venerdì 14 gennaio 2011

Fischi per fiaschi

Fare il premier o il ministro non costituisce legittimo impedimento a fare anche l'imputato. Lo sapevamo tutti, fuorché gli inquilini di Palazzo Grazioli e del Quirinale, scrive giustamente Marco Travaglio nel suo editoriale sull'edizione di oggi del Fatto Quotidiano. E menomale. Perhè in Italia, da troppi anni a questa parte, reati belli e buoni vengono scambiati per premeditati e consapevoli favori a quello che viene ancora ignobilmente chiamato (bestemmiando) Paese. Il tutto nel terrificante oceano del comune senso popolare invocante il grido degli squali del "lo sapevamo già". Si giustificano mazzette e tangenti come fossero evasioni fiscali (ogni riferimento non è poi così tanto casuale...viene da pensare: "minchia, lo dice anche!"), si considerano legittime norme inventate di sana pianta a favore di pochi se non uno solo, si sotterrano reali e vitali esigenze collettive nelle sabbie del presunto malvagio terrorismo rosso. Si nega l'evidenza, questo è il dramma. Si cercasse almeno il modo di non farla trapelare in maniera così scellerata, verrebbe anche da accettare un simile schifo con qualche travaso di bile in meno. Forse.

12 voti contro 3 per la bocciatura del legittimo impedimento? Doveva essere un secco 15 a 0, dico io! E senza nemmeno sentenze additive da compromesso giudiziario! Manco fossero i gol che ci si impegna a fare comunque per l'onore della bandiera. Una simile idea, prima ancora che proposta di legge, non deve essere nemmeno concepita come presa per il culo diretta alle istituzioni, come fosse una sottospecie di candid camera fatta male (per la serie "fai vedere un po' che faccia fa").

Lorenza Carlassare, sulla colonna di sinistra del suddetto quotidiano, intitola il suo pezzo Un motivo di speranza. Già il dover avere speranza in ciò che, invece, dovrebbe essere di scontato rifiuto con tanto di vomito forzato, per quelli come me, sinceramente, è un po' una spina nel culo. Ad ogni modo, la saggia autrice dell'articolo afferma: è importante avere una Corte costituzionale, una Corte indipendente che non si lascia intimidire e, con una sentenza chiara, elimina i privilegi ripristinando (per la terza volta) [non male, nda] l'eguaglianza. Di nuovo: menomale! Tra reti televisive nazionali (la Rai, per chi non lo sapesse o non lo volesse immaginare né accettare) che non estendono i palinsesti per oltre due mesi in attesa di sapere cosa succede in politica, da buone figliastre adottive, e addetti al settore della gestione municipale della capitale italiana (Alemanno, per gli stessi destinatari di cui sopra) che lascia adagiare le natiche a fiumi di parenti filonazisti e stantuffa forte (e senza lubrificazione) per formare una giunta comunale (ancora incerta) a sua immagine e somiglianza (col terrore di finire in mano alla sinistra in un futuro chissà quanto prossimo), almeno un tre quarti di buona notizia, ieri, l'abbiamo ricevuta. Per fortuna i giudici sembra contino ancora qualcosa anche se, a furia di riepilogazioni forzate per prescrizioni volutamente raggiunte dal cambio di una miriade di addetti ai lavori, la minaccia del terrorismo vero, quello politico, è sempre dietro l'angolo poco illuminato.

Ma qualunque cosa accada, "from here to eternity", si consideri che la vita è una sola e sfila via di passaggio come sabbia tra le dita. Forse non vale neanche la pena prestare così tanta attenzione ai suoi lati più complessi. Lei se ne scappa e tu neanche te ne accorgi. Proprio come non se ne accorge neanche un umile operaio costretto ad annullare vita personale, famiglia e salute per uno stipendio da fame. E quest'anno il primo maggio viene pure di domenica, vaffanculo...

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