lunedì 12 gennaio 2009

Confessioni

Ore 3:45. Non mi è difficilissimo chiudere occhio ma fatico moltissimo a precipitare nel sonno. A mio sottile modo di percepire le cose, credo che questa sia una di quelle fatidiche notti in cui i pensieri di una intera vita prendono il sopravvento sulla facoltà di gestione mnemonica. Non so perchè scrivo, non l'ho mai fatto, fino ad ora, in nessuno dei quattro blog che gestisco (intimamente, intendo): so solo che stavolta ho qualcosa che non voglio tenere solo per me, come faccio sempre con gran parte di ciò che accade dentro questi neuroni esausti ma non rassegnati. Ed ecco, allora, scorrermi davanti le immagini di questi 23 anni così brevi e veloci, così chiaroscuri e così inclassificabili sotto un'unica etichetta: sono stato molte persone diverse, sono andato sempre in cerca di una stabilità interiore, di una risposta a domande comuni ma necessarie. Tutto quello che voglio, ora, è solo cercare di capire chi sono in questo preciso istante. Quello che so per certo è che ho raggiunto, credo, un terzo stadio di sviluppo della mia persona.
Immagini si sovrappongono e creano forme astratte, suoni nascono e maturano in universi di luce involontaria. Da dove sono partito? Cosa ho vissuto? Ho davvero cancellato dalla memoria quanto di più crudele, materiale ed inafferrabile ho condiviso?
Chi sono ora?
Provo a farne un resoconto. Pezzi di carta, sparsi, mi parlano.

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Martedì 1/8/2006

…ho voglia di tornare a guardare le stelle steso su di un tetto con la bottiglia di vodka alla fragola (va benissimo anche un buon vino) al fianco. Era luglio o agosto (non ricordo bene) del 2003. Io ed Alfonso stavamo registrando la seconda metà dei brani che avevamo per "Meiosis". Dormivo in casa sua, perché avevamo deciso di chiuderci per 3 o 4 giorni in camera a registrare, continuamente, tutto quello che fuoriusciva dai nostri neuroni. Una notte ci capitò di non avere sonno (nonostante tutto il lavoro giornaliero), così decidemmo di andare a sdraiarci sul tetto. Una volta stesi, cominciammo a parlare dei brani, di come sarebbe stato il disco. Poi avanzammo col parlare di noi, non ricordo bene di cosa; ricordo solo che stavo bene e stavamo bene. Ci addormentammo anche per una mezzora, per poi svegliarci col mal di testa da alcol e ritirarci nei rispettivi letti. Ma tutta quella serenità, tutta quella tranquillità, tutta quella passione nello stare insieme e nel fare le nostre cose preferite insieme, è proprio una delle poche cose che ho avuto e che non voglio assolutamente lasciarmi scappare, per nessun motivo. Voglio questo…esserci di nuovo…ancora…e ancora…

Giovedì 3/8/2006

Notte fonda. Fuori, un temporale squarcia un ammasso di nuvole purpuree. Mi accade spesso, ma stavolta è più forte: i pensieri mi divorano, il passato stritola la mia anima già inquieta e satura, il presente la ingoia, mentre ogni ipotesi di futuro sembra non voler digerire. Devo cercare, in ogni modo, di rendere il passato archiviabile, opponendo, ad ogni malinconia, mattoni di caparbietà, ghiandole di impegnato ingegno…per rendere il presente passato archiviabile…e così via…è una sfida che voglio e devo cogliere.

Sabato 12/8/2006

Notte fonda. Mi sforzo per non crollare. Quanto contano le piccole cose? Un sorriso, uno sguardo, una mezza parola, un volto, un paio di note. Quanti elementi sfilano sotto i nostri occhi, invisibili, incalcolabili? Io riesco a percepirli; forse solo in parte, ma li sento, li vedo, e piango quando li vedo morire per mano di obsolete congetture, di futili presunzioni. Provo rancore. Rimpiango. Ma so che non è tardi.

Sabato 19/8/2006

Notte. Sento scorrere il tempo come acqua piovana sul mio volto. A volte smentisco la mia predilezione per la solitudine: questa notte è una di quelle. Vorrei comporre, vorrei creare, ma l'unica pulsione che prende vita in me, ora, è una rabbia accecante: rabbia per la mia poca intraprendenza, rabbia per un tempo che vola troppo in fretta per i miei gusti. Per un po' le mie orecchie fischiano: qualcuno starà pensando a me? Che cosa starà pensando? Quello che penso anche io in questo momento? Che sono un mentecatto senza la minima idea di futuro, di crescita, di maturazione? Mi lascio sfuggire le occasioni troppo in fretta, e troppo in fretta ne cerco di nuove da sprecare. Chiedo soltanto, a me stesso, di riuscire a dare vita ad almeno questa ghiotta possibilità …per giocarmela ancora, per poter puntarci su, per riuscire a sognare di nuovo…per essere ancora vivo.

Giovedi 8/3/2007

Esco da situazioni personali molto ma molto difficili. Non trovo il modo per spiegare cosa ho vissuto; e anche se lo trovassi, avrei una paura immensa anche solo di riportarlo alla mente. Sono stato molto debole; non è da me: io, quando voglio una cosa, lavoro finchè non la ottengo. Sono riuscito a venirne fuori non so come, ma l'importante è che sia (quasi) finita…almeno spero. Gli ultimi sei mesi mi hanno segnato in maniera viscerale, frastagliata e martellante, ma hanno dato una piega probabilmente definitiva alla formazione della mia personalità, che ora vedo delinearsi e prendere forma non senza una potente dose di timore. Credo di aver capito definitivamente chi sono, cosa cerco e cosa voglio. Credo. Comunque sia, tutto ciò ha influito enormemente sul mio modo di pensare, di vedere le cose, mi ha concesso di usufruire, insomma, di una prospettiva del tutto diversa, fino ad arrivare, ormai, ad un punto in cui potrei rischiare di desiderare la più totale ignoranza pur di non conoscere e disprezzare tantissime cose, dalle più piccole ed insignificanti alle più madornali ed inaccettabili. Tutte queste sensazioni, tutte queste bestemmie etiche e morali, si sono impossessate, in questi ultimi due mesi, anche delle mie mani: le hanno dirette in abissi di lucida follia, dove ogni cellula, ogni movimento, non desiderava altro che prendere dell'inchiostro e vomitarlo su pezzi di carta appassita. Così, ogni ululato di rabbia, tristezza e costruzione personale è stata omaggiato di metri e metri di parole, apparentemente, magari, senza troppo senso né direzione, ma comunque cariche di tutto il potere di espressione semantica utile a materializzare ogni visione, ogni paura, ogni considerata rassegnazione.
Le parole, poi, come pochissime altre volte in precedenza, hanno ispirato note, elettroni e distorsioni combinate in strutture apparentemente omogenee ma ricche di fervore cronico e terminale. E' nato, così, un brano che proprio ieri ho iniziato ad arrangiare: una soffice ma malata base monotonale, contornata da ruggiti elettronici circostanti e fedeli anche nel piccolo ma utile cambio di tonalità in una sorta di ritornello. Il tutto, poi, sfuma in un finale ovattato, spastico, mistico ma perverso e delirante. Forse è così che sono: un mare piatto con un'intera vita nei suoi abissi; un morbido guanciale con chiodi e spilli nascosti tra la lana...il problema è che ci sono sempre e soltanto io appoggiato sopra...e mi sento comodo...

Sabato 10/3/2007

Pomeriggio. Il cielo sembra un lager: stermina luce e aria come fossero parassiti. Me ne sto qua a guardare e a pensare a caso. Mi capita spesso, ultimamente: riesco a starmene lì ad oziare per giornate intere, senza sentire la necessità di fare qualcosa di particolarmente pratico. È un periodo tranquillo, per fortuna. Almeno così sembra. Non mi ossessionano più i soliti pensieri: sono, ormai, carta già incenerita, polverizzata e gettata via come le ceneri di un ignoto cadavere. Me ne sono fatto una ragione, insomma; il problema è che restano comunque lì, indelebili, infrangibili ed immortali. Fortunatamente sto imparando a conviverci. Non è per niente facile, ma è l'unica alternativa che mi rimane per non impazzire definitivamente. E menomale che tutto ciò si ripercuote soltanto in chiave artistica, relativamente a tutte le sue direzioni.

Giovedì 5/4/2007

Ecco una probabile risposta: il caos ce l'ho nella mente, nell'anima, fisso come un chiodo saldato alla propria parete di frustrazione nera come la pece. Volevo delle conferme: le sto ottenendo, con consapevole rammarico. Ora ho delle certezze sostanziali per quanto riguarda tutto ciò che circonda me ed i miei simili. L'amore non esiste; regna la carne, la necessità di consumare quanto più cibo possibile alla mensa qualunquista dell' indegna mercificazione di idee, opinioni, anime, corpi; governa la fame di pelle morta, di escremento putrefatto ma pur sempre proveniente dalla sacralità del corpo, di cellule tumorate e livide di violento materialismo; agisce la necessità, quindi, di "uccidere" dieci ,cento, mille volte, per l'eternità.
Perchè?!

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Oramai è passato quasi un anno. Molte idee si sono stampate a caratteri cubitali nell'anima, altre sono volate via di loro spontanea volontà; altre ancora le ho letteralmente vomitate assieme ai plurimi travasi di bile che mi sono procurato volontariamente, come per espellere una parte di me in maniera effettiva, tangibile e definitiva.
Nel corso di questo ultimo anno, ho vissuto momenti che non avrei, forse, mai immaginato di conoscere, sia nel bene che nel male. Ho spesso confuso sogno e realtà, toccando picchi di schizofrenia leggera che non hanno fatto altro che evolvere la mia persona (non so se in bene o in male: forse in entrambe le direzioni). Ho cominciato a realizzarmi professionelmente, ritrovando quella minima cabarbietà che avevo involontariamente trasformato in assuefazione. Nonostante tutto, comunque, una grossa mole di residui abita ancora il mio subconscio più profondo; e, quando la notte riemerge tutto, viene soltanto paura di riaddormentarsi per i secoli dei secoli...come adesso.

Ma...

Ma forse ci sono momenti, nella vita, in cui credi di aver trovato una definitiva stabilità nel non voler più mettere in gioco determinate parti di te stesso; momenti in cui ti fermi a riflettere e a fare un resoconto di ciò che sei, riuscendo a notare come, tutto sommato, una serie interminabile di casi e di coincidenze ti ha portato alle soglie dei luoghi in cui vorresti comodamente dimorare.

E...

E arriva il momento in cui un caso e una coincidenza, uno sciocco pensiero e una ingenua volontà di compiere un gesto, di esprimere una parola o di passare del tempo al di fuori di te stesso, riporta i tuoi sensi alla fine del cerchio, pronti per ricominciare a vivere come se nulla fosse accaduto, come se niente avesse sotterrato tutto quel buio, tutta quella paura, tutto quel sentore di morte interiore e frustrazione.
Di colpo, torni indietro di quattro anni; involontariamente, sensazioni che credevi perdute o già sperimentate, e per questo non più stimolanti, riemergono in maniera drastica e meravigliosamente invadente.
Sento di rivivere esperienze che credevo disintegrate e nulle al cospetto di tanto marciume. Sento di rivedere bagliori di armonia, per quanto basati su elementi incerti e, sicuramente, intrinsechi alla mia persona; ma si tratta, comunque, di prospettive forti di una solida e ferrea consapevolezza di un passato tumultuoso e carico di ragionevoli errori, da cui trarre validi spunti per modellare personalità e carattere (non sensibilità, certo).
Permane una certa vigliaccheria nel non esprimermi a pieno titolo, nel non parlare direttamente e nell'incapacità di comunicare senza mezzi termini, ma credo sia un simpatico difetto che ho sin dalla nascita. Il fatto è che si tratta di una situazione conosciuta ma altrettanto inedita (per me, ora); forse non è bene neanche parlarne all'aria, ma proprio non riesco a contenere la sopresa di una ritrovata serenità.
Basti sapere che mi è sufficiente la vista di un particolare essere umano per provare gioia, contenuta euforia e benessere sia interiore che esteriormente comunicativo.
Non me lo aspettavo. Non ci contavo più. Mirerò sempre alla realizzazione di un me per me stesso, ma credo che lo farò con la coscienza di un bambino che vuole coccolare ed essere coccolato. Incurante del resto. Come al solito.
Per ora rimane una visione; ma se solo delle semplici polaroid concettuali riescono a rendermi nuovo, puro e sincero come non ero più abituato ad essere, voglio vivere nella speranza di una gigantografia umana. Ho già detto che se voglio una cosa ci lavoro finchè la ottengo: ribadisco, ma con estremo rispetto per la meccanica delle cose.
Provo a chiudere quest'occhio, quest'altro e quest'altro ancora, sperando di non sognare più...non soltanto...

Con tutto me stesso

Stefano

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