martedì 13 gennaio 2009

Rigurgiti in corto: Passaggi - Gastroloquio vol.1 - Non c'è più nessuno, qui - Invitate i vivi a ballare


Non c'è alcun dubbio. Il miglior modo di esprimersi passa attraverso le immagini, sia fotografiche che poetiche, spirituali o appartenenti allo spirito umano e raggruppate in quel groviglio di sogni nel cassetto, immaginazione e desideri che formano l'animo umano (prontamente represso dalla demagogica e anestetizzante nevrosi consumista collettiva dello stile di vita moderno).. E proprio grazie alla preziosa esistenza di questo corpus ideologico sono riuscito (merito anche o, forse, soprattutto, della audace manegevolezza delle tecnologie comunicative attuali) a dare inizio all'espressione del mio punto di vista verso ciò che mi circonda.
L'estrema facilità con cui chiunque può, con un minimo di esperienza e conoscenza, accedere ad un quantitativo sconfinato di informazioni in tempo reale tramite la rete e le moderne tecnologie (se usate in modo non appropriato, però, possono facilmente portare ad un sito porno durante una ricerca di immagini di cartoni animati...si vedano i Puffi, Biancaneve e i sette nani o Lamù). Essendo nato sotto il mitico Commodore 64, prezioso compagno di giochi adolescenziali, mi è bastato un pomeriggio per dedicarmi alla lettura sommaria di un libretto di istruzioni di un'ottima videocamera Canon DC100 per iniziare a dare sfogo alle mie pulsioni interiori. Prendete un paio di amici consensienti (o quasi), una grande città piena di luoghi simbolici e tutte le conoscenze cinematografiche che avete voluto acquisire di vostra spontanea volontà in qualche anno di università (un vero e proprio premio per chi, come voi, ha preferito fare meno esami a sessione pur di capirci qualcosa in questa merda di sistema universitario pro-ignoranti), un sito internet che permette veramente a chiunque di fare il regista (anche di se stesso) ed il gioco è fatto.
“Passaggi” ( http://www.youtube.com/watch?v=WYnsyC9IVBw) è il risultato di un estratto delle primissime idee che ho steso su carta in qualità di sceneggiatore esordiente quale tuttora sono. Si tratta di una sorta di estratto di un cortometraggio che avevo abbozzato più di due anni fa e che, rivisto e corretto varie volte, finirà, quasi certamente, in un film molto personale che sto scrivendo. Il soggetto e il senso rimangono quasi gli stessi: un uomo/ragazzo solo che vive qualcosa di immaginario. Fin dalle prime immagini lo vediamo distaccarsi dai suoi interlocutori per intraprendere un percorso personale e solitario, una serie di passaggi, appunto, attraverso luoghi accanto ai quali si sofferma o che evita con rammarico, disprezzo o disapprovazione: si esprime qui la separazione dell'individuo singolo da un contesto massificato, pullulante di fantomatica vita nelle strade mercificate, in fuga dal desiderio massificante di assimilazione sociale, civile, politica, ideologica e spirituale. Il percorso, allora, non può che avere fine in riva al mare delle idee, sulla sabbia bagnata (che fa difficoltà, quindi, a scorrere tra le dita) della ricerca della propria identità. Ma basta una semplicissima dissolvenza incrociata e un viraggio di colori per esprimere uno dei pochi elementi che, inesorabilmente, lega gli esseri umani: l'immaginazione, il desiderio, il sogno di essere un nuovo sé per sé stessi.
“Gastroloquio vol. 1”, invece, (http://www.youtube.com/watch?v=mWsVgarmOyI) è stata una divertente esperienza che il bravo Jacopo Fontana (www.myspace.com/japesve) ha voluto regalarmi. Premessa (si parlava di rete, appunto): internet permette, ad un lunatico, isterico e funambolico creatore di suoni e parole come me, di mettersi in gioco e cercare di costituire parte influente nel sistema dell'anonimato; devo all'esistenza della posta elettronica e ad un paio di siti la mia attuale posizione di scrittore, sceneggiatore e musicista emergente, oltre alla maggior parte delle mie conoscenze personali nel settore. Jacopo mi ha contattato tramite uno di questi siti, sul quale, ogni tanto, basta rinnovare il mio annuncio per entrare in contatto con qualcuno, previa selezione e conoscenza, da parte di entrambi, dell'interlocutore, è ovvio. Unico difetto: molto spesso non ci si vede e non ci si parla per telefono ma ci si tiene in contatto solo tramite chat (ancora la rete, inevitabile). E' il caso di questa esperienza. Jacopo cercava uno sceneggiatore. Una volta entrati in contatto, ci siamo scambiati mail e frasi su msn fino ad arrivare ad una idea di conoscenza. Poi ho ricevuto il soggetto per questo corto che avrebbe dovuto partecipare ad un concorso organizzato da “Slow food”, l'associazione enogastronomica. L'idea era molto simpatica: due ragazzi invitano a casa due gnocche dell'est per fare assaggiare loro un vero piatto di pastasciutta; mentre cucinano, i due amici intraprendono un discorso molto delicato (uno è spiritualista, l'altro ha i piedi ben fissati a terra); arrivano quasi a litigare ma lo squillante orologio di cottura riappacifica gli animi e l'ottima pasta è pronta ad essere messa in tavola. Ma...forse hanno chiacchierato un po' troppo. Scelsi di collaborare alla scrittura di questo corto perchè, oltre ad essere simpatico, conteneva uno degli elementi che spesso ho inserito nelle mie scritture iniziali e ancora attuali (lo vedrete molto presto...): la sparizione improvvisa e misteriosa di un soggetto che si rivela essere una proiezione del protagonista. Anche se in questo caso non credo si tratti di proiezione mentale, la sparizione c'è ed è, tutto sommato, giustificata. Insomma: ci siamo divertiti. Un saluto e un abbraccio a Jacopo.
“Non c'è più nessuno, qui” (http://www.youtube.com/watch?v=XzLYGMEwIQQ) è il brevissimo risultato di un periodo molto difficile, anche se mai così tetro e oscuro come quello di due anni fa. Il tema ed il senso principale di un film alla cui scrittura stavo (e sto tuttora) collaborando (ne parlerò più avanti) incentivava di molto una serie di insicurezze che mi portavo avanti da qualche mese e che stavano cominciando ad accumularsi fastidiosamente. Si tratta, forse, della più intima ed ermetica espressione di ciò che, in quel momento, avevo dentro: un foglio di carta pronto all'uso (le idee, la vita e le possibilità che essa offre, anche solo apparentemente) e una penna scarica (la mia umile impotenza dopo molti tentativi di piccolissime affermazioni personali). Un libro mi teneva compagnia in un momento molto buio e mi aiutava a capire che, bene o male, di questa ansia ne soffriamo un po' tutti. Non ero solo. Ti ringrazio ancora indirettamente, Sara, per averlo scritto. Come si dice? Ah, si: “per ogni porta che si chiude si spalanca un portone”.
“Invitate i vivi a ballare”, infine, è il mio primissimo approccio, molto amatoriale, al documentario. Inutile parlare della attuale rivolta studentesca: è inutile dire che sono contrario anche io a chi, da quarant'anni, non fa altro che mirare a creare una generazione stupida, ingenua ed ignorante solo per poterla manipolare a piacimento con tutti i mezzi a disposizione. Ed è inutile dire che stiamo vivendo un vero e proprio 1984 orwelliano, così come non fa testo affermare la morte della ragione e inneggiare al rispetto e all'assimilazione delle sacrosante verità per le quali un cero Pier Paolo Pasolini qualunque ha voluto lasciarci la pelle. Ho voluto cogliere una situazione che, provenendo da una serie di coincidenze (mi capita spesso) tra letture, ascolti e visioni, sembrava essere un boccone troppo squisito per essere lasciato nel piatto: il giorno stesso della più grande ed estesa manifestazione era stata fissata la seduta di laurea di Alessandro, un mio caro amico e compagno di università. Quale maggiore occasione per assimilare e mostrare la mia idea: sfilate di protesta, cortei e caos metropolitano spiegavano perfettamente quello che noi poveri mortali desideriamo: essere qualcosa, essere qualcuno, essere qualcosa per qualcuno. Mi sono nascosto dietro il mio occhio meccanico, uscendo allo scoperto solo per esporre una sola ed unica domanda alla quale ho ricevuto risposte apparentemente ironiche ma calzanti. Se penso, poi, che il megaconcertone a La Sapienza si è svolto proprio la sera del mio compleanno, allora ho da pensare un bel po'. Questi i link ai quali potete scaricare il documentario:

Mi permetto, in ultimo di annunciare l'inizio delle riprese del primo vero e serio cortometraggio professionale e sperimentale scritto da me. Si intitola “La finestra sul nulla” e la regia sarà a cura del mio nuovo e stimatissimo collaboratore Francesco Russo (www.myspace.com/uomosolitario), col quale spero di dare inizio ad un possente sodalizio. Si tratta di un corto scritto, inizialmente, per il bravo Riccardo Papa (www.myspace.com/riccardo_papa), che però non ha mai visto la luce. Su mia decisione e su consenso di Riccardo, l'ho girato a Francesco. Visto, rivisto e stravisto sia da me che stesso da Francesco, il lavoro ha subito cambiamenti e revisioni che poco hanno di diverso rispetto alla lavorazione di Apocalypse now (si, esagero...), per il semplice fatto che è grazie a questa sceneggiatura che sono riuscito a trovare me stesso (almeno spero) e una persona simile a me, verso la quale nutro il mio più sincero affetto. Il tema del corto è abbastanza complesso: un ragazzo, presumibilmente scrittore, si risveglia in una camera ma non ha memoria né del luogo in cui si trova né di come ci sia finito né di chi sia lui stesso. La proiezione della sua parte complementare mancante e da sempre ricercata lo aiuta nel suo cammino di ricerca di sé stesso e della sua funzione...ma avremo modo di parlarne.

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