venerdì 17 aprile 2009

Una gioia al prezzo di due

Quasi mai sono tornato in quel di Roma con simile spirito di agguerrita e spontanea felicità spirituale intrinseca. Appena sceso dall'autobus, con sommo piacere, ho impiegato pochi minuti a depositare i bagagli a casa per poi fiondarmi letteralmente da Discoteca Laziale in via Giolitti per fare mio il desiderio più grande di questi ultimi due mesi...al modesto prezzo di 126, 60 euro (scontato di circa 13 euro rispetto agli altri rivenditori). Trattasi del boxettone dei Pearl Jam “collector's edition”, per soli collezionisti e devoti della band, comprendente praticamente tutto quello che riguarda la pubblicazione del primo meraviglioso disco “Ten”, inclusa la musicassetta del demo-tape di Eddie Vedder per i suoi futuri soci e la figurina di Mookie Blaylock (cestista statunitense ispiratore del primo nome della band...tanto per dirne mezza).

Bello, bello. Anzi bellissimo, meraviglioso, strabiliante, al limite dell'arrapamento per un discepolo come me...ma...cazzo, allo stesso prezzo avrei potuto assicurarmi quattro mignotte in via Salaria!

Il discorso sembra essere ormai estremamente chiaro: dischi non se ne vendono più, meno di zero. Basta semplicemente, da un paio di mesi a questa parte, fare un giro nei vari Ricordi e Feltrinelli per trovarsi di fronte ad una serie interminabile di dischi (molti dei quali anche buoni, del calibro di Ramones, Roger Waters, Robert Wyatt, Paul Weller, Camel, Caravan e tantissimi altri) a 5 o, talvolta, 3 euro e 90! Allora la domanda da porre a se stessi davanti allo specchio, dopo essersi scatarrati in faccia, sembra essere “e quindi uno che cazzo se lo compra a fare un disco nuovo se poi te lo tirano dietro?!”. E poi se la prendono anche con chi scarica solo per vedere se il disco di un artista apprezzato vale la pena comprarlo o lasciar perdere perché fa cagare.

A quanto pare, è sotto gli occhi di tutti che, almeno a livello commerciale di major, i dischi vengono venduti quasi esclusivamente in edizione limitata o per collezionisti, gente malata come me o il mio caro amico Pino, da sempre dietro agli U2 e, quindi, grande bestemmiatore ogni qualvolta si trova costretto da cause di forza maggiore ad aggiudicarsi anche le mutande sporche di Bono dopo un concerto sul K2.

Riempie di gioia vedere una barcata di dischi ad una media di 5 euro: era pure ora che venisse definito un prezzo molto più che accessibile. Ma, al contempo, fa venire il sangue agli occhi il fatto che ci siano voluti secoli prima che diversi megastore ed alcuni negozianti privati arrivassero a trovare il modo opportuno di prendere una decisione mai così saggia e giusta per vendere qualcosa e cercare di svuotare i magazzini. Una cosa sola è certa e uno solo è il consiglio che mi sento di dare (chiaramente non sono affatto il solo): al di fuori del circuito indipendente fatto di etichette minori, dove questo discorso vale solo in piccola parte, non comprate mai più dischi appena usciti, neanche nel caso del vostro artista strapreferito (fatta eccezione per il vinile, che sembra far parte di tutto un altro discorso assieme alle edizioni limitate...tranne alcuni casi, come quello che ha visto di recente svalutare le limited dei Depeche Mode in attesa del nuovo disco...che, tra l'altro, è molto discutibile...per non dire che fa schifoe io che per Playing the angel spesi 26 euro contro i 13 di adesso...fanculo...): neanche un mese dopo li troverete esposti in pompa magna ed osannati come capolavori a prezzi da sputo. Morale della favola: è un sistema del cazzo ma, se lo si sapesse prendere, ogni tanto, qualche profitto potrebbe pure arrivare.

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