lunedì 19 gennaio 2009

Sensorium pool 2008. La mia classifica.

Da qualche anno, ormai, sono critico musicale, cinematografico e letterario sulla webzine www.sensorium.it . Un abbraccio e un grazie al buon Michele Di Cuonzo per avermi dato questa opportunità. Di seguito, inserisco la mia opinione sui migliori dischi del 2008, oggi apparsa, assieme alle altre, sulla rivista online...non mancano le critiche...

1. STEVEN WILSON "Insurgentes"
2. MOTORPSYCHO "Little Lucid Moments"
3. BLACK KEYS "Attack and Release"
4. NICK CAVE & THE BAD SEEDS "Dig Lazarus Dig"
5. MOGWAY "The Hawk Is Howling"
6. R.E.M. "Accelerate"
7. DEAD MEADOW "Old Growth"
8. NINE INCH NAILS "The Slip"
9. VERVE "Forth"
10.RY COODER "I flathead"

Cosa dire di questa annata? Certo, sono uscite, sul mercato italiano, molte cosucce interessanti, di nostro gradimento, che ci hanno invogliato, senza dubbio, ad entrare in qualche record store nonostante il dominio incontrastato della piattezza mp3. Ma il problema di fondo, forse l’unico vero grande problema, è il seguente: sono ormai anni che tra i dieci migliori dischi della stagione compaiono, per il buon 75%, artisti che vantano non meno di una decina di anni di attività. Questo la dice davvero molto lunga sul concetto di industria discografica: a partire dai prezzi (la musica viene valutata come bene di lusso e non culturale come il libro, mettiamoci l’anima in pace), passando per il consumo (se Leona Lewis e Giusy Ferreri sono regine del soul, Aretha Franklin vorrebbe tanto resuscitare per strangolare loro e chi ce le ha messe in tv, tanto per dirne una) fino ad arrivare al concetto stesso di musica sia rock che dintorni (ragazzi, la musica non è moda, sorrisi facili, pettinature, strumenti laccati e quanto altro: è sudore, puzza di chiuso di cantina, fatica fisica e mentale, energia, dedizione...). In pratica, siamo al punto in cui se non si entra in quei pochi negozi alternativi con i propri obiettivi già puntati su alcuni dischi o artisti, non c’è più nessuno che ti dice “vieni qua che ti devo far sentire un disco bellissimo!”.
Comunque, tenendo da parte questo discorso ripetuto e straripetuto in ogni contesto, è ugualmente possibile elencare una decina di titoli che si sono meritati la nostra devota attenzione nel corso dell’ultimo anno. Mi permetto di inserire il lavoro di mr. Wilson in quanto uscito a Novembre in edizione stralimitata (un po’ come fecero i Radiohead con "In Rainbows": bella l’idea artistica, non tanto il prezzo), mentre il disco semplice sarà regolarmente nei negozi nei primi giorni di Marzo. Mi concedo il lusso di evocarlo come disco dell’anno in quanto puro e semplice capolavoro. Non si conosce l’esigenza del Nostro di uscire in veste di solista, ma si tratta, forse, di uno dei lavori più sperimentali del genio londinese, dotato di efficacissime cadenze formato canzone prossime al progetto Blackfield ("Harmony Korine"), sperimentazioni elettroniche tanto al cardiopalma quanto melodicamente rifinite ("Abandoner", "Twilight Coda" e la radioheadiana "Get All You Deserte") e miste atmosfere ambientali suggestive degne dei lavori più oscuri del progetto principale Porcupine Tree. Medaglia d’argento per il trio delle meraviglie norvegesi, che torna in scena con un album controverso, dinamico ma ben equilibrato nella sua complessa varietà compositiva e ritmica (merito del nuovo e giovane drummer Kenneth Kapstad): 4 lunghe suite (tra cui spicca la prima e interminabile traccia omonima) costruiscono quell’ora di allucinazione sonica utile a rafforzare la convinzione che vede i tre non-più-ragazzi di Throndheim capaci e liberi di fare veramente tutto quello che vogliono. Da seguire anche in sede live tellurica. Medaglia di bronzo ber il duo hard blues statunitense già affermatosi, negli ultimi anni, anche sulla scena europea; seppur meno distorto e più finemente arrangiato rispetto ai lavori precedenti, il disco gode di un impatto diretto che prende al petto e scaraventa giù per terra ("I Got Mine", "Strange Times") senza tralasciare momenti di rinnovata creatività che strizzano l’occhio psichedelico ai ’70.
Sotto al podio, è da evidenziare il ritorno di Nick Cave con gli storici Bad Seeds dopo la parentesi "Grinderman" che lascia, però, sopravvivere elementi blueseggianti emigrati in un disco energico e di impatto compositivo coinvolgente, anche se non ai livelli della summa "Abattoir blues...". Segue il nuovo e affascinante lavoro in studio dei Mogwai, al quale abbiamo strappato la medaglia di bronzo per la sola mancanza di arrangiamenti perfetti come quelli del precedente "Mr. Beast", ma non mancano, come sempre, brani dal sapore sulfureo ("Batcat") e dalle armonie ancestrali ("Kings Meadow"). Si prosegue con il nuovo e attesissimo R.E.M. che non ha deluso le aspettative dei fan più accaniti e di vecchia data, che avevano cominciato a rimpiangere "Automatic For The People" o "Document": "Accelerate" è energico, tirato e saggiamente costruito su valide linee melodiche; forse pecca di un po’ di relax nell’ultimo quarto, ma di certo è da considerare come un gradito ritorno a quel rock viscerale che avevamo un po’ dimenticato. Ancora, ma quasi per devozione, il nuovo lavoro dei Dead Meadow: psichedelia e costruzione monocorde in giusta quantità, forse un po’ eccessiva dopo due dischi simili, ma di certo propositiva per momenti di puro delirio strumentale. Come non dare poi atto a mr. Reznor, ormai in coppia fissa col nostrano Alessandro Cortini, per un disco, "The Slip", che chiude efficacemente un ciclo molto discusso post-"Fragile" aprendo nuovi orizzonti di stupro elettronico, anche se non genialmente rifiniti come in precedenza. All’ottimo Trent va comunque costruita una statua d’oro per il forsennato utilizzo gratuito di internet per la diffusione della sua musica: il disco era difatti in download gratuito in 4 diversi formati digitali tre mesi prima dell’uscita nei negozi (non dovrebbe funzionare così un po’ in tutto?).
Chiudono la nostra classifica l’atteso ritorno dei Verve (anche se questa storia delle reunion ci ha lievemente stancati, soprattutto per il discorso di cui sopra, nell’introduzione) che sfornano un buon lavoro, anche se leggermente ripetitivo nelle architetture, ma dotato del carisma melodico tipico della band che, forse in maniera più incisiva, ha messo in discussione la scena new rock britannica, e il nuovo lavoro di uno dei migliori chitarristi al mondo, Ry Cooder, forse uno dei pochi superstiti a saper saggiamente unire mondi sonori lontani e differenti (Cuba e San Francisco su tutti), formando un continuum concettuale privo di limiti spazio-temporali. Fuori dalla classifica ma degni di nota sono il nuovo e attesissimo Metallica, "Death Magnetic" (buon ritorno alle origini anche se con meno spirito creativo... Ma l’energia non è mai mancata), e il ritorno in studio dell’amato Jackson Browne, "Time The Conqueror" (canzoni notevoli, bei testi, ottimi arrangiamenti). Guns’n’roses e AC/DC? Lasciamo ad altri la parola: ne abbiamo un po’ le balle piene, dai... Sperando di non dover continuare a setacciare l’industria discografica (specialmente quella indipendente) nella speranza di incontrare nuove e valide idee, da parte mia un sincero augurio di buon anno.

3 commenti:

  1. questa volta un commento lo DEVO lasciare...
    per un paio di righe (o più) mi dimentico la grande amicizia che c'è tra noi per cercare di essere più obbiettivo e per lasciare un commento (a mio parere) più valido...
    detto ciò... mi permetto una domanda, forse sciocca, ma ci lamentiamo del mercato musicale in Italia e nella tua classifica non c'è nemmeno uno straccio di disco made in italy?
    forse è questo il nostro più grande danno (includo anche me, visto che canto in inglese, e questo la dice lunga... ma vabbè..)
    eppure non sono mancate occasioni per poter ascoltare della buona musica italiana neanche nel 2008....
    perdonami, ma la scusa del "mercato" musicale italiano finalizzato solo a grandi band mi ha stancato, e oggi, vista la tecnologia a disposizione (mySpace la fa da padrone, ma ci sono anche altri siti web validi dove poter trovare buona musica "Alternativa") mi sembra riduttivo dire che la televisione ci impone di ascoltare tizio piuttosto che caio.. personalmente mi sento offeso da ciò.
    ragazzi, oggi possiamo decidere chi ascoltare, ma la verità è che non ce ne frega niente di ascoltare giovani artisti.
    l'esempio potrebbe essere quello del duo "il genio" criticatissimi e amatissimi....
    il loro difetto è stato (forse) quello di puntare su un pezzo palesemente sputtanato (ma non per questo meno intelligente).
    la musica non è solo "sudore, puzza di chiuso di cantina, fatica fisica e mentale..." (qui poi ci ritorno...), ma anche altro; voler "dire qualcosa" attraverso la musica non deve essere necessariamente "serio, malinconico, cinico,..." ma può anche essere solo e puro divertimento: caspita, ma la musica non serva anche a questo per caso? quand'è che ci siamo dimenticati che la musica può essere semplicemente "divertimento"?
    e qui torno alla "puzza e al sudore"...
    caro amico, hai scritto che "la musica non è moda, sorrisi facili, pettinature, strumenti laccati e quanto altro"... ma come? e il glam rock anni '70 (e non solo) che tanto amiamo?
    chi dice che non si può dire una sacrosanta verità coi i capelli laccati, pantaloni di palliette e zeppe ai piedi? voglio dire david bowie ha concepito un disco/capolavoro che è "the rise and fall of ziggy stardast and the spiders from mars" nel lontano '72 conciato in quel modo...
    capisco la tua frustrazione (che è anche la mia) di vedere al culmine del suo successo una giusy ferreri dopo la sua partecipazione ad un programma chiamato x factor...
    quello che mi sto chiedendo in questi ultimi tempi è però: ma perchè non potrebbe diventare proprio x factor un mio tranpolino di lancio?
    per non rischiare di venir etichettato "commerciale"? ma nella musica, oggi, cosa non lo è? che significa essere commerciale?
    ad ogni modo, e concludo, quello che volevo dire è che se è "l'Alternativo" che cercate, beh, sappiate che c'è... basta cercarlo... basta volerlo...
    se un giovane artista vi chiede 2 o 3 euro per un cd autoprodotto, non chiedetevi se è tanto se siamo disposti a pagarne 20 per un nick cave (che io adoro) e, diciamoci la verità, non è che lui ne abbia tanto bisogno di quei 20 euriii in più, ne tanto meno di farsi conoscere...
    non dico di "dimenticare" il talento di "nicola cava".. ma cerchiamo di dare NOI (inteso come pubblico) di dare spazio ai giovani emergenti!
    cordialmente saluto (e do i miei più sinceri auguri a tutti)...
    il vostro (tuo)
    morganMorison

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  2. ps: mi scuso per l'italiano scadente, ma l'ho scritto di getto e non mi andava di correggere gli errori!! a presto! :D

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  3. Carissimo Morgan,
    grazie per l'interesse.
    Quello che dici è giusto, per carità. Il mio discorso, però, verte più su questi fatti:
    1) sia in Italia che altrove, quello che è uscito in superficie a me non piace, bisognerebbe scavare le cantine, ma chi te le porta alla luce, oggigiorno?
    2) vaglielo a dire ai discografici di ascoltare le band su myspace e dimmi se ti stanno a sentire: c'è talmente tanta roba (molta anche estremamente interessante) che si rompono i coglioni anche solo a vederla;
    3) Bowie passava per il glam per fare mille altre cose allucinanti e lo sai bene; fare scena non ha mai fatto male a nessun artista (anzi, vedi Manson: lui c'ha guadagnato sapendo che facendo quello che ha fatto, ma sapeva che avrebbe avuto un vantaggio e ha scelto saggiamente di farlo), semmai a una fetta di pubblico;
    4) E' giusto quello che dici, solo che io ne ho le palle piene. Se trovo una band che mi piace, è il più delle volte grazie a internet: Io, personalmente, se la band mi attrae, il cd lo compro anche se ho gli mp3. Ma parlo di me, come in tutto quello che scrivo in questo blog. Ho gusti diversi da tante altre persone e guai se non fosse così; spendo i 20 euri (eccessivi comunque) tanto per Nick Cave tanto per un gruppo nuovo se mi piace. Dobbiamo andarlo a dire con quelli che scaricano giga interi di roba senza nemmeno sapere che cos'è;
    5) Tu dici di essere più elastici e dare ascolto anche ad X factor se non proprio a Maria De Filippi: Morgan mio, si, va bene, anche io dò uno sguardo a X Factor ogni tanto, ma quello è buono per generare fenomeni mediatici prima di tutto, è raro che uno che viene eliminato poi viene chiamato a fare un disco o altro, dai.
    6) Saggiamente, dici che ami (COME ME) mettere in rete il tuo disco e ricevere opinioni, fare conoscenze: è giustissimo, perchè è la base di ogni cosa che può nascere dall'ascolto di un minuto di un tuo brano. E' proprio da qui che si dovrebbe partire ma, ripeto, non c'è discografico che abbia pazienza (e capacità, a volte) di starsene su internet giornate intere a curiosare su quello che c'è in giro. Qualcuno c'è pure, ma poi finisce per chiederti i soldi per produrre un demo (e tu lo sai!) quando invece dovrebbe investire su di te perchè se ti ha contattato dovrebbe voler dire che crede in te (io il mio libro me lo sono voluto pagare).
    Certo, il discografico non è il nostro obiettivo principale, ma rimane purtroppo forse l'unico aggancio per far conoscere la tua musica al di fuori di internet e su un palcoscenico, ahimè.

    Un grosso abbraccio e continua a seguire il blog qualora tu voglia. Vediamoci per una birra.
    Smack.

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