venerdì 22 maggio 2009

Boia chi molla...o quasi


Leggo con simpatia i titoli dei giornali: in molti (tra cui il Corriere della Sera), anche se quasi in secondo piano, prendono per il deretano il magico Marco Pannella a cusa del suo "non mollare mai" tra scioperi della fame e della sete e ingestioni di urine retrodatate alla tenera età di quasi ottanta anni. Come se essere sempre convinti delle proprie idee da più di trent'anni fosse una presa per il culo nei confronti di se stessi. Ma dai, su.


Per carità, Pannella non è mai stato simpaticissimo nè al sottoscritto nè ai maggiori esponenti della sinistra più estrema, credo. Più che altro qualcuno lo ha spesso eletto a paladino degli spacciatori professionisti. Ma non è questo il punto.


Il punto è che, probabilmente, questo buon vecchietto sembra essere, credo, uno dei pochi esseri umani ad essere rimasto quasi sempre inchiodato sulle proprie convinzioni, sulle proprie idee, sui propri concetti, a rischio di passare per idiota puro, genuino, cristallino ed irreversibile. Non credo sia tutto merito dell'appartenenza ad uno o pochi partiti. Credo sia una questione di volontà, in un' epoca e in una società che, da molti (troppi!) anni a questa parte, del termine "volontà" ne ha dimenticato il senso ed il valore più semplice e sincero.


Costui non mi è simpatico ma, quando lo percepisco in giro, tra articoli di giornale, reti televisive e modulazioni di frequenza, sorrido. Sorrido per una spontaneità, a dire il vero, coraggiosa, in un' era di finto perbenismo e finti aiuti umanitari. Sorrido perché penso alla sincerità del mio mitico nonno quando, malinconicamente, scoreggia dicendo "quando c'era Mussolini si poteva dormire con le porte aperte". Seh. Figurati un po'. Sorrido perché penso che questi concetti non sono, poi, così lontani da quello che ho sempre sperato e di cui tanto ho scritto, suonato, vomitato, ruttato e bestemmiato. E vedere, in più, uno che ti sta quasi sui coglioni operare per idee ed opinioni che in pochi hanno ancora il coraggio di portare avanti, francamente, è alquanto paradossale. Fa uno strano effetto.


Volontà. E già. Volontà. Quante volte alcuni, vedendomi impegnato ad operare per sogni che vedevo (e forse continuo a vedere) soltanto io col mio terzo occhio, mi hanno detto "vabeh, tanto l'importante è crederci" con quell'aria tipica di chi è convinto di esserti superiore non si sa nemmeno in che cosa. Che nervi. Quante volte, così, mi sono sentito graffiare dentro da qualcosa di più appuntito e rovente di un ago infuocato infilato dritto su per il culo con tutto un vasto repertorio di gioia e serenità da parte di un carnefice che crede di aver già raggiunto finalmente i suoi obiettivi, qualunque essi siano. Tanto per il gusto di farti sentire come un lurido e merdoso perdente convinto di aspirare a chissà quale desiderio o ideale fresco sfornato dalla smorfia napoletana. Quante volte mi è capitato sotto gli occhi il Qoelet, dove si dice che tutto è vanità (che c'è...non posso leggere la Bibbia ogni tanto, io? Sarà che la interpreto in modo diverso...). Quante volte ho pensato cosa sarebbe successo l'indomani se non avessi voluto essere in quel posto a fare quella cosa in quel preciso momento, se non avessi voluto, con tutte le mie forze, puntare un obiettivo da raggiungere al più caro dei prezzi. Se ho, dentro di me, un lato positivo, forse, chissà, è quello di aver sempre cercato di lottare per ottenere quello che volevo. Il tutto con la sola forza di volontà. Il tutto con la consapevolezza di essere odiato per un'idea contraria, per una scelta azzardata, per la semplice necessità di camminare su una strada senza essere a perfetta conoscenza delle direzioni possibili. Il tutto per aver voluto prendermi qualche responsabilità. Il tutto non senza soffrire. Il tutto non senza farmi le domande più tragiche e impossibili. Il tutto non senza aver fissato il soffitto per molte notti.


Sono stupido io o esiste, ancora oggi, la possibilità di non vivere sempre alla vigilia di se stessi? Chi può dirlo?


Rileggo alcuni miei versi. A tratti mi sembrano appropriati.


"Ruota e stringe nella morsa
il peso di un sogno nella veglia,
quel cerchio di pensieri senza timore,
quel vicolo cieco per una nuova occasione.


E quel desiderio prende forma...
...e quella illusione appare invisibile realtà.


Stringo la mano all'aria ma
ciò che voglio è ciò che sento.
Sorrido, sereno, al buio,
ma ogni sguardo perso è per qualcuno:


perché il desiderio più grande si avvera
nel più ragionevole vuoto del momento.


Continuerò a cercarti
nei luoghi senza meta del mio tempo.
Ti troverò, sempre, tra le nebbie
delle strade di un impero di cera
liquefatta e dissociata,


perché ogni mio vuoto gesto
sia una preghiera di assoluzione,
un motivo in più di speranza
in una funerea ed efficace convinzione.


E ho bisogno di sognare passiflore
e di ricambiare sorrisi riconoscenti...


...e voglio sopravvivere
di pagine vuote e calchi di ingenua isteria."


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