martedì 13 gennaio 2009

Rigurgiti in lungo: Il male che non vede - La mostra - Segreti

Ma, chiaramente, il mio desiderio maggiore, in ambito cinematografico, è quello di confrontarmi col lungometraggio. Qualcuno me ne ha dato modo, sempre grazie ad internet e alle conoscenze da esso derivate. E' chiaro, però, che si tratta di progetti stesi ma in continua ricerca di possibilità di realizzazione.
“Il male che non vede”, è un soggetto molto intenso che il buon Roy Geraci (http://roygeraci.splinder.com) ha voluto sottopormi dimostrandomi buona ed efficace fiducia. Ho completato la stesura finale ad aprile 2008 e Roy mi sta ancora informando periodicamente sull'andamento. Ci sono buone probabilità che qualcuno lo prenda in considerazione. Ma la cosa più entusiasmante, almeno a detta sua, è che, proprio in questi giorni, pare che ci sia un interesse da oltreoceano per questa sceneggiatura che, prontamente, Roy ha provveduto a far tradurre in inglese. Non so se puntare forze aggiuntive su questo, ma è ovvio che ci spero con l'anima. Il film affronta temi a me cari: il credere nelle proprie presunte qualità, l'afferrare il coraggio per la gola e mollare tutto per seguire i propri sogni con gli inevitabili ostacoli e le precipitose cadute: non sempre i sogni sono solo sogni, così come non sempre i desideri sono realizzabili. Attendiamo e vediamo che succede.
“La mostra”, invece, non è un film che ho scritto di mio pugno: ho semplicemente collaborato con l'ottimo Gianluca Colitta (www.myspace.com/gianlucacolitta), cercando di dargli spunti per idee che potessero fare al caso delle situazioni narrate. Ma il vero perno di questa mia esperienza è stata la possibilità che Gianluca mi ha dato (insegnandomi a scrivere e giudicandomi saggiamente) di confrontarmi con me stesso e con le mie stesse scelte di vita in un periodo, come già ho accennato, per me molto difficile: quanto conta ciò che facciamo, ciò che le istituzioni ci impongono di fare o di essere? È proprio necessario farsi una vita regolare come fanno tutti? Quanto conta veramente ciò che siamo e in che misura siamo capaci di esprimerci o ci viene permesso di farlo? Esistono certezze? Quali sono e, se esistono, quanto contano? Il protagonista sembra chiedersi tutto questo in un momento importante della sua vita...e pensare che torna nel suo paese soltanto per un matrimonio...ma niente sembra essere come avrebbe voluto o sognato.
Gianluca mi disse di leggere, oltre a “Gli indifferenti” e “La nausea”, il libro biblivo di Qolet: “meglio il rimprovero del sapiente che l'adulazione degli stolti”...quanto è vero...
Ed eccoci a “Segreti”, il mio progetto più datato, nevrotico, isterico, introverso, riflessivo, personale, intimo e difficile. Sono due anni che ci lavoro e ancora mi trovo al 75% circa della prima stesura. Perchè? È semplice: perchè sono io, nelle mie diverse personalità...e non è facile descriversi senza mentire o cadere nella follia. D'altra parte, tutte le arti ce lo insegnano.
Si tratta di un film strutturalmente molto influenzato da uno dei miei registi preferiti, Alejandro Gonzales Inarritu, e frutto dell'anima pura, sincera e genuina di Guillermo Arriaga (parlo di Amoresperros, 21 grammi, Babel). L'ho pensato come un intreccio di quattro cortometraggi interlacciati fuori dal tempo e dallo spazio, con relativi protagonisti e personaggi secondari. Si tratta di quattro situazioni molto diverse tra loro ma legate da un unico elemento: il dolore derivante dall'impossibilità di affermazione individuale e il relativo barcollare tra acquisizione e perdita di speranza. Da una parte c'è un uomo volontariamente solo che sente di aver trovato la sua parte complementare che, però, si rivela non essere realizzabile; da un'altra un uomo divenuto solo dopo aver tentato con tutte le forze di essere qualcosa per qualcuno senza risultati, che cerca, in un monologo interiore, di capire se stesso e le cause del suo rancore; da un'altra parte ancora, c'è un trentenne benestante che sente di essere se stesso solo dopo aver finto di essere qualcuno all'apparenza, ma il processo che lo dovrebbe portare alla comprensione di se stesso sfocia in violenza e perversione; dall'altra parte, c'è una studentessa universitaria che subisce ogni tipo di umiliazione, situazioni dalle quali, però, riesce incredibilmente ed inspiegabilmente a rialzarsi con una forza d'animo senza precedenti. I personaggi si incrociano tramite sguardi o passaggi in luoghi comuni, entrano raramente in contatto ma condividono il dolore per non essere in grado o nella posizione di poter essere quello che vorrebbero. Continuerò a cercare dentro di me e di chi mi sta intorno per arrivare a delle conclusioni. Sarà molto difficile, ma ci proverò.
Infine, sono felice di collaborare, in questi giorni, con l'Associazione Sanremo Cinema che mi ha incaricato di sviluppare il loro soggetto “C'era una volta il cinema”. Si tratta di un film carinissimo, molto tenero ed introverso, che sono felicissimo di scrivere anche perchè (ma tu guarda un po') tratta di sogni infranti dalla routine quotidiana che, però, vedono la luce in un processo di costruzione di una speranza che sembra essere davvero l'ultima a morire.
Chissà: forse non è un caso che la costruzione di una speranza (di una qualunque speranza a cui aggrapparsi) sia uno dei temi portanti del mio esordio letterario.

1 commento:

  1. grazie Stefano , sono Roy Geraci mi fa molto piacere che parli di me , hai la mia completa fiducia , andiamo avanti
    Roy Geraci
    http://roygeraci.splinder.com
    panormus.pictures@yahoo.it
    393.3027421

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