mercoledì 7 ottobre 2009

Videoarte n.1: Autoritratto a lume di candela (2009)

Da quando ho assistito alla splendida mostra "Visioni Interiori" del genio Bill Viola al Palazzo delle esposizioni di via Nazionale, qui a Roma lo scorso anno, non sono più riuscito a togliermi dalla mente l'idea e la conseguente convinzione che vede, a mio avviso, la videoarte come fulcro di ogni possibilità di concepire la forma artistica in quanto tale al giorno d'oggi. Sono quarant'anni, ormai, che la funzione ottica di qualunque cinepresa si è abilmente sostituita al pennello del pittore. Certo, sia con risultati ottimi che con produzioni al limite del raccapricciante. Ma si tratta, ovviamente, di un campo di possibilità talmente vasto ed ancora paradossalmente quasi incolto da poter ospitare veramente qualunque tipo di mente, di idea e di energia.

E allora perché no: voglio provarci anche io. Dov'è il problema? Qua pare che fanno arte cani e porci...

Rompo il ghiaccio con questa mia azzardata e blasfema concezione del ritratto (in questo caso autoritratto) in movimento. Non sono affatto d'accordo con l'ipotetico canone che vede la figura principale ritratta al massimo delle possibilità di chiarezza del tratto. La storia più recente ci insegna che anche e soprattutto la deformità ha il suo significato, per quanto astratto, concettuale e trascendente. Così mi sono azzardato ad inserire una sostanziale ma non eccessiva deformazione sia dello spazio che del tempo: le mie linee, già autonomamente tutt'altro che consone alla figura del fotomodello, sono deformate da un selvaggio ma contenuto tratteggio digitale. Si tratta soprattutto di una deformazione proveniente dalla forza del rumore che circonda e divora il mio tentativo di concentrazione, disturbo volutamente dilatato a livello spazio-temporale al solo scopo di poterne percepire a pieno il fastidioso costituirsi e trasalire fino al mio/nostro/vostro udito stanco e rassegnato.

Sono le nostre condizioni abitudinali di vita attuale, credo.

Grazie per l'attenzione.

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