giovedì 13 gennaio 2011

Inarritu soppresso in Italia

Ho appena dato la notizia su www.wakeupnews.eu e, sinceramente, fatico a non bestemmiare mezzo calendario.

Non è ancora una notizia ufficiale ma possiamo annunciarlo: Biutiful, il nuovo attesissimo lavoro di devastante poesia cinematografica ad opera di Alejandro Gonzalez Inarritu (già osannato per i meravigliosi 21 grammi e Babel), con protagonista l'Javier Bardem vincitore della palma d'oro allo scorso festival di Cannes come miglior attore protagonista (ex aequo con il nostrano Elio Germano per La nostra vita di Daniele Luchetti), non uscirà nelle sale italiane. Lo sbarco nel territorio audiovisivo dello stivale era stato fissato per il prossimo 4 febbraio. Invano, perché il film vedrà la divulgazione nazionale soltanto in formato DVD (anche se non si sa ancora quando). Insomma: chi lo vuole se lo paga senza far fallire i superiori timorosi.

La notizia sembra provenire dai diretti interessati, ovvero quella rinomata Universal che, però, non lascia trapelare con precisione la vera motivazione secondo la quale è stato ritenuto inopportuno l'arrivo della pellicola dell'eccezionale regista messicano. Una scelta molto più che discutibile in luce della sconfinata qualità sia dell'autore che dell'opera, stando a quanto si è potuto constatare dai risultati transalpini. Senza neanche considerare, in più, la possibilità che Bardem, venga candidato agli Oscar, sempre come miglior attore protagonista. Ad ogni modo, le sale italiane sarebbero state comunque le ultime in assoluto a proiettare la pellicola, elemento già di per sé davvero molto imbarazzante.

Inutile sottolineare la nostra ovvia e sconfortata indignazione. Sarebbe bello, però, cercare di capire almeno qualcuna delle reali motivazioni che hanno portato la pregevole società di distribuzione ad effettuare una scelta così azzardata e scellerata. Si tratta della solita, stupida ed ignobile logica di mercato, secondo la quale l'Italia non sarebbe un territorio culturale volenteroso di spendere quei cinque maledetti euro di biglietto per assistere ad un'opera dal profondo impatto spirituale? Sarebbe, l'Italia, un agglomerato sociale inadatto, in questo caso, a "fare cassetta"? Oppure si tratta di una pellicola talmente forte ed impegnata la cui comprensione risulterebbe troppo difficile per noi comuni mortali da metropoli assonnata (in questo, allorà, è come se ci volessero fare un favore)? Matura in noi, sinceramente, anche il solitario sospetto della non predisposizione (più o meno volontaria) ad aprire gli occhi di una larga fetta del Paese, dato che (chissà) forse avrà lasciato riflettere i più elevati dirigenti: traffico di stupefacenti, malavita organizzata e lotta personale alla malattia con conseguente riscoperta di sé stessi in una realtà corrotta, evidentemente, non sono argomenti che possono interessare il pubblico italiano, a presumibile detta dei "capoccia" mercanti di quella che non hanno mai considerato, e continuano a non considerare, come arte.

Chi lo sa. Una sola cosa è certa: siamo, come al solito, ai limiti del vergognoso.

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