mercoledì 14 gennaio 2009

Gli Afterhours a Sanremo...che fine! Ed è solo l'inizio.

Ho appena appreso la triste e drammatica notizia della presenza degli Afterhours a Sanremo: i drammatici giorni (anni, ormai) dello sconforto sociale e culturale continuano imperterriti.
Mi torna alla memoria il giorno in cui entrai, da umile ragazzino, nel negozio di dischi della mia città (dove sono cresciuto e mi sono formato grazie alle consulenze dello zio Camillo e del geniale Pino Capossela, all'epoca commesso del negozio: due pozzi di cultura sconfinata) per acquistare, con i soldi dei regali di compleanno, "Germi" e "Hai paura del buio": due dei pochi capolavori del rock alternativo italiano, assieme a "Catartica" e "Il vile" dei Marlene Kuntz, qualcosa dei CSI, degli sconosciuti Fluxus ("Pura lana vergine" era un trattore sonico) e dei Bluvertigo ("Metallo non metallo" e "Zero") tra gli altri. Ed ora? Dov'è finito il rock alternativo italiano? Non era nato vent'anni fa per sconvolgere le regole di mercato, per riaprire le cantine, per dare spazio e voce a gente che aveva veramente qualcosa da dire (il "Consorzio produttori indipendenti" di Gianni Maroccolo fu un miracolo per molti...guardacaso è sparito...ma non mi dire)? A quanto pare lo si trova veramente sottoterra, ma non tanto nelle cantine quanto tra la terra e i vermi a sei piedi di profondità.
Non dimenticherò mai il primo tentativo di autoumiliazione di un gruppo con il quale sono cresciuto: era il 2000 o 2001, non ricordo bene, quando i Bluvertigo si presentarono a Sanremo. Volevano fare un'esperienza nuova e va bene, ci stava pure. Arrivarono ultimi (perchè tanto chi cazzo li capiva in quella merda) o penultimi e la cosa finì lì. Passò quasi indolore, francamente, perchè non potevo sapere la fine che avrebbe fatto Morgan (gli altri si sono salvati perchè hanno continuato a fare arte, bene o male, Andy soprattutto). Poi, dopo qualche anno, fu la volta dei Negrita: non mi sono mai piaciuti così tanto ma ci poteva stare anche quella, in effetti hanno sempre avuto spunti melodici al di fuori della grinta rock di quando aprivano i concerti per i Litfiba buoni. Ma poi arrivarono i Timoria e allora no, fermi tutti: "Sole spento" non era una canzone da merda strappacuore sanremese. Non potevo credere alle mie orecchie: un testo meraviglioso su di un tappeto sonoro grezzo, viscerale e terribilmente emotivo non poteva aver avuto il coraggio di buttarsi a cesso così. Ed ora, gli Afterhours mi hanno spezzato definitivamente il cuore. Ci mancano solo i Marlene Kuntz e, allora, potrei pure impiccarmi.
Non potrò mai dimenticare i rigurgiti sonici di "Germi" e le geniali ricerche strumentali di "Hai paura del buio": un disco fenomenale, iperteso, duro, sincero, genuino. Fu una svolta decisiva nel mio modo di concepire non solo il rock ma la musica in generale. Quel disco, assieme ad altri, tra i quali alcuni di quelli che ho citato, escludendo influenze internazionali fondametali, accesero la scintilla della composizione in me ed Alfonso che mi spinse a formare la band che tuttora porto avanti. Il paragone non c'entra molto, ma fu un po' come (lasciatemelo dire) quando uscì il primo Velvet Underground: poco dopo, chiunque cominciò a suonare, preso da quell'idea rivoluzionaria e inedita di concepire rock. Poi fu il momento della (chiamiamola così) svolta melodica di "Non è per sempre", un buon disco che, nonostante tutto, manteneva un certo quantitativo di aggressività. Poi l'oblio più totale ed oscuro col cambio di formazione e col bellissimo "Quello che non c'è" e l' "anglosassonizzazione" di "Ballate per piccole iene". E fin qui va bene: una band deve pur evolversi e maturare, ovvio. Ma poi arriva questo "I milanesi ammazzano il sabato" che proprio non riesco a sentire: è un disco molto particolare ma, tra le righe del suo pentagramma, riuscivo a percepire (oltre ad una composizione possente eseguita in maniera debole) quello di cui avevo paura...e che adesso si è verificato! Non voglio dire che si sono venduti, ma poco ci manca. Mi sta benissimo l'intenzione di seguire certi modelli anglosassoni che, comunque, da sempre fanno parte del loro bagaglio culturale, ma finire sul palcoscenico del festival attualmente più inutile del mondo significa veramente sputare su alternative già meritatamente create oltreoceano. E non mi venite a dire che è per fare esperienza: non ci credo più! Non ne hanno bisogno! Così come non ne hanno bisogno tutte le meravigliose band di cantina. Sanremo non sarà mica diventato un'obiettivo? Forse solo per i vari Povia del cazzo e tutta quella feccia di neomelodici che scrive canzoni che con il concetto stesso di musica non c'entrano un bel niente. Giro questa domanda a Manuel Agnelli, soci e a chiunque per loro o con loro: voi che tanto ce l'avevate, giustamente e in linea sacrosanta, con i dinosauri dell'industria discografica e con la loro inettitudine produttiva, che cazzo ci fate a Sanremo che di questo ne è il simbolo?! Mi giunge qualche voce che mi dice che questa scelta è stata fatta per non autoghettizzarsi, cosa che farebbero quasi tutti i gruppi alternativi: ma non era proprio il desiderio di evasione ad essere la spinta principale?!
Qualcuno mi parli. Ora!

2 commenti:

  1. Per come la penso io sanremo sta vivendo una fase strana della sua esistenza.
    Da una parte il classico (albano, gino paoli) che vuole mantenere il solito filone che sanremo è sempre stato. (filoni di Bongiorno & Baudo)

    Dall'altra parte una voglia di cambiarlo, la gente stufa della solita roba, e quindi apertura a ogni tipo di cambiamento che sia esso ridicolo(finley), inutile(gazosa) o anche serio(afterhours), questo è un pò anche il filone bonolis,

    Beh, la musica *COMMERCIALE* sta cambiando, quindi sanremo cambierà, se cantanti come gli after (o anche lo spennato fabri fibra, che continua a fare il suo rap undergound da 4 soldi nonostante ora i soldi li ha!) riusciranno a mantenere lo stesso stile anche con i soldi in tasca sarà un bene per tutti, se sarà l'inizio della fine di un grande gruppo, beh allora abbiamo trovato il problema della musica.

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  2. Ok sono riuscito a pubblicarlo.

    Aggiungo che per me un cantante dal punto di vista commerciale può fare ciò che vuole.
    Dal punto di vista delle IDEE, e della MUSICA, però deve rimanere lo stesso.

    A quel punto potrà essere un GRANDE.

    Cito qualche esempio:
    - Afterhours alla sapienza a Roma, gratis, per appoggiare la protesta.
    - "Prendo soldi con il pugno alzato come super mario, ma non li ho mai spesi per farmi le righe..." (Caparezza- Abiura di me)

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