sabato 29 agosto 2009

Rewind


È passato un bel po’ di tempo, lo so. Da quand’è che non mi faccio vivo? Un mese? Forse poco più. Me ne scuso ufficialmente, specie con quel paio di gatti che mi hanno dato l’onore di essere letto, di tanto in tanto. Grazie davvero. Fatevi vivi.


Ebbene, è stato un mese di caos mentale quasi senza precedenti per il sottoscritto. Certo, non ho alcun motivo per lamentarmi di niente, ma mi farebbe piacere vederci chiaro in alcune faccende che, dopo tutto, non sono nemmeno etichettabili come particolarmente gravi, credo.


Primo: “C’era una volta il cinema”. Che odissea. Credo sia stato il momento di mio maggior nervosismo da quando scrivo sceneggiature. Ma, a quanto pare, sta comunque andando a buon fine. Marco e Riccardo, i due registi, sono due persone estremamente devote al loro lavoro, alle loro ambizioni, e stanno facendo davvero di tutto pur di realizzare i loro progetti, con risultati più che ottimi, dal mio punto di vista.
Le buone notizie non smettono mai di essere sfornate alla faccia dei buoni di spirito: la Regione Liguria, nonostante abbia sottoscritto, firmato e controfirmato la disponibilità a versare i fondi necessari per la realizzazione del film, tutto ad un tratto ha pensato di dare il benservito. Così, al volo. Non c’ho visto più. Cose da pazzi. Non è possibile. Eppure Marco e Riccardo sono due registi strapremiati e apprezzati, non solo a casa loro. Mi si è accecato il cervello e ho sparato a raffica (non su di loro) dicendo che il primo che molla si becca da me una tarantella di calci in culo, visto che in molti, all’ennesimo (troppi!) ostacolo, giustamente, hanno cominciato un po’ a dare segnali di cedimento. Mi sono incavolato talmente tanto da riuscire a tenerli in piedi col morale, almeno un po’. Su quella insolenza di Facebook (obbligatorio per noi che dobbiamo farci conoscere in giro), al loro richiamo ci siamo ritrovati tutti. Ho anche stabilito un buon rapporto con alcuni attori. Sempre a distanza, per ora, è chiaro.
Non c’è niente da fare: i miei nervi sembrano essere fatti apposta per essere messi alla prova costantemente. Senza riserve. Senza alcuna pietà. Si è reso necessario, allora, scrivere un cortometraggio che eviti, in qualche modo, alle autorità l’insostenibile fastidio di leggere ciò che sta scritto su quei maledetti fogli di carta (è faticoso, ovviamente) e che presenti, per sommi capi, il senso degli argomenti espressi nel film, opera che si vorrebbe portare a termine con sacrosanta dedizione. Ho finito di scrivere ieri. O l’altro ieri, non ricordo. Tutti sembrano essere soddisfatti. Vogliono prendere attori conosciuti per essere considerati e tentare di fare il pieno di premi ancora una volta. Stavolta, però, ci sono anch’io. E voglio la mia fetta. Dicono che le riprese inizieranno a novembre. Sarò lì per vivere la mia prima esperienza da scrittore sul campo. Cercherò di documentare.


Secondo: “La finestra sul nulla”. Mio Zio Camillo, il mio vate musicale e letterario, una volta mi disse “Stefanone mio, la vita è fatta soprattutto di cose brutte: tu, si, cerca sempre di imparare dagli errori, ma sforzati e fai di tutto pur di mantenere solo ed esclusivamente i ricordi belli”. Sanremo e Francesco, col nostro cortometraggio, sono sicuramente la base a partire dalla quale posso sperare di esaudire la sincera richiesta di un fratello, più che di un parente.
È stata un’odissea anche qui, senza dubbio. Soprattutto Francesco ha subito uno stress raro quanto estremo nel tentativo di chiudere la lavorazione generale del corto. La colpa è anche un po’ mia che, forse, non ho ben curato la qualità audio della colonna sonora, lasciando, quindi, un vuoto che abbiamo dovuto colmare con la composizione di una seconda e non di mio pugno. Se penso che, poi, il montatore si è fatto saltare il computer con dentro il montaggio già bello e preparato, veramente mi viene da piangere; quindi avanti di nuovo con le carte e gli appunti di montaggio per rifare tutto dall’inizio. Ma a quanto pare ci siamo riusciti. Stiamo partecipando sia al 4° Festival del Cinema Invisibile di Lecce (27 – 30 agosto 2009) che al 1° Festival del Cinema Giovanile Indipendente di Palestrina (Roma, 3 – 6 settembre 2009). A Palestrina ho anche una sottospecie di conflitto di interessi! Gettando uno sguardo all’elenco dei corti partecipanti, oltre ad una marea di corti con attori famosi (ma chissà quanto validi, tutto sommato: ce n’è uno con Delle Piane e la Sandrelli che, però, assaggiandolo su Youtube, non è che sia tutto sto grande splendore…), beh…posso confermare che io, come sceneggiatore, e i fratelli sanremesi, come registi, lotteremo per il titolo. Ci mancava solo questa: avversari. Mai! Non oserei, mai! E invece…ci divertiremo, vah…Intanto, aspetto di sapere se dopo la capatina a Sanremo mi spetta anche una puntatina a Torino, al festival grosso, sempre in qualità di sceneggiatore. Incrociamo le dita.


Terzo: “In an expression of nothing”. È il titolo del primo cd autoprodotto (fatto in casa, proprio) appartenente al nuovo e definitivo ciclo del mio gruppo, gli Heliantus. Sono tre anni che sforno e immagazzino brani di ogni genere in questo computer che, se avesse le mani, mi scuscinerebbe di mazzate. Di Alfonso, il mio ex leader, neanche l’ombra. Non so perché. Non so cosa ho fatto. Semplicemente non ne posso più di aspettare. A malincuore, quasi non ne sento più il bisogno. Ho tirato fuori cose mai provate prima. Sta venendo su un disco assurdo, denso di generi e contaminazioni. Per un quasi “one man band” come me (basso, chitarre, tastiere, sintetizzatori, campanello di casa, triangolo, bottiglie di vetro, pentole acciaio inox, ciap dance, ecc) credo sia il massimo. Se penso, poi, che l’ottimo Giuseppe Relmi (Amon-Ra, Notturno concertante) si è offerto volontariamente per offrirmi la sua voce, allora le carte sono in regola. Stiamo per finire. Stiamo per tornare completamente rinnovati e imbestialiti. In assaggio, un ep elettronico con la colonna sonora fantasma del corto sperimentale in download gratuito sulla nostra pagina di Facebook.


Quarto: deliri personali in luogo tra la vita e la morte. Non ho fatto altro che (oltre a tutte queste grandi cose, ovviamente) ascoltare languide canzoni di speranza per cullare un sincero stato di consueta malinconia, sentimento tipico dei miei soggiorni nella città natale. Non mi sono mosso granché. Neanche una mezza giornata di mare. Mi restano solo quei pochi ma buoni amici che, ogni tanto, mi allietano le grigie giornate. È tutto così morto, qui. Tutto così sobrio e fermo. Ripetitivo…e assorbe anche la mia linfa vitale carica di senso di appartenenza e di energia che, però, si affievolisce e riduce anche la volontà di portare a termine molti dei miei doveri. Si avverte, nell’aria, come una sorta di annichilimento di forze che la città, ormai defunta ad una vita sociale ai limiti dell’umano e del civile rapporto interpersonale, inietta nelle mie vene per causa di forza maggiore. C’è un tale senso di nulla…una tale brezza di insensatezza, di inopportunità…di già visto e di già sentito…di “ma chi me lo fa fare, tanto che senso ha?!”.
Passerà del tempo, anche stavolta, prima di vedere un’altra cosa di mio pugno realizzarsi…e col tempo, a quanto pare, sto cominciando a guardarmi fisso negli occhi, in attesa di una qualunque azione da parte di uno dei due contendenti. Le mie giornate nella cameretta che mi ha cresciuto se ne scorrono via silenziosamente, senza farmi accorgere di una loro eventuale importanza o di qualcosa da risollevare scavando tra i meandri di una città e di una vita da rivalutare col senno di poi. Avverto come un forte senso di anormalità. Sempre qui. Soprattutto qui. Un forte senso di mancanza, come se dovessi per forza vivere di nuovo delle situazioni lasciate in qualche modo in sospeso, situazioni dalle quali comunque fuggirei di nuovo in cerca di nuovi orizzonti, lasciandomi alle spalle colpe o speranze mai create fino in fondo. Quella che una volta era, magari, l’attesa pomeridiana di un amico col pallone sotto un braccio ora è incertezza, indecisione su come trascorrere un tempo senza nome non per forza in maniera produttiva. È la mia vita. Non posso fare altro che accettarla.


Finale: l’acqua nel deserto. A salvare quello che resta dei miei affetti e delle mie inquietudini (altro discorso già intrapreso in questo blog) si è fiondato, adesso, un vero e proprio angelo da quella fetta di cielo adibita, forse, alle cause terminali. Se, nell’ultimo mese, ho incrementato, anche solo di poco, il quantitativo di forza d’animo residua, è grazie a lei. Lei sa che parlo di lei.


[continua? …boh….forse…vedremo…]