venerdì 4 settembre 2009

La mia vita in 100 brani (in ordine rigorosamente sparso): 1 - 5

Non sono uno di quelli che ci tiene così tanto a dirti cosa è giusto o cosa è sbagliato (se a volte mi scappa è soltanto per rabbia). E non voglio nemmeno istruire nessuno con lezioni che rischierebbero soltanto tutte le forme possibili di retorica. Ho semplicemente un po’ di tempo a disposizione e, soprattutto, il desiderio di condividere anche ascolti e visioni, oltre che idee ed opinioni, visto che, praticamente, vivo di questo da quasi quindici anni. Perciò ho deciso, una volta per tutte, di vedere un po’ come sono arrivato fin qui e attraverso cosa in particolare. Cominciamo con cento delle migliaia di brani che hanno segnato la mia vita. Lo so: non ve ne frega un cazzo. Il problema è che a me non me ne frega un cazzo che a voi non ve ne frega un cazzo. E poi il blog è il mio e faccio quello che mi pare. Quindi…
1. Nine inch nails - "Leaving hope" : è un caso emblematico il fatto che io sia così devoto ad un brano calmo, languido e sperimentale del carro armato mr. Reznor, ma, dal primissimo ascolto, non riesco a togliermelo dalla testa e dal cuore. Il disco che lo contiene, "Still", è un esperimento semi acustico allegato all'edizione limitata del live "And all that could have been", il devastante tour del capolavoro "Fragile", risalente a circa otto o nove anni orsono. Melodia struggente, atmosfera uggiosa da prime piogge di settembre. Incredibilmente, può cullare anche l'anima più tormentata.
2. Bluvertigo - "Zero": forse il primo ed unico caso effettivo di sperimentazione elettronica in ambito italiano mainstream. Successivo al capolavoro "Metallo non metallo", l'omonimo album cambia radicalmente direzione, dirigendosi verso la più pura tortura di elettroni, valvole e onde magnetiche strapazzate. Il testo è probabilmente quanto di più rabbioso ma contenuto si sia avuto nel corso degli ultimi 20 anni. Intelligenza estrema. Frase di culto: "Anche il solo dire è un messaggio. Senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo".
3. Alice in chains - "Rotten apple": un disco assolutamente incredibile, "Jar of flies". Precursore, direi. O comunque profetico e sicuramente in controtendenza. 1994: muore suicida Kurt Cobain, stanco di quello che, si, avrebbe sempre desiderato ma non in maniera da stupido merchandising da t-shirt; i miei compari Pearl Jam gli regalano "Vitalogy" come testamento e suprema prova di comprensione; il grunge attraversa una fase di delirio sia spirituale che sonico...e Cantrell e soci se ne vengono fuori con un disco semiacustico...che dire...rabbia, consapevolezza, tormento interiore, rassegnazione, arresa: tutti elementi repressi ed esorcizzati attraverso note che sanno di Rest In Peace.
4. Pearl Jam - "Sleight of hand": "Binaural" fu il punto di svolta della vita dei miei adorati beniamini, un approdo al rock più puro e viscerale di stampo oltreoceanico; e fu il punto di svolta anche del mio orecchio pro-audiofonico. Minuto dopo minuto, si susseguono fraseggi graffianti e coinvolgenti, come sempre, ma carichi di un non so che di inedito e diretti verso strade ancora non perfettamente illuminate (sarebbero state quelle degli ultimi due dischi). Ma ecco arrivare le prime lente e stanche note in controtempo (mai capito di quale natura), con un quasi parlato inneggiante la necessità di muoversi e non lasciarsi muovere da chissà quali forze esterne. Un avvertimento col cuore, un inno al farsi forza in una realtà opprimente da routine. Chitarre saggiamente esplosive sui ritornelli e registrate al contrario nei respiri finali. Registrato in maniera subliminale, rende poco dal vivo ma è un'esperienza unica su vinile.
5. Nirvana - "Milk it": da "In utero", ossia i veri Nirvana. Nevermind non ha niente a che vedere con quello che i tre guerriglieri avevano realmente da offrire alle nostre membra. Un disco assurdo che fa il verso al troppo commercializzato predecessore. Il brano in questione è designatamente stile Jesus Lizard o Melvins, di un impatto catastrofico per deboli di udito. Il vero grunge era questo, signore e signori: urla, stop & go, controtempi, riff fuori fase. Un testamento per quello che non è stato compreso, per tutto ciò che è morto, forse, senza mai nascere veramente.
Alla prossima puntata.

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