martedì 26 maggio 2009

La finestra sul nulla


Carissimi lettori,
è con modesto orgoglio e sincera felicità che credo di poter annunciare l'avvenuta produzione del cortometraggio "La finestra sul nulla", scritto da me con la collaborazione di Francesco Russo che ne è il visionario e fantasmagorico regista (http://www.myspace.com/uomosolitario).

Sulla pagina Facebook dell'ottimo socio, è apparso il seguente annuncio: "Cari amici di facebook e non solo...FINALMENTE CI SIAMO!!! SABATO 30 MAGGIO, ORE 23:00, PRESSO IL CIRCOLO CULTURALE “CARICHI SOSPESI”, Via Vendramini, 16 - Padova (dietro Piazza Mazzini), verrà proiettato il cortometraggio “La finestra sul nulla” + Backstage. Vi informo anche che per la serata verrà allestita una mini mostra fotografica, con le foto di scena realizzate da Stefano Crivellari. L'ingresso è rivolto a tutti ed è gratuito per i tesserati Arci. Per chi, invece, non ha la tessera l'ingresso è di soli 10.00 euro, tesseramento incluso! NON MANCATE...VI ASPETTO!!!"

Inutile descrivere il mio stato di euforia nel veder realizzarsi quanto di più desiderato fino a questo momento, vale a dire il consolidarsi della possibilità di crescita e maturazione (oso dire) artistica, dal momento che, oltre ad essere lo sceneggiatore dell'opera, ne sono anche il compositore della colonna sonora col nome del mio progetto di elettronica sperimentale collaterale, "Three years later". Conflitto di interessi? Mah, forse. Vedo con piacere che mostreranno anche il backstage. Beh...spero non ridano eccessivamente della mia intervista, dai. Più che altro, sono proprio curioso di sapere quanti e quali pareri emergeranno successivamente alla proiezione. Nel frattempo attendo una copia del DVD completo per poterne godere personalmente e, soprattutto, per cercare di trovare appoggi anche in quel di Roma (a Sè...che dici? Se pò?).

Di seguito, copio e incollo il soggetto dell'opera.
Vi aggiornerò su ogni novità in merito.


LA FINESTRA SUL NULLA

Soggetto di

Francesco Russo e Stefano Gallone


Un ragazzo, forse uno scrittore, preda del terrore, dell’insicurezza, della solitudine.Momenti paranoici e claustrofobici invadono la sua giornata, la sua esistenza.La casa in cui vive non è la sua casa, le fredde pareti della camera su cui si schiantano i suoi tormenti, lo schiacciano, la finestra dalla quale si apre alla città non esiste…i suoi passi e i suoi ricordi, impietosi raccoglitori di vacue speranze, lo esiliano a nuovi silenzi.Cosa succede quando si è soli dentro? E cosa si riesce a percepire con l'occhio di un'anima che sembra aver perso anche la minima e solida certezza? E' possibile, in stati di coscienza contrastanti, vedere al di fuori del proprio ipotetico nulla? Un trentenne, scrittore, vive ormai da giorni nella sua piccola camera studio, soggiogato dalla propria accidia…Tutto quello che gli sta intorno, improvvisamente non gli appartiene più; la casa in cui adesso si ritrova non l’ha mai vissuta e la camera in cui è segregato non è mai esistita.Momenti paranoici e claustrofobici invadono la sua psiche, la sua esistenza; le fredde pareti della camera, verso cui si schiantano tormenti, paure, impotenze lo schiacciano, esiliandolo a nuovi e profondi silenzi.Una finestra dalla quale sporgersi e aprirsi al mondo è forse l’unico modo per ritrovare se stesso, ma al di là…il buio assoluto.Una porta dalla quale fuggire, lo sottrae alla felicità.Solo la visione della sua parte complementare mancante gli rioffre spunti di memoria per capire, per sopravvivere, per sperare; una donna, voce e amante della sua anima, azzarda una fioca luce nel gelido oblio su cui riposano le sue tenere difese.Ma i suoi ricordi, impietosi raccoglitori di vacue speranze, lo scaraventano in un passato/presente senza ritorno, senza scampo, senza alternative se non la rassegnazione ad una condizione di apatia autoinflitta, seppur provocata dallo sgretolamento di quelle sembravano essere certezze rivelatesi, poi, plastiche ombre di beffardi sentimenti omologati: parole abbozzate si fanno schizzi di dolore, tentativi di comunicazione divengono pane per schizofreniche avversità.Cosa resta dopo la catarsi delle più semplici e pure emozioni? E cosa spinge un essere umano ad atrofizzare le cellule delle proprie pulsioni e della propria necessità di redenzione personale: si fa strada, con forza, la necessità di fuoriuscire dall'oscurità delle proprie perdite, pur se rifugiandosi in se stessi, contemplando ogni attimo di vuoti sguardi interiori. Solo l'immaginaria parte mancante di se stessi, quasi impossibile da incontrare ma perennemente presente nei meandri più contorti e ramificati dell'anima, può gestire ed incentivare la speranza di un ritorno alle origini della purezza di intenti, ad una nuova nascita di sé stessi, alla possibilità di conoscere di nuovo la luce, alla necessità di sviluppare un nuovo sé per se stessi, una propria individualità per provare ad esserci, per tentare una nuova disperata scalata al dissestato colle dell'esistenza.

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