venerdì 19 giugno 2009

Confessioni pt.2


Notte. Pagherei per poterle regalare una carezza durante il sonno. Firmerei quintali di cambiali pur di riuscire a sfiorarle la pelle morbida, soffice, delicata. E invece mi tocca stare fermo qui, a rigurgitare desideri du un maledetto foglio di carta. Ancora.


Stranamente, mi vengono da pensare alcune cose a cui non ho quasi mai prestato tanta attenzione fino ad ora. Si riassumono tutte in un semplice concetto: quanto questa città è mia? Oppure: quanto io sono di questa città? Ancora: che diritto ho, io, di prendere possesso, o anche solo provarci, di cose che, probabilmente, non mi spettano? Le sventure sovrannaturali nei confronti di quella ragazza, forse, sono un segno, un avvertimento, una specie di intimidazione utile a non permettermi di credere mio ciò che non lo è o che non può esserlo. Certo, le mie radici non si discutono e rimarranno quelle. Ma, solo ora, comincio a nutrire seri dubbi sulla mia posizione. A volte mi capita di proteggere ciò che non mi appartiene e che, forse, della mia protezione se ne potrebbe diligentemente infischiare. Forse è solo un modo come un altro di proteggere me stesso. Ma, allora, come dovrei pormi di fronte a questa realtà se ho timore di toccare ciò che non mi è concesso nemmeno sfiorare?


Lei appartiene a questa città. Io no, almeno non ancora. Lei appartiene alla gente di questa città. Io sono un fuggitivo. Sembra quasi che tra Tevere, Pantheon, cupolone, carbonara e “volemose bene” non ci sia altro che una simpatica cospirazione nei miei confronti. Chissà, forse è anche giusto così, magari. Dovrei cercare di condividere me stesso con chi, come me, fugge e non ha ancora ben capito se riuscirà ad ottenere una parte di ciò che spera e a cui aspira con tutte le forze. Sarà anche giusto, forse lo è...ma questa, ormai, la sento anche come un po' la mia città...ce l'ho dentro, ormai...così come ho dentro lei e i suoi capelli volteggianti, soffici, su quel viso di eterna e pura bellezza, quella bellezza che affonda nel petto e resta a lungo conficcata tra le piaghe di un'anima, la mia, che credeva di aver perso ogni spunto di considerazione per la sacralità ci certi elementi della vita.


Le delusioni avanzano se mi guardo intorno, i rancori si riproducono all'infinito come una puttana di borgata senza scrupoli né sensibilità...ma in quella pozzanghera di acqua marcia piena delle solite e inconsistenti disillusioni, sto cercando di rimanere a galla. Lei sembra essere un'ancora di salvezza, seppur nella sua sola essenza di immateriale frutto delle mie più pudiche, sincere e arieggianti riflessioni. Le dono un'infinita serie di carezze nel vuoto, prima di schioccarle un veloce bacio di sincero affetto, nell'attesa di un nuovo e semplice abbraccio, di un solo rinnovato attimo di commemorazione.

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