni di ritenervi delusi... ma non potete essere delusi A PRIORI.. solo peche' gli After raggiungeranno (dico finalmente !!) il grande pubblico e non saranno piu' solo conosciuti tra voi.. CARBONARI della PRIMA ORA.."
Ma dico io (e che cazzo, siete sordi...):
IL PROBLEMA NON E' LA CANZONE, CAZZO!!! Sarà sicuramente buona e possono tranquillamente aspirare al premio della critica! Gli After hanno già raggiunto il grande pubblico. Dove per "grande pubblico" si intende quello che è capace di capire la loro musica e quella di tutti gli artisti come loro, non quello che vuole sempre e solo la solita merda perchè qualcsa di diverso li turba! Sveglia!

mercoledì 14 gennaio 2009

Ritornando agli Afterhours...

...diamo spazio, ovviamente, anche e soprattutto ad opinioni contrastanti. Ecco quella di Emiliano Pinti:

"Per me se uno si deve sputtanare si sputtana con o senza S.Remo...La mia opinione a riguardo mi sa che l'hai letta ed è diametralmente opposta alla tua..Io come ascoltatore provengo dal metal..genere ai margini..e lo sai chi è a collocare il metal ai margini?I metallari stessi..con la loro supponenza di essere artefattamente sempre e comunque contro e dando dello "sputtanato" a chi cerca di far conoscere quella che per me( insieme alla classica) è la miglior musica del mondo,mandano il genere che tanto amano (e che amo) verso un vicolo cieco.Io credo che noi ascoltatori del rock, come del metal,del jazz dobbiamo finirla di avere questa "supponenza" di ritenere la "massa" indegna della musica che ascoltiamo..la musica ,da come la vedo io, deve unire e non dividere..Ti ripeto,non si evade così(visto che parli di evasione) ma ci si ficca in un vicolo cieco?Tu parli di "dinosauri" della discografia italiana..ed hai ragione...ma se fossero gli Afterhours e chi viene con loro ad essere "l'asteroide" che li estingue?No..S.Remo è una tappa e non un obiettivo..Io ho fatto conoscere gli Slayer a chi ascoltava solo De Gregori(che comunque è un signor artista),ho iniziato agli Afterhours una mia amica che ascoltava solo Baglioni..è questo che dovremmo fare noi che purtroppo (sono negato) non suoniamo ma la musica la ascoltiamo..dobbiamo diffondere e non precludere..(non è una accusa che faccio a te,sto parlando in generale)...e l'opera di diffusione che faccio io quando faccio ascoltare qualcosa che mi piace a qualcuno, il festival può farla un milione di volte tanto..Non possono esserci chiusure..anzi devono esserci le contaminazioni...se un giorno il thrash degli Anthrax non avesse incontrato il rap dei Public Enemy non avremmo mai avuto il cross-over e non avremmo mai avuto un gruppo fantastico come i Pantera ad esempio..Io giudicherò solo dopo che avrò ascoltato la canzone..ma appunto ascoltate la canzone..giudicate il pezzo in quanto tale e non perchè sta a S.Remo..non vorrei che una canzone che magari sarebbe normalmente ritenuta una figata visto che la suonano a S.Remo sia ritenuta una merdata. Ciao a tutti"
Caro Emiliano,
si, hai ragione anche tu. Persnalmente, parlo per me, è ovvio: io mi sento male al solo pensiero di sapere della loro presenza su quel palco. Per me Sanremo andrebbe abolito. Comunque sia, staremo a vedere, anche se spero tanto che Manuel si comporti in maniera sovversiva, qualunque essa sia. Non è questione di pregiudizi: per me loro sono quasi finiti, e questa situazione me lo dimostra. Non hanno necessità di farsi conoscere da più gente.
Un abbraccio.

"Passaggi" in concorso al "Roma ZTL film fest 2009"

"Passaggi", il mio primo cortometraggio da regista, è stato ammesso alle selezioni per la partecipazione al "Roma ZTL film fest 2009" che si terrà presso il cineclub Detour di Roma (via Urbana 47/a, metro B Cavour) dal 22 al 25 gennaio. La data di proiezione del corto è stata fissata per venerdi 23 gennaio alle ore 22.
Per maggiori informazioni, consultare il sito del cineclub: www.cinedetour.it

A quanto pare non sono il solo a pensarla così

E in luce del discorso del post precedente, ho "copiaincollato", sui vari spazi di Facebook dedicati agli Afterhours, ciò che qui ho scritto. Arrivano le prime risposte:

- Daniele Dari: "Stefano ha pienamente ragione in TUTTO, ieri sera chi li ha visti al tg1? Tra quella marmaglia di insignificanti cantantucci...sob sob...gia me li vedo a domenica in...con Giletti nell'arena..."

Anche se è una sola, va bene se si considera che è arrivata solo qualche ora dopo aver postato quei miei rigurgiti. Staremo a vedere.

p.s: Attenzione: non faremo di questo argomento una ragione di vita; è solo uno dei tanti rigurgiti e, fino a prova contraria, è proprio di questo che vorrei parlare sul blog.

Gli Afterhours a Sanremo...che fine! Ed è solo l'inizio.

Ho appena appreso la triste e drammatica notizia della presenza degli Afterhours a Sanremo: i drammatici giorni (anni, ormai) dello sconforto sociale e culturale continuano imperterriti.
Mi torna alla memoria il giorno in cui entrai, da umile ragazzino, nel negozio di dischi della mia città (dove sono cresciuto e mi sono formato grazie alle consulenze dello zio Camillo e del geniale Pino Capossela, all'epoca commesso del negozio: due pozzi di cultura sconfinata) per acquistare, con i soldi dei regali di compleanno, "Germi" e "Hai paura del buio": due dei pochi capolavori del rock alternativo italiano, assieme a "Catartica" e "Il vile" dei Marlene Kuntz, qualcosa dei CSI, degli sconosciuti Fluxus ("Pura lana vergine" era un trattore sonico) e dei Bluvertigo ("Metallo non metallo" e "Zero") tra gli altri. Ed ora? Dov'è finito il rock alternativo italiano? Non era nato vent'anni fa per sconvolgere le regole di mercato, per riaprire le cantine, per dare spazio e voce a gente che aveva veramente qualcosa da dire (il "Consorzio produttori indipendenti" di Gianni Maroccolo fu un miracolo per molti...guardacaso è sparito...ma non mi dire)? A quanto pare lo si trova veramente sottoterra, ma non tanto nelle cantine quanto tra la terra e i vermi a sei piedi di profondità.
Non dimenticherò mai il primo tentativo di autoumiliazione di un gruppo con il quale sono cresciuto: era il 2000 o 2001, non ricordo bene, quando i Bluvertigo si presentarono a Sanremo. Volevano fare un'esperienza nuova e va bene, ci stava pure. Arrivarono ultimi (perchè tanto chi cazzo li capiva in quella merda) o penultimi e la cosa finì lì. Passò quasi indolore, francamente, perchè non potevo sapere la fine che avrebbe fatto Morgan (gli altri si sono salvati perchè hanno continuato a fare arte, bene o male, Andy soprattutto). Poi, dopo qualche anno, fu la volta dei Negrita: non mi sono mai piaciuti così tanto ma ci poteva stare anche quella, in effetti hanno sempre avuto spunti melodici al di fuori della grinta rock di quando aprivano i concerti per i Litfiba buoni. Ma poi arrivarono i Timoria e allora no, fermi tutti: "Sole spento" non era una canzone da merda strappacuore sanremese. Non potevo credere alle mie orecchie: un testo meraviglioso su di un tappeto sonoro grezzo, viscerale e terribilmente emotivo non poteva aver avuto il coraggio di buttarsi a cesso così. Ed ora, gli Afterhours mi hanno spezzato definitivamente il cuore. Ci mancano solo i Marlene Kuntz e, allora, potrei pure impiccarmi.
Non potrò mai dimenticare i rigurgiti sonici di "Germi" e le geniali ricerche strumentali di "Hai paura del buio": un disco fenomenale, iperteso, duro, sincero, genuino. Fu una svolta decisiva nel mio modo di concepire non solo il rock ma la musica in generale. Quel disco, assieme ad altri, tra i quali alcuni di quelli che ho citato, escludendo influenze internazionali fondametali, accesero la scintilla della composizione in me ed Alfonso che mi spinse a formare la band che tuttora porto avanti. Il paragone non c'entra molto, ma fu un po' come (lasciatemelo dire) quando uscì il primo Velvet Underground: poco dopo, chiunque cominciò a suonare, preso da quell'idea rivoluzionaria e inedita di concepire rock. Poi fu il momento della (chiamiamola così) svolta melodica di "Non è per sempre", un buon disco che, nonostante tutto, manteneva un certo quantitativo di aggressività. Poi l'oblio più totale ed oscuro col cambio di formazione e col bellissimo "Quello che non c'è" e l' "anglosassonizzazione" di "Ballate per piccole iene". E fin qui va bene: una band deve pur evolversi e maturare, ovvio. Ma poi arriva questo "I milanesi ammazzano il sabato" che proprio non riesco a sentire: è un disco molto particolare ma, tra le righe del suo pentagramma, riuscivo a percepire (oltre ad una composizione possente eseguita in maniera debole) quello di cui avevo paura...e che adesso si è verificato! Non voglio dire che si sono venduti, ma poco ci manca. Mi sta benissimo l'intenzione di seguire certi modelli anglosassoni che, comunque, da sempre fanno parte del loro bagaglio culturale, ma finire sul palcoscenico del festival attualmente più inutile del mondo significa veramente sputare su alternative già meritatamente create oltreoceano. E non mi venite a dire che è per fare esperienza: non ci credo più! Non ne hanno bisogno! Così come non ne hanno bisogno tutte le meravigliose band di cantina. Sanremo non sarà mica diventato un'obiettivo? Forse solo per i vari Povia del cazzo e tutta quella feccia di neomelodici che scrive canzoni che con il concetto stesso di musica non c'entrano un bel niente. Giro questa domanda a Manuel Agnelli, soci e a chiunque per loro o con loro: voi che tanto ce l'avevate, giustamente e in linea sacrosanta, con i dinosauri dell'industria discografica e con la loro inettitudine produttiva, che cazzo ci fate a Sanremo che di questo ne è il simbolo?! Mi giunge qualche voce che mi dice che questa scelta è stata fatta per non autoghettizzarsi, cosa che farebbero quasi tutti i gruppi alternativi: ma non era proprio il desiderio di evasione ad essere la spinta principale?!
Qualcuno mi parli. Ora!

martedì 13 gennaio 2009

Qui non si capisce più un cazzo...

La serata di ieri mi ha ricordato i bei tempi adolescenziali in cui nutrivo un odio irreversibile per la mercificazione in tutte le sue direzioni. L'odio persiste ancora, per carità, ma, da buon ventiquattrenne dai paraocchi infranti, non mi lascio toccare più di tanto, ormai, da tanta nettezza urbana. Quindi ieri sera mi sono divertito. Che serata memorabile! "X factor" e "Il grande fratello" in contemporanea. Cosa chiedere di più alla vita? Forse solo un' apocalisse nucleare neanche tanto impossibile.
Che bello è stato vedere il Morgan (ho sempre ammirato le sue indiscutibili doti di musicista e compositore) sputtanarsi ancora una volta in mezzo a quella mandria di imbecilli che tanto si atteggiano come se sapessero veramente dove sta di casa la musica. Che bello vedere tanti idioti (con del talento, per carità) sprecare la loro vita davanti a quattro cazzoni pagati per sputtanarsi in una fase di declino della loro esistenza. E mentre guardavo la pettinatura stile pista di sci di quel rincoglionito (un pozzo di cultura artistica scaricato a cesso per soldi) vestito manco venisse fuori da un quadro di Rembrandt, l'occhio disperato e sfinito mi cadeva su quei tre capolavori dei Bluvertigo comodamente adagiati nella cassettiera porta cd. Io guardo i dischi...i dischi guardano me...tutti e due guardiamo Morgan (per dirla alla Giobbe) e ci chiediamo quale potrebbe mai essere il nostro scopo sulla faccia del pianeta Terra. Se non vado errato, i dischi mi hanno pure chiesto di non essere scaraventati fuori dalla finestra del terzo piano. Poverini, me li tengo per pietà.
Qui non si capisce veramente più un cazzo. Quell'altra stronzata mediaset, poi...mi è bastato gettare un breve sguardo incuriosito sul primo entrato in quella feccia altoborghese per ritrovarmi di fronte una battona con voce da quadrupede che "stettava" qua e là meravigliandosi di quella magnificenza. Era troppo. "Ste, cazzo, basta. Spegni 'sta merda. O metti su un dvd o qualunque altra cosa. Fai altro, fosse pure na sega".
Qui veramente non si capisce più un cazzo. Dov' è finito quello spirito fondamentale della band che provava e riprovava in una schifosa cantina sudando, sputando tra le bottiglie di vino malandate, faticando per trovare i due accordi giusti. E dov'è finito il vero senso del dire ad una persona "ti voglio bene" (non dico proprio "ti amo", non chiedo così tanto) dopo averci pensato e ragionato una vita intera? Sono convinto, però, che tutto questo vive ancora, anzi ne ho le prove; ma devi andare a scavare molto in profondità se vuoi trovarne un esempio sopravvissuto (tra etichette e produttori indipendenti e tra persone con un minimo di sensibilità c'è ancora qualcosa che vale la pena seguire). E, comunque sia, a tutta questa merda (qui ho accennato solo alcuni futili elementi) devo dire anche un po' "grazie" per avermi ispirato un libro intero e il tema portante di tutto quello che penso, dico, faccio e scrivo.
Figurati...pensa come ci siamo ridotti negli ultimi quarant'anni...non si capisce veramente più un cazzo...

Rigurgiti in lettere: Epitaffio, l'esordio letterario


Già...aggrapparsi ad una qualunque speranza, ad un qualunque sogno o desiderio: sembra essere qualcosa che ci accomuna un po' tutti da qualche anno a questa parte, qualcosa che viene troppo spesso visto come un passatempo utile nei momenti di spacco della quotidianità. È bastata una risposta ad un annuncio di una casa editrice (Il filo) in cerca di scrittori emergenti per fare in modo che qualcuno la pensasse precisamente come me. Da anni avevo i cassetti della mia cameretta pieni di carte scarabocchiate e straziate da versi liberi e violentemente urlanti: mi è bastato riordinarli e ricopiarli per farmi coraggio e avanzare per esprimere me stesso, nè più nè meno. Il risultato è tutto racchiuso nelle 72 pagine del mio esordio letterario ufficiale. Si intitola “Epitaffio”, potete trovarlo qui http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885670580.html , e, in questa sede, vorrei che a parlarne fosse un estratto della smagliante prefazione di Giada Bassetti.
“Epitaffio prende forma da una serie di componimenti quasi indistinguibili tra loro, in un continuum che rende palpabile il flusso di pensiero che irrompe in queste pagine. Stefano Gallone traduce l'impossibilità di comunicare in un gioco intellettuale lucidissimo. Sperimentalismo espressivo, enfatizzazione del momento linguistico, riproduzione del caos divengono gli strumenti principi di un sentire fatto di alienazione e di distacco da ogni concezione materiale e conformista della realtà, appartenente alla società dei consumi. Si ascolta il grido carico di rabbia verso chi si lascia soggiogare da logiche materialiste, genitrici di ipocrisie, pochezza spirituale e intellettuale che conducono al nulla esistenziale. Questi rigurgiti di coscienza lasciano trapelare, però, la voglia istintiva e indistruttibile di rinascita, di guarigione. Il poeta opera per il risveglio delle coscienze, troppo a lungo sopite, perchè in fondo al buio c'è sempre la luce. È soltanto una questione di volontà, di non accontentarsi, di ergersi al di sopra di uno sguardo limitato, di trappole convenzionali e apparenze prive di sostanza, in una perenne disposizione alla ricerca della verità. Oltre le nubi del pensiero c'è ancora un sorriso. Senza paura di lasciarsi andare e di farsi cullare dalle onde del sogno, dalla forza di crederci ancora.”

Il libro è stato presentato il 25 novembre scorso presso la libreria “Tra le righe” in viale Gorizia a Roma e su Romasat, canale sky 851, nella trasmissione “Libri oggi: speciale Il filo”. Sto aspettando le prime recensioni. Spero sia solo l'inizio.

Rigurgiti in lungo: Il male che non vede - La mostra - Segreti

Ma, chiaramente, il mio desiderio maggiore, in ambito cinematografico, è quello di confrontarmi col lungometraggio. Qualcuno me ne ha dato modo, sempre grazie ad internet e alle conoscenze da esso derivate. E' chiaro, però, che si tratta di progetti stesi ma in continua ricerca di possibilità di realizzazione.
“Il male che non vede”, è un soggetto molto intenso che il buon Roy Geraci (http://roygeraci.splinder.com) ha voluto sottopormi dimostrandomi buona ed efficace fiducia. Ho completato la stesura finale ad aprile 2008 e Roy mi sta ancora informando periodicamente sull'andamento. Ci sono buone probabilità che qualcuno lo prenda in considerazione. Ma la cosa più entusiasmante, almeno a detta sua, è che, proprio in questi giorni, pare che ci sia un interesse da oltreoceano per questa sceneggiatura che, prontamente, Roy ha provveduto a far tradurre in inglese. Non so se puntare forze aggiuntive su questo, ma è ovvio che ci spero con l'anima. Il film affronta temi a me cari: il credere nelle proprie presunte qualità, l'afferrare il coraggio per la gola e mollare tutto per seguire i propri sogni con gli inevitabili ostacoli e le precipitose cadute: non sempre i sogni sono solo sogni, così come non sempre i desideri sono realizzabili. Attendiamo e vediamo che succede.
“La mostra”, invece, non è un film che ho scritto di mio pugno: ho semplicemente collaborato con l'ottimo Gianluca Colitta (www.myspace.com/gianlucacolitta), cercando di dargli spunti per idee che potessero fare al caso delle situazioni narrate. Ma il vero perno di questa mia esperienza è stata la possibilità che Gianluca mi ha dato (insegnandomi a scrivere e giudicandomi saggiamente) di confrontarmi con me stesso e con le mie stesse scelte di vita in un periodo, come già ho accennato, per me molto difficile: quanto conta ciò che facciamo, ciò che le istituzioni ci impongono di fare o di essere? È proprio necessario farsi una vita regolare come fanno tutti? Quanto conta veramente ciò che siamo e in che misura siamo capaci di esprimerci o ci viene permesso di farlo? Esistono certezze? Quali sono e, se esistono, quanto contano? Il protagonista sembra chiedersi tutto questo in un momento importante della sua vita...e pensare che torna nel suo paese soltanto per un matrimonio...ma niente sembra essere come avrebbe voluto o sognato.
Gianluca mi disse di leggere, oltre a “Gli indifferenti” e “La nausea”, il libro biblivo di Qolet: “meglio il rimprovero del sapiente che l'adulazione degli stolti”...quanto è vero...
Ed eccoci a “Segreti”, il mio progetto più datato, nevrotico, isterico, introverso, riflessivo, personale, intimo e difficile. Sono due anni che ci lavoro e ancora mi trovo al 75% circa della prima stesura. Perchè? È semplice: perchè sono io, nelle mie diverse personalità...e non è facile descriversi senza mentire o cadere nella follia. D'altra parte, tutte le arti ce lo insegnano.
Si tratta di un film strutturalmente molto influenzato da uno dei miei registi preferiti, Alejandro Gonzales Inarritu, e frutto dell'anima pura, sincera e genuina di Guillermo Arriaga (parlo di Amoresperros, 21 grammi, Babel). L'ho pensato come un intreccio di quattro cortometraggi interlacciati fuori dal tempo e dallo spazio, con relativi protagonisti e personaggi secondari. Si tratta di quattro situazioni molto diverse tra loro ma legate da un unico elemento: il dolore derivante dall'impossibilità di affermazione individuale e il relativo barcollare tra acquisizione e perdita di speranza. Da una parte c'è un uomo volontariamente solo che sente di aver trovato la sua parte complementare che, però, si rivela non essere realizzabile; da un'altra un uomo divenuto solo dopo aver tentato con tutte le forze di essere qualcosa per qualcuno senza risultati, che cerca, in un monologo interiore, di capire se stesso e le cause del suo rancore; da un'altra parte ancora, c'è un trentenne benestante che sente di essere se stesso solo dopo aver finto di essere qualcuno all'apparenza, ma il processo che lo dovrebbe portare alla comprensione di se stesso sfocia in violenza e perversione; dall'altra parte, c'è una studentessa universitaria che subisce ogni tipo di umiliazione, situazioni dalle quali, però, riesce incredibilmente ed inspiegabilmente a rialzarsi con una forza d'animo senza precedenti. I personaggi si incrociano tramite sguardi o passaggi in luoghi comuni, entrano raramente in contatto ma condividono il dolore per non essere in grado o nella posizione di poter essere quello che vorrebbero. Continuerò a cercare dentro di me e di chi mi sta intorno per arrivare a delle conclusioni. Sarà molto difficile, ma ci proverò.
Infine, sono felice di collaborare, in questi giorni, con l'Associazione Sanremo Cinema che mi ha incaricato di sviluppare il loro soggetto “C'era una volta il cinema”. Si tratta di un film carinissimo, molto tenero ed introverso, che sono felicissimo di scrivere anche perchè (ma tu guarda un po') tratta di sogni infranti dalla routine quotidiana che, però, vedono la luce in un processo di costruzione di una speranza che sembra essere davvero l'ultima a morire.
Chissà: forse non è un caso che la costruzione di una speranza (di una qualunque speranza a cui aggrapparsi) sia uno dei temi portanti del mio esordio letterario.

Rigurgiti in corto: Passaggi - Gastroloquio vol.1 - Non c'è più nessuno, qui - Invitate i vivi a ballare


Non c'è alcun dubbio. Il miglior modo di esprimersi passa attraverso le immagini, sia fotografiche che poetiche, spirituali o appartenenti allo spirito umano e raggruppate in quel groviglio di sogni nel cassetto, immaginazione e desideri che formano l'animo umano (prontamente represso dalla demagogica e anestetizzante nevrosi consumista collettiva dello stile di vita moderno).. E proprio grazie alla preziosa esistenza di questo corpus ideologico sono riuscito (merito anche o, forse, soprattutto, della audace manegevolezza delle tecnologie comunicative attuali) a dare inizio all'espressione del mio punto di vista verso ciò che mi circonda.
L'estrema facilità con cui chiunque può, con un minimo di esperienza e conoscenza, accedere ad un quantitativo sconfinato di informazioni in tempo reale tramite la rete e le moderne tecnologie (se usate in modo non appropriato, però, possono facilmente portare ad un sito porno durante una ricerca di immagini di cartoni animati...si vedano i Puffi, Biancaneve e i sette nani o Lamù). Essendo nato sotto il mitico Commodore 64, prezioso compagno di giochi adolescenziali, mi è bastato un pomeriggio per dedicarmi alla lettura sommaria di un libretto di istruzioni di un'ottima videocamera Canon DC100 per iniziare a dare sfogo alle mie pulsioni interiori. Prendete un paio di amici consensienti (o quasi), una grande città piena di luoghi simbolici e tutte le conoscenze cinematografiche che avete voluto acquisire di vostra spontanea volontà in qualche anno di università (un vero e proprio premio per chi, come voi, ha preferito fare meno esami a sessione pur di capirci qualcosa in questa merda di sistema universitario pro-ignoranti), un sito internet che permette veramente a chiunque di fare il regista (anche di se stesso) ed il gioco è fatto.
“Passaggi” ( http://www.youtube.com/watch?v=WYnsyC9IVBw) è il risultato di un estratto delle primissime idee che ho steso su carta in qualità di sceneggiatore esordiente quale tuttora sono. Si tratta di una sorta di estratto di un cortometraggio che avevo abbozzato più di due anni fa e che, rivisto e corretto varie volte, finirà, quasi certamente, in un film molto personale che sto scrivendo. Il soggetto e il senso rimangono quasi gli stessi: un uomo/ragazzo solo che vive qualcosa di immaginario. Fin dalle prime immagini lo vediamo distaccarsi dai suoi interlocutori per intraprendere un percorso personale e solitario, una serie di passaggi, appunto, attraverso luoghi accanto ai quali si sofferma o che evita con rammarico, disprezzo o disapprovazione: si esprime qui la separazione dell'individuo singolo da un contesto massificato, pullulante di fantomatica vita nelle strade mercificate, in fuga dal desiderio massificante di assimilazione sociale, civile, politica, ideologica e spirituale. Il percorso, allora, non può che avere fine in riva al mare delle idee, sulla sabbia bagnata (che fa difficoltà, quindi, a scorrere tra le dita) della ricerca della propria identità. Ma basta una semplicissima dissolvenza incrociata e un viraggio di colori per esprimere uno dei pochi elementi che, inesorabilmente, lega gli esseri umani: l'immaginazione, il desiderio, il sogno di essere un nuovo sé per sé stessi.
“Gastroloquio vol. 1”, invece, (http://www.youtube.com/watch?v=mWsVgarmOyI) è stata una divertente esperienza che il bravo Jacopo Fontana (www.myspace.com/japesve) ha voluto regalarmi. Premessa (si parlava di rete, appunto): internet permette, ad un lunatico, isterico e funambolico creatore di suoni e parole come me, di mettersi in gioco e cercare di costituire parte influente nel sistema dell'anonimato; devo all'esistenza della posta elettronica e ad un paio di siti la mia attuale posizione di scrittore, sceneggiatore e musicista emergente, oltre alla maggior parte delle mie conoscenze personali nel settore. Jacopo mi ha contattato tramite uno di questi siti, sul quale, ogni tanto, basta rinnovare il mio annuncio per entrare in contatto con qualcuno, previa selezione e conoscenza, da parte di entrambi, dell'interlocutore, è ovvio. Unico difetto: molto spesso non ci si vede e non ci si parla per telefono ma ci si tiene in contatto solo tramite chat (ancora la rete, inevitabile). E' il caso di questa esperienza. Jacopo cercava uno sceneggiatore. Una volta entrati in contatto, ci siamo scambiati mail e frasi su msn fino ad arrivare ad una idea di conoscenza. Poi ho ricevuto il soggetto per questo corto che avrebbe dovuto partecipare ad un concorso organizzato da “Slow food”, l'associazione enogastronomica. L'idea era molto simpatica: due ragazzi invitano a casa due gnocche dell'est per fare assaggiare loro un vero piatto di pastasciutta; mentre cucinano, i due amici intraprendono un discorso molto delicato (uno è spiritualista, l'altro ha i piedi ben fissati a terra); arrivano quasi a litigare ma lo squillante orologio di cottura riappacifica gli animi e l'ottima pasta è pronta ad essere messa in tavola. Ma...forse hanno chiacchierato un po' troppo. Scelsi di collaborare alla scrittura di questo corto perchè, oltre ad essere simpatico, conteneva uno degli elementi che spesso ho inserito nelle mie scritture iniziali e ancora attuali (lo vedrete molto presto...): la sparizione improvvisa e misteriosa di un soggetto che si rivela essere una proiezione del protagonista. Anche se in questo caso non credo si tratti di proiezione mentale, la sparizione c'è ed è, tutto sommato, giustificata. Insomma: ci siamo divertiti. Un saluto e un abbraccio a Jacopo.
“Non c'è più nessuno, qui” (http://www.youtube.com/watch?v=XzLYGMEwIQQ) è il brevissimo risultato di un periodo molto difficile, anche se mai così tetro e oscuro come quello di due anni fa. Il tema ed il senso principale di un film alla cui scrittura stavo (e sto tuttora) collaborando (ne parlerò più avanti) incentivava di molto una serie di insicurezze che mi portavo avanti da qualche mese e che stavano cominciando ad accumularsi fastidiosamente. Si tratta, forse, della più intima ed ermetica espressione di ciò che, in quel momento, avevo dentro: un foglio di carta pronto all'uso (le idee, la vita e le possibilità che essa offre, anche solo apparentemente) e una penna scarica (la mia umile impotenza dopo molti tentativi di piccolissime affermazioni personali). Un libro mi teneva compagnia in un momento molto buio e mi aiutava a capire che, bene o male, di questa ansia ne soffriamo un po' tutti. Non ero solo. Ti ringrazio ancora indirettamente, Sara, per averlo scritto. Come si dice? Ah, si: “per ogni porta che si chiude si spalanca un portone”.
“Invitate i vivi a ballare”, infine, è il mio primissimo approccio, molto amatoriale, al documentario. Inutile parlare della attuale rivolta studentesca: è inutile dire che sono contrario anche io a chi, da quarant'anni, non fa altro che mirare a creare una generazione stupida, ingenua ed ignorante solo per poterla manipolare a piacimento con tutti i mezzi a disposizione. Ed è inutile dire che stiamo vivendo un vero e proprio 1984 orwelliano, così come non fa testo affermare la morte della ragione e inneggiare al rispetto e all'assimilazione delle sacrosante verità per le quali un cero Pier Paolo Pasolini qualunque ha voluto lasciarci la pelle. Ho voluto cogliere una situazione che, provenendo da una serie di coincidenze (mi capita spesso) tra letture, ascolti e visioni, sembrava essere un boccone troppo squisito per essere lasciato nel piatto: il giorno stesso della più grande ed estesa manifestazione era stata fissata la seduta di laurea di Alessandro, un mio caro amico e compagno di università. Quale maggiore occasione per assimilare e mostrare la mia idea: sfilate di protesta, cortei e caos metropolitano spiegavano perfettamente quello che noi poveri mortali desideriamo: essere qualcosa, essere qualcuno, essere qualcosa per qualcuno. Mi sono nascosto dietro il mio occhio meccanico, uscendo allo scoperto solo per esporre una sola ed unica domanda alla quale ho ricevuto risposte apparentemente ironiche ma calzanti. Se penso, poi, che il megaconcertone a La Sapienza si è svolto proprio la sera del mio compleanno, allora ho da pensare un bel po'. Questi i link ai quali potete scaricare il documentario:

Mi permetto, in ultimo di annunciare l'inizio delle riprese del primo vero e serio cortometraggio professionale e sperimentale scritto da me. Si intitola “La finestra sul nulla” e la regia sarà a cura del mio nuovo e stimatissimo collaboratore Francesco Russo (www.myspace.com/uomosolitario), col quale spero di dare inizio ad un possente sodalizio. Si tratta di un corto scritto, inizialmente, per il bravo Riccardo Papa (www.myspace.com/riccardo_papa), che però non ha mai visto la luce. Su mia decisione e su consenso di Riccardo, l'ho girato a Francesco. Visto, rivisto e stravisto sia da me che stesso da Francesco, il lavoro ha subito cambiamenti e revisioni che poco hanno di diverso rispetto alla lavorazione di Apocalypse now (si, esagero...), per il semplice fatto che è grazie a questa sceneggiatura che sono riuscito a trovare me stesso (almeno spero) e una persona simile a me, verso la quale nutro il mio più sincero affetto. Il tema del corto è abbastanza complesso: un ragazzo, presumibilmente scrittore, si risveglia in una camera ma non ha memoria né del luogo in cui si trova né di come ci sia finito né di chi sia lui stesso. La proiezione della sua parte complementare mancante e da sempre ricercata lo aiuta nel suo cammino di ricerca di sé stesso e della sua funzione...ma avremo modo di parlarne.

lunedì 12 gennaio 2009

In definitiva...

In definitiva...
...tutti questi rigurgiti confluiscono in immagini, suoni e parole. Tutto quello che mi circonda e che osservo con occhio impietoso da spietato e cinico critico dell'esistenza confluisce qui, partendo da prese di coscienza, passando per idee e opinioni, finendo in sentenze visive e soniche dal sentore ardentemente sulfureo.
Ma andremo per ordine.

Confessioni

Ore 3:45. Non mi è difficilissimo chiudere occhio ma fatico moltissimo a precipitare nel sonno. A mio sottile modo di percepire le cose, credo che questa sia una di quelle fatidiche notti in cui i pensieri di una intera vita prendono il sopravvento sulla facoltà di gestione mnemonica. Non so perchè scrivo, non l'ho mai fatto, fino ad ora, in nessuno dei quattro blog che gestisco (intimamente, intendo): so solo che stavolta ho qualcosa che non voglio tenere solo per me, come faccio sempre con gran parte di ciò che accade dentro questi neuroni esausti ma non rassegnati. Ed ecco, allora, scorrermi davanti le immagini di questi 23 anni così brevi e veloci, così chiaroscuri e così inclassificabili sotto un'unica etichetta: sono stato molte persone diverse, sono andato sempre in cerca di una stabilità interiore, di una risposta a domande comuni ma necessarie. Tutto quello che voglio, ora, è solo cercare di capire chi sono in questo preciso istante. Quello che so per certo è che ho raggiunto, credo, un terzo stadio di sviluppo della mia persona.
Immagini si sovrappongono e creano forme astratte, suoni nascono e maturano in universi di luce involontaria. Da dove sono partito? Cosa ho vissuto? Ho davvero cancellato dalla memoria quanto di più crudele, materiale ed inafferrabile ho condiviso?
Chi sono ora?
Provo a farne un resoconto. Pezzi di carta, sparsi, mi parlano.

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Martedì 1/8/2006

…ho voglia di tornare a guardare le stelle steso su di un tetto con la bottiglia di vodka alla fragola (va benissimo anche un buon vino) al fianco. Era luglio o agosto (non ricordo bene) del 2003. Io ed Alfonso stavamo registrando la seconda metà dei brani che avevamo per "Meiosis". Dormivo in casa sua, perché avevamo deciso di chiuderci per 3 o 4 giorni in camera a registrare, continuamente, tutto quello che fuoriusciva dai nostri neuroni. Una notte ci capitò di non avere sonno (nonostante tutto il lavoro giornaliero), così decidemmo di andare a sdraiarci sul tetto. Una volta stesi, cominciammo a parlare dei brani, di come sarebbe stato il disco. Poi avanzammo col parlare di noi, non ricordo bene di cosa; ricordo solo che stavo bene e stavamo bene. Ci addormentammo anche per una mezzora, per poi svegliarci col mal di testa da alcol e ritirarci nei rispettivi letti. Ma tutta quella serenità, tutta quella tranquillità, tutta quella passione nello stare insieme e nel fare le nostre cose preferite insieme, è proprio una delle poche cose che ho avuto e che non voglio assolutamente lasciarmi scappare, per nessun motivo. Voglio questo…esserci di nuovo…ancora…e ancora…

Giovedì 3/8/2006

Notte fonda. Fuori, un temporale squarcia un ammasso di nuvole purpuree. Mi accade spesso, ma stavolta è più forte: i pensieri mi divorano, il passato stritola la mia anima già inquieta e satura, il presente la ingoia, mentre ogni ipotesi di futuro sembra non voler digerire. Devo cercare, in ogni modo, di rendere il passato archiviabile, opponendo, ad ogni malinconia, mattoni di caparbietà, ghiandole di impegnato ingegno…per rendere il presente passato archiviabile…e così via…è una sfida che voglio e devo cogliere.

Sabato 12/8/2006

Notte fonda. Mi sforzo per non crollare. Quanto contano le piccole cose? Un sorriso, uno sguardo, una mezza parola, un volto, un paio di note. Quanti elementi sfilano sotto i nostri occhi, invisibili, incalcolabili? Io riesco a percepirli; forse solo in parte, ma li sento, li vedo, e piango quando li vedo morire per mano di obsolete congetture, di futili presunzioni. Provo rancore. Rimpiango. Ma so che non è tardi.

Sabato 19/8/2006

Notte. Sento scorrere il tempo come acqua piovana sul mio volto. A volte smentisco la mia predilezione per la solitudine: questa notte è una di quelle. Vorrei comporre, vorrei creare, ma l'unica pulsione che prende vita in me, ora, è una rabbia accecante: rabbia per la mia poca intraprendenza, rabbia per un tempo che vola troppo in fretta per i miei gusti. Per un po' le mie orecchie fischiano: qualcuno starà pensando a me? Che cosa starà pensando? Quello che penso anche io in questo momento? Che sono un mentecatto senza la minima idea di futuro, di crescita, di maturazione? Mi lascio sfuggire le occasioni troppo in fretta, e troppo in fretta ne cerco di nuove da sprecare. Chiedo soltanto, a me stesso, di riuscire a dare vita ad almeno questa ghiotta possibilità …per giocarmela ancora, per poter puntarci su, per riuscire a sognare di nuovo…per essere ancora vivo.

Giovedi 8/3/2007

Esco da situazioni personali molto ma molto difficili. Non trovo il modo per spiegare cosa ho vissuto; e anche se lo trovassi, avrei una paura immensa anche solo di riportarlo alla mente. Sono stato molto debole; non è da me: io, quando voglio una cosa, lavoro finchè non la ottengo. Sono riuscito a venirne fuori non so come, ma l'importante è che sia (quasi) finita…almeno spero. Gli ultimi sei mesi mi hanno segnato in maniera viscerale, frastagliata e martellante, ma hanno dato una piega probabilmente definitiva alla formazione della mia personalità, che ora vedo delinearsi e prendere forma non senza una potente dose di timore. Credo di aver capito definitivamente chi sono, cosa cerco e cosa voglio. Credo. Comunque sia, tutto ciò ha influito enormemente sul mio modo di pensare, di vedere le cose, mi ha concesso di usufruire, insomma, di una prospettiva del tutto diversa, fino ad arrivare, ormai, ad un punto in cui potrei rischiare di desiderare la più totale ignoranza pur di non conoscere e disprezzare tantissime cose, dalle più piccole ed insignificanti alle più madornali ed inaccettabili. Tutte queste sensazioni, tutte queste bestemmie etiche e morali, si sono impossessate, in questi ultimi due mesi, anche delle mie mani: le hanno dirette in abissi di lucida follia, dove ogni cellula, ogni movimento, non desiderava altro che prendere dell'inchiostro e vomitarlo su pezzi di carta appassita. Così, ogni ululato di rabbia, tristezza e costruzione personale è stata omaggiato di metri e metri di parole, apparentemente, magari, senza troppo senso né direzione, ma comunque cariche di tutto il potere di espressione semantica utile a materializzare ogni visione, ogni paura, ogni considerata rassegnazione.
Le parole, poi, come pochissime altre volte in precedenza, hanno ispirato note, elettroni e distorsioni combinate in strutture apparentemente omogenee ma ricche di fervore cronico e terminale. E' nato, così, un brano che proprio ieri ho iniziato ad arrangiare: una soffice ma malata base monotonale, contornata da ruggiti elettronici circostanti e fedeli anche nel piccolo ma utile cambio di tonalità in una sorta di ritornello. Il tutto, poi, sfuma in un finale ovattato, spastico, mistico ma perverso e delirante. Forse è così che sono: un mare piatto con un'intera vita nei suoi abissi; un morbido guanciale con chiodi e spilli nascosti tra la lana...il problema è che ci sono sempre e soltanto io appoggiato sopra...e mi sento comodo...

Sabato 10/3/2007

Pomeriggio. Il cielo sembra un lager: stermina luce e aria come fossero parassiti. Me ne sto qua a guardare e a pensare a caso. Mi capita spesso, ultimamente: riesco a starmene lì ad oziare per giornate intere, senza sentire la necessità di fare qualcosa di particolarmente pratico. È un periodo tranquillo, per fortuna. Almeno così sembra. Non mi ossessionano più i soliti pensieri: sono, ormai, carta già incenerita, polverizzata e gettata via come le ceneri di un ignoto cadavere. Me ne sono fatto una ragione, insomma; il problema è che restano comunque lì, indelebili, infrangibili ed immortali. Fortunatamente sto imparando a conviverci. Non è per niente facile, ma è l'unica alternativa che mi rimane per non impazzire definitivamente. E menomale che tutto ciò si ripercuote soltanto in chiave artistica, relativamente a tutte le sue direzioni.

Giovedì 5/4/2007

Ecco una probabile risposta: il caos ce l'ho nella mente, nell'anima, fisso come un chiodo saldato alla propria parete di frustrazione nera come la pece. Volevo delle conferme: le sto ottenendo, con consapevole rammarico. Ora ho delle certezze sostanziali per quanto riguarda tutto ciò che circonda me ed i miei simili. L'amore non esiste; regna la carne, la necessità di consumare quanto più cibo possibile alla mensa qualunquista dell' indegna mercificazione di idee, opinioni, anime, corpi; governa la fame di pelle morta, di escremento putrefatto ma pur sempre proveniente dalla sacralità del corpo, di cellule tumorate e livide di violento materialismo; agisce la necessità, quindi, di "uccidere" dieci ,cento, mille volte, per l'eternità.
Perchè?!

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Oramai è passato quasi un anno. Molte idee si sono stampate a caratteri cubitali nell'anima, altre sono volate via di loro spontanea volontà; altre ancora le ho letteralmente vomitate assieme ai plurimi travasi di bile che mi sono procurato volontariamente, come per espellere una parte di me in maniera effettiva, tangibile e definitiva.
Nel corso di questo ultimo anno, ho vissuto momenti che non avrei, forse, mai immaginato di conoscere, sia nel bene che nel male. Ho spesso confuso sogno e realtà, toccando picchi di schizofrenia leggera che non hanno fatto altro che evolvere la mia persona (non so se in bene o in male: forse in entrambe le direzioni). Ho cominciato a realizzarmi professionelmente, ritrovando quella minima cabarbietà che avevo involontariamente trasformato in assuefazione. Nonostante tutto, comunque, una grossa mole di residui abita ancora il mio subconscio più profondo; e, quando la notte riemerge tutto, viene soltanto paura di riaddormentarsi per i secoli dei secoli...come adesso.

Ma...

Ma forse ci sono momenti, nella vita, in cui credi di aver trovato una definitiva stabilità nel non voler più mettere in gioco determinate parti di te stesso; momenti in cui ti fermi a riflettere e a fare un resoconto di ciò che sei, riuscendo a notare come, tutto sommato, una serie interminabile di casi e di coincidenze ti ha portato alle soglie dei luoghi in cui vorresti comodamente dimorare.

E...

E arriva il momento in cui un caso e una coincidenza, uno sciocco pensiero e una ingenua volontà di compiere un gesto, di esprimere una parola o di passare del tempo al di fuori di te stesso, riporta i tuoi sensi alla fine del cerchio, pronti per ricominciare a vivere come se nulla fosse accaduto, come se niente avesse sotterrato tutto quel buio, tutta quella paura, tutto quel sentore di morte interiore e frustrazione.
Di colpo, torni indietro di quattro anni; involontariamente, sensazioni che credevi perdute o già sperimentate, e per questo non più stimolanti, riemergono in maniera drastica e meravigliosamente invadente.
Sento di rivivere esperienze che credevo disintegrate e nulle al cospetto di tanto marciume. Sento di rivedere bagliori di armonia, per quanto basati su elementi incerti e, sicuramente, intrinsechi alla mia persona; ma si tratta, comunque, di prospettive forti di una solida e ferrea consapevolezza di un passato tumultuoso e carico di ragionevoli errori, da cui trarre validi spunti per modellare personalità e carattere (non sensibilità, certo).
Permane una certa vigliaccheria nel non esprimermi a pieno titolo, nel non parlare direttamente e nell'incapacità di comunicare senza mezzi termini, ma credo sia un simpatico difetto che ho sin dalla nascita. Il fatto è che si tratta di una situazione conosciuta ma altrettanto inedita (per me, ora); forse non è bene neanche parlarne all'aria, ma proprio non riesco a contenere la sopresa di una ritrovata serenità.
Basti sapere che mi è sufficiente la vista di un particolare essere umano per provare gioia, contenuta euforia e benessere sia interiore che esteriormente comunicativo.
Non me lo aspettavo. Non ci contavo più. Mirerò sempre alla realizzazione di un me per me stesso, ma credo che lo farò con la coscienza di un bambino che vuole coccolare ed essere coccolato. Incurante del resto. Come al solito.
Per ora rimane una visione; ma se solo delle semplici polaroid concettuali riescono a rendermi nuovo, puro e sincero come non ero più abituato ad essere, voglio vivere nella speranza di una gigantografia umana. Ho già detto che se voglio una cosa ci lavoro finchè la ottengo: ribadisco, ma con estremo rispetto per la meccanica delle cose.
Provo a chiudere quest'occhio, quest'altro e quest'altro ancora, sperando di non sognare più...non soltanto...

Con tutto me stesso

Stefano