venerdì 30 ottobre 2009

Non vedo, non sento, non parlo


Vedere le immagini shock dell’uomo ucciso a Napoli (alle spalle, tra l’altro…in maniera assolutamente conforme al codice di vigliaccheria del selvaggio west) non mi ha shockato più di tanto, dal momento che ce ne fanno vedere davvero di tutti i colori anche solo per hobby. Questo, però, non è un film. E quello che mi ha fatto male davvero (non ha ferito solo me, ovvio) non è stato il fatto di camorra o di qualsiasi altra cosa si tattasse: è stato il vedere la gente sbattersene diligentemente i coglioni. Come se il problema non si ponesse o come se si trattasse di un qualunque malloppo di munnezza gettato per strada come nella migliore tradizione campana. Poi dice che uno rinnega le proprie origini…

Quanto era graziosa la paciosa signora che ha pensato bene di proseguire la passeggiata come nulla fosse. E quanto erano simpatici i passanti che scansavano il cadavere coi piedi. Chiamare un’ambulanza? Macchè, tanto è cadavere, o magari è solo un mendicante che si è fatto sfilare la casa da sotto al culo e occupa un marciapiede intero per elemosinare due centesimi (sai che bello se fosse passato uno e gli avesse messo degli spiccioli sotto al muso!). Esporre denuncia contro ignoti? Per carità di Dio! Non sia mai poi si viene a sapere che sono stato io, che fine mi fanno fare?! Se solo si potesse restare anonimi…
Ma vorrei sapere, tra l’altro, se il proprietario del locale ha preso l’uomo e l’ha fatto a pezzi per venderlo in scatola o, magari, ha chiamato il mago Merlino per farlo scomparire e riapparire, come per magia, direttamente al campo santo (almeno evitiamo di perdere tempo e forze). Chi ha visto niente?! Tu hai visto o sentito qualcosa? Io no. E lei? Nemmeno! Bene: nessuno ha visto niente, quindi il fatto non sussiste. E tutti a casa allegramente o allo stadio a vedere la partita…perché se il Napoli perde ancora, allora si che siamo veramente nei guai! Si rischia di retrocedere!

Se la procura è stata praticamente costretta a caricare e diffondere il filmato delle telecamere di sorveglianza su Youtube, allora vuol dire che siamo veramente alla frutta su ogni fronte. La Procura che implora alla gente “vi supplico, qualcuno ci dica qualcosa! Basta una semplice denuncia!”. Parole al vento. Cristo santo. È il colmo, certo, ma credo sia comunque uno dei mille risultati a cui il nostro meridionale fare borbonico è giunto già da diverse decadi; è solo che ora c’è, come dire, più nonchalance, ecco, meno sentimentalismo, vah: per la serie “ti fracasso la testa e chi s’è visto s’è visto”, non più come i “bei tempi” in cui si scioglieva amorevolmente la gente nell’acido. Eh beh…non ci sono più le mezze stagioni…ma vergogna…
Come dicevo tempo fa, vige la sacrosanta regola del “checcazzomenestrafotteame”. Sembra, ormai, essere un vero e proprio stile di vita, la strafottenza. L’importante è che sto bene io, poi può anche scoppiare il mondo: non mi riguarda, non mi interessa. È triste, ma Saviano può parlare finché vuole della necessità di una presa di coscienza globale a livello popolare; lo sa fin troppo bene, a malincuore, che è e sarà sempre impossibile, se la gente (parlo anche di me, purtroppo) ha paura di muovere anche solo mezza unghia per una giusta causa. Da campano, sono cresciuto anche io con il fatidico ammonimento “stai fermo e zitto, fatti i fatti tuoi se no è cazzo che ti succede qualcosa “ che ancora segna e regola, in parte, alcuni miei comportamenti. Quindi posso anche fare lo sforzo di capire, pur sempre col sangue agli occhi e le vene del collo straripanti. Ed è proprio questo che fa male, troppo male: essere consapevoli della malattia, conoscerne la cura ma non avere la forza, la capacità, la cultura, l’anima per poter operare.

Napoli c’ha fatto il callo, come un po’ tutta la Campania e come un po’ tutto il pianeta, e tutto l’universo che abbia un minimo di decenza in corpo non ne può più, è stanco della solita tiritera disumana che proprio non riesce a smettere di esistere. La vera Napoli non è mai stata questo. Il vero napoletano non è così. Il vero napoletano è l’esatto opposto. Lasciamo perdere le pseudo colpe del cinema d’azione spettacolare e le pur giustificabili e costruttive accuse di saturazione visiva. Qui si tratta di uomini reali, non personaggi. Secoli fa, le decapitazioni avvenivano in piazza e facevano anche teatralmente il pienone con tanto di applauso e festeggiamenti coreografici finali. Mi pare che non siamo tanto lontani dall’eterno ritorno, se è ancora vero che l’uomo resta comunque un animale.

mercoledì 28 ottobre 2009

Oltre il caso Marrazzo. Un punto di arrivo che sembra il capolinea

In un mio articolo su www.wakeupnews.eu scrivo così.
È sulle pagine di tutti i giornali e, ormai, sulla bocca di qualsiasi accenno di opinione pubblica, la recente notizia che vede il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, autosospendersi e dimettersi in seguito alla vicenda giudiziaria che lo vede protagonista di rapporti intimi a sfondo transessuale per la modica somma, si dice, di euro 5000.
Non si è ancora ben compreso se si tratti o meno di una sottospecie di ricatto o di un incastro ben architettato (e stretto a doppia mandata) da parte di due pseudo carabinieri. Fatto sta di fatto che l’evento esiste e permane sulle pagine dei quotidiani così come sulle bocche non poco discrete degli italiani. Ma è proprio questo il punto: al di là del fatto di cronaca e delle indagini post autosospensione dell’interessato, agli italiani sembra interessare di più il lato perverso, la soluzione subumana. E allora, eccoli serviti: parliamone.
Non si tratta di assolvere o condannare un uomo (più che un politico): si tratta di riflettere su una condizione che, si, è vecchia e lontana quanto l’alba dell’essere umano, ma che in un’epoca di grandi fratelli, tv spazzatura, panettoni di Natale filmici e chitarre laccate per pettinature aerodinamiche da playback ‘nascondimancanzaditalento’, sembra davvero aver raggiunto l’apice della sopportazione civile anche nell’animo di chi, in questo marasma caotico di travestitismi esistenziali, ha sviluppato ormai una certa abitudine.
Fa voce squillante, tra le domande che un italiano medio si pone mentre è allo specchio a radersi, il pensiero riguardante i motivi che sfocerebbero nella necessità di goduria psico-fisica, da parte di certi individui, nel provare sensazioni differenti da un normale rapporto di coppia uomo-donna- Non si fraintenda, per carità! Non si sta parlando di favoreggiamento o contrarietà, nella maniera più assoluta! Ognuno è libero di operare le proprie scelte secondo i criteri che ritiene giusti per la propria persona! Si sta solo cercando di capire il motivo secondo il quale un uomo con moglie e figli debba sentire la necessità di evadere da un territorio che, evidentemente, vede come recintato ad alto voltaggio.
In un bellissimo film di una quindicina di anni fa, Meryl Streep confessava ad un Clint Eastwood spaventosamente sentimentale che l’istituzione del matrimonio spalanca un mare di possibilità affettive alla vita dell’individuo ma, al contempo, vi pone fine, nel senso di una vera e propria limitazione in termini di libertà sia di scelte sessuali che abitudinali (il poter scegliere liberamente i propri amanti nella gestione della personale promiscuità sessuale, così come nel poter essere liberi di vedere una partita di calcio seduti sul divano di casa invece di portare al cinema la/il propria/proprio fidanzata/fidanzato). Quello che ci si chiede, in prima istanza, forse è: la vita coniugale porta davvero ad una oppressione tale da condurre l’individuo alla ricerca di piaceri estremi che, in un modo o nell’altro, possano concedergli sensazioni nuove per esorcizzare la noia quotidiana? Certo, è triste anche solo pensarlo. Ma, a quanto pare, la noia ed il rancore umano sembrano essere i temi portanti non solo delle narrazioni provenienti da buone pellicole cinematografiche o poetiche pagine di carta stampata.
Si contano sulle dita di migliaia di mani i casi in cui impiegati, imprenditori, uomini d’affari, avvocati, artisti di vario calibro si rivolgono a “diversi” per soddisfare particolari voglie più o meno inconsce, per dare sfogo a pulsioni evidentemente represse nella loro unidirezionale vita quotidiana. Che si tratti di uno dei risultati più estremi del processo di globalizzazione e mercificazione sia della vita comune che, conseguentemente, dei corpi umani resi materia da svendere a buon prezzo per ricevere favori sia economici che di piazzamento commerciale (per dirla pasolinianamente)? Probabile, dal momento in cui da circa cinquanta anni (dal boom economico, in pratica) ogni necessità individuale viene soddisfatta a suon di “dindini” d’oro. Cosa manca a questa gente affinché possa riuscire a sentirsi felice? I soldi? No di certo! La fama? Non la cercano proprio tutti, in definitiva. La libertà di sfogo alle pulsioni sessuali? Può darsi, se si considera che l’uomo resta pur sempre un animale e se si parla di una vita coniugale in cui l’unico oggetto del desiderio risiede in un’unica persona finché morte non li separi. E allora, cosa fare? Rendere legale la bigamia per avere maggior campo di scelta? Sarebbe il colmo, a detta di molti.
Rivedendo alcune interviste su dossier documentari o servizi televisivi di approfondimento, intervistati, questi “oggetti del desiderio”, confessano di sentirsi richiedere, dai ‘repressi’, le prestazioni più disparate, dal semplice atto sessuale ‘stravagante’ al più perverso gioco intrigante al limite delle possibilità di espressione umana (sapientemente prese in giro dalle simpatiche “Paprika e Curry” della Gialappa’s).
Non lo si può negare, certo: davvero chiunque, in quanto individuo fatto di carne, oltre che ossa, sfoga le proprie pulsioni più animalesche affogando, a tratti, nella pornografia più disparata; si tratta, però, anche qui, di un processo di permissiva commercializzazione fisica che ha, si, reso libero l’uomo di frantumare tabù onestamente eccessivi e malefici nella loro falsamente pudica imposizione sottomissiva, ma si è arrivati ad un punto in cui ogni limite sembra essersi disgregato a favore di una nuova sottomissione dello sguardo umano, questa volta, paradossalmente, ad uno sproporzionato libertinaggio visivo (soprattutto televisivo più che cinematografico) fatto di minigonne inguinali e seni strabordanti nel tardo pomeriggio o in prima serata. Il bello è che poi ci si lamenta dei “divani notturni” giudicati troppo osé per i gusti della censura: non vengano tolte le mutandine, per carità!
Se, tempo fa, un semi-spogliarello di Rita Hayworth era di gran lunga più eccitante di una scena di sesso esplicito, ora davvero niente sembra riuscire a mettere l’individuo nella condizione di provare un desiderio tanto sensuale quanto delicato nella propria sincera espressione. È forse, questo, il motivo per cui ha preso piede, da diverso tempo, la produzione di film pornografici decisamente più spinti e violenti. Ed è forse questo il motivo per cui un noto gruppo industrial metal tedesco si affascina simpaticamente ad un fatto di cronaca riguardante un gesto di cannibalismo consenziente per scrivere un brano che parla di affettuosità un po’ particolari, nello stesso modo in cui critica i videoclip pop pieni zeppi di ogni genere di ben di Dio e grazie gratuite semplicemente girandone uno esplicitamente pornografico, tra l’altro autocensurandosi e facendosi licenziare dalla Universal (che volgarità, per l’amor di Dio! Non è possibile ammettere queste sconcezze su Mtv o All Music…e poi passa un video in cui Shakira non fa altro che spalancare le membra).
Sembra essere questo, ormai, l’andazzo definitivo della società in cui viviamo: politici ambigui, cocainomani o pregiudicati che siano, gente che si definisce ‘di un certo livello’, uomini di potere ma schiavi desiderosi delle peggiori ‘punizioni’, sprechi madornali alla faccia di chi non riesce ad arrivare a fine mese, uno spettacolo spazzatura che privilegia l’estetica eccessiva facendo carta straccia dei significati, la moda delle operazioni chirurgiche. Tutto questo sembra, ormai, far parte di una nuova normalità…se una ‘normalità’ è mai esistita.
Pasolini era stato profetico: “La viltà avvezza a veder morire nel modo più atroce gli altri con la più strana indifferenza. Io muoio e anche questo mi nuoce”.

giovedì 22 ottobre 2009

"Epitaffio" in download gratuito!


"Epitaffio", la mia prima raccolta di poesie, è ora in download gratuito a questo link:




Dal momento che sono l'autore, preferisco divulgarlo in rete in formato pdf pur di aspettare ancora (è passato un anno!) che la casa editrice lo mandi a qualche rivista per una mezza recensione, oltre che in vendita in non so veramente quali negozi. Pertanto, se volete, potete farne l'uso che ritenete migliore, fosse pure stamparlo e usarlo come carta da toilette.


Stando ai termini contrattuali, la casa editrice Il Filo ha, si, rispettato i punti che prevedevano una partecipazione ad una trasmissione televisiva ed una radiofonica, una presentazione pubblica (ma quale pubblica se la gente, su 4 autori presenti, l'ho portata solo ed esclusivamente io!), ma non quelli più importanti in assoluto, quelli, cioè, che prevedevano l'invio di alcune copie del libro a riviste specializzate per ottenere pareri e recensioni (dovrò pure sapere che ne pensa la gente, almeno per capire se è arte mia o no).


Perciò, ecco a voi il libro, fatene ciò che volete e, soprattutto fatemi sapere cosa ne pensate e quali sensazioni vi ha provocato, qualora vogliate leggerlo.


Grazie di cuore.


Un abbraccio a tutti voi.

mercoledì 7 ottobre 2009

"Toga rossa" ora pro nobis

Notizia in tempo reale: “Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme [non una: due!] della nostra Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato”.

Mentre scrivo me ne sto ancora tutto bello pacioso col drink in mano e rigorosamente a grattarmi la panza e a giuggiolarmi per questa partita vinta al novantaduesimo, dopo una vita di catenaccio all’italiana, su gol in contropiede e magari pure in fuorigioco millimetrico al momento del lancio. Per la serie: ora possiamo pure retrocedere, chi se ne frega! Siano lodate le da Lui cosiddette “toghe rosse” che rimettono a noi i nostri debiti. E quante ce ne deve, il nano malefico! Quante ce ne deve! Probabilmente, in fin dei conti, qualcosa di simile ad un Dio, lassù, esiste…e di certo non è quello che predicano tutti quei colletti bianchi come le mie mutande, gente che se ne fotte abilmente e non si fa problemi a sbattere in mezzo a una strada una povera santa donna sulla sedia a rotelle perché non può pagare loro un affitto aumentato del 300% in un batter d’occhio. Forse un Dio esiste e cerca di tenerci buoni con questi minuscoli segnali. E se l’Apocalisse è fissata dai Maya al 2012, beh…fate un fischio a Giosafat che qui bisogna cominciare ad organizzarsi!

Berlusconi in galera: prologo? O solo un falso allarme? Speriamo sia buona la prima, a questo punto. Sarà difficile, praticamente impossibile. Ma vale comunque la pena provare a scrivere il primo atto, dai. Suvvia…provate ad immaginare per un solo istante l’attimo della fantasmagorica ipotetica condanna. Si negherebbe in eterno l’imperterrita evidenza. Moretti lo aveva visionato bene nell’ultima sequenza de Il Caimano. Banda di pidocchiosi comunisti senza Dio che non siamo altro…si, come no.

“Sono stato preso in giro!”. “Napolitano è un comunista!”. “Non ci ho mai creduto perché una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvasse tutto questo”. E no, caro mio. Stai a rosicà peggio di un sorcio! Confessa, lurido aborto inumano, escremento essiccato peggio di un pomodoro pronto per il sott’olio! Ma la meraviglia è che, dopo questo sacrosanto NO al lodo Alfano dichiarato incostituzionale (decisione elementare ma non prevedibile dati i tempi che corrono), si spalanca di nuovo e in più chiara luce, ai nostri occhi insanguinati dalla rabbia, anche quel portone che introduce ad una lunga schiera di rese dei conti quali il caso Mills, il conflitto di interessi, le faccende di Previti, la tessera della P2 pagata centomila lire, le puttane e tutta la compagnia bella al seguito del carroccio. Che dire oltre ad un megagalattico “alè!”? Che sia la volta buona? Chi lo sa. Staremo a vedere, come abbiamo sempre fatto per secoli interi. Berlusconi torna imputato. Eccome! Ma soprattutto, qualcuno si è accorto che anche questo pezzo di merda, alla fin fine, è un essere umano, un comune cittadino condannabile così come assolvibile, con tutti i pregi ma soprattutto i difetti dell’uomo comune. Era quello di cui una nazione, uno Stato, una legislatura, un popolo intero aveva bisogno. Fosse anche solo per il momento. Come dire…è una vittoria che non smuove chissà quanto la classifica ma “fa morale”, “fa spogliatoio”.

Ma la cosa più strana è che fa davvero uno stranissimo effetto il provare una splendente e soddisfacente incredulità nella realizzazione dell’unico atto di giustizia pura da molti anni a questa parte. Non ce lo aspettavamo, noi poveri stronzi! Ora, come minimo, si scateneranno violenze ideologiche, stupri di gruppo ai neuroni dell’opinione pubblica, sodomia demagogica per mezzo dei media (già a partire da questo preciso istante in casa di quel verme di Vespa…di Porta a Porta ci dovrebbe fare la raccolta differenziata della munnezza, quel portaborse)…ma chi se ne frega…almeno per questo unico ma lunghissimo istante, godiamoci questa soddisfazione. Che bello vedere il “papi” mutare da viola a blu cianotico (un Hulk quasi Kandinskijano) ai microfoni della Rai…come godo…si…godo proprio un sacco…ha ha ha...si…si…

Come disse, in tutta sincerità ed amicizia, la tazza del cesso: “Saranno grandi i papi, saran potenti i re…ma quando qui si siedono sono tutti come me!”. Sottoscrivo…

Videoarte n.1: Autoritratto a lume di candela (2009)

Da quando ho assistito alla splendida mostra "Visioni Interiori" del genio Bill Viola al Palazzo delle esposizioni di via Nazionale, qui a Roma lo scorso anno, non sono più riuscito a togliermi dalla mente l'idea e la conseguente convinzione che vede, a mio avviso, la videoarte come fulcro di ogni possibilità di concepire la forma artistica in quanto tale al giorno d'oggi. Sono quarant'anni, ormai, che la funzione ottica di qualunque cinepresa si è abilmente sostituita al pennello del pittore. Certo, sia con risultati ottimi che con produzioni al limite del raccapricciante. Ma si tratta, ovviamente, di un campo di possibilità talmente vasto ed ancora paradossalmente quasi incolto da poter ospitare veramente qualunque tipo di mente, di idea e di energia.

E allora perché no: voglio provarci anche io. Dov'è il problema? Qua pare che fanno arte cani e porci...

Rompo il ghiaccio con questa mia azzardata e blasfema concezione del ritratto (in questo caso autoritratto) in movimento. Non sono affatto d'accordo con l'ipotetico canone che vede la figura principale ritratta al massimo delle possibilità di chiarezza del tratto. La storia più recente ci insegna che anche e soprattutto la deformità ha il suo significato, per quanto astratto, concettuale e trascendente. Così mi sono azzardato ad inserire una sostanziale ma non eccessiva deformazione sia dello spazio che del tempo: le mie linee, già autonomamente tutt'altro che consone alla figura del fotomodello, sono deformate da un selvaggio ma contenuto tratteggio digitale. Si tratta soprattutto di una deformazione proveniente dalla forza del rumore che circonda e divora il mio tentativo di concentrazione, disturbo volutamente dilatato a livello spazio-temporale al solo scopo di poterne percepire a pieno il fastidioso costituirsi e trasalire fino al mio/nostro/vostro udito stanco e rassegnato.

Sono le nostre condizioni abitudinali di vita attuale, credo.

Grazie per l'attenzione.