domenica 9 gennaio 2011

Sogni d'oro

È un dato di fatto innegabile. I 150 anni dell'Unità d'Italia li stiamo vivendo, come volevasi dimostrare, da veri italiani coi fiocchi: poca memoria e molto (troppo) affanno per opere pubbliche e simboli fallici da potere assoluto. Sembra essere una inamovibile conferma considerare il fatto che ogni patrimonio utile a nostra disposizione venga messo, sempre e comunque, nelle tragiche condizioni di essere usato categoricamente per scopi altri e, francamente, ben lontani dal vero fine legittimo. Difficilmente dimenticherò, tra tanti, il caso del sito internet www.bakeca.it (ormai quasi risolto, credo, unicamente grazie ad invettive, soprattutto, di chi come me): un portale di annunci "compro/vendo" finito nelle mani di prostitute professioniste, transessuali e gente che proponeva camere in affitto gratis con l'unica spesa di una fellatio ogni tanto, per non parlare delle proposte di affitto in nero a iosa. È ora di finirla con queste farse. Almeno questo è il pensiero che noi comuni mortali maturiamo in un cuore che pompa sangue amaro dalla mattina alla sera e spesso anche a notte fonda.


Tanto per tirarne fuori una, avremmo anche la possibilità di insegnare ai nostri figli chi è stato e come ha fatto a trasformare frammenti ideologici in un'unica nazione: puntualmente, arriva la nostra classe dirigente a sostenere l'impegno fino in fondo. Eccola qua. Nessuna iniziativa prevista nella maggior parte delle scuole. Non c'è di che meravigliarsi, in fin dei conti. Si sapeva. Non possiamo mica pretendere che una casta di governanti disinteressata categoricamente ai propri doveri, impegnata com'è a favorire i propri interessi, all'improvviso si fermi e si volti a guardare un po' in basso per vedere se magari c'è bisogno di una mano. Il ministero della pubblica istruzione è stato finora assente. Sembra proprio che, almeno per il momento sia così. La principessa Gelmini avrebbe avuto l'occasione di preparare un serio programma di incitamento allo studio e alla memoria risorgimentale nelle scuole italiane. E infatti ha pensato bene, per contro, di spendere tutte le sue energie residue nell'attuazione della legge che porta il suo nome. Così anche lei, come tutti gli altri, ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità warholiano. Così anche lei sorride giuliva nel sapere che il suo nome rimarrà stampato negli annali della storia d'Italia. Solo che le risposte dell'opinione pubblica non le segnalano mica nelle note a fondo pagina. Insomma, niente pubblicazioni in merito, niente filmati divulgativi firmati Ministero della Pubblica Istruzione (ormai non più pubblica), testi didattici o iniziative di vario stampo (che siano anche recite di bambini di prima elementare). In giro, fino ad ora, solo finti spot lecchinosamente imparziali sull'indegno ed immorale potenziale sfruttamento nucleare.


Al di là di chi col tricolore ci si pulisce il culo (che ci finisse pure avvolto dentro da capo a piedi come nel recupero corpi post tragedia), verrebbe quasi da pensare che i nostri amati governanti, evidentemente, prediligono la cancellazione, o quasi, di certe argomentazioni almeno dai cervelli lobotomizzati della gente comune nella vita di tutti i giorni. Dovunque si sbatta la testa, le radici di un'intero popolo non sono state minimamente considerate, dai maggiori esponenti (fatta eccezione, e menomale, almeno del Presidente della Repubblica Napolitano), soprattutto come fondamentale strumento di riflessione e approfondita conoscenza giovanile in merito a ciò che davvero detiene in termini di significato ciò che accadde 150 anni fa. È un po' come non voler considerare che noi esseri umani (chissà fino a che punto umani) siamo tutti frutti della casualità del big bang, più o meno. Che meraviglia.

Ma ecco che arriva subito il nostro ammirabile Presidente del Consiglio a risolvere la questione. Indirettamente, per giunta. La potenza della sua immagine smagliante, infatti, ha avuto talmente tanta influenza sulla popolazione libica da riuscire a farsi innalzare a paladina del ripristino economico e morale di un intero paese che, si direbbe, ora sorride e spende di più. In tutto questo, la Spagna ringrazia lui e Telecinco. Sogni d'oro, allora.


Ma il bello è che se si vuole proprio far finta di dimenticare 150 anni di sacrifici, soprusi, abusi di potere, dittature e continue (seppur sanguinose e sforzate) rinascite (solo ed esclusivamente) popolari, si finisce per dimenticare, più o meno involontariamente (ma chi lo sa...) il fatto che abbiamo raggiunto un record internazionale relativo al tasso di disoccupazione attuale che, guardacaso, spopola maggiormente tra le nuove generazioni. Se molti non si impegnano nemmeno alla ricerca di un lavoro, al di là del fancazzismo comune all'essere umano in sé, perché scoraggiati dalla situazione di un precariato strabordante e dalla relativa consapevolezza di perdere il posto già dopo tre mesi (se tutto fila liscio), si presume che ci sia un bel po' da riflettere. Ma senza pensare a festeggiamenti nazionali o divulgazioni del verbo essere relativo alla personalità di una nazione, per carità. Se no ci si distrae troppo dalle cose serie.

3 commenti:

  1. Giovanni Parrotta9 gennaio 2011 20:01

    bel pezzo stefano...come non essere d'accordo
    l'apparenza e le nomenclature negli annali di storia stanno diventando le uniche cose importanti.. il paese se pur ricco sotto sotto sta sbandando ... fino a quando non si esauriranno le ultime risorse e e forse si passerà alla ribellione... fino ad allora ..cetrioli padronali per tutti...
    ah un'ultima cosa ...prova a far attenzione quando senti parlare i "politici" una cosa dell'italia la dicono.... sempre e solo per giustificare le loro boiate...
    ascolta...quando parlano di riforme o decisioni considerate importanti...noterai che nella premessa o nella conclusione introdurranno il grande cetriolone che funziona sempre "IN NOME DELL'ITALIA" o " Il PAESE HA BISOGNO" , "IL PAESE VUOLE"

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  2. Si, è vero. Solo che detto da loro è un vero e proprio stupro a 150 anni di sangue e sudore.

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  3. Sì Giovanni, si chiama "tirare acqua al proprio mulino" quella cosa, oppure "strumentalizzare a proprio uso e consumo". La cantilena è sempre quella oppure è prendere d' esempio l' America (solo per il suo consumismo o per le cose in cui è messa peggio, giusto per venderci roba e per non far notare troppo lo sfacelo Italia, un Paese che insegnava al mondo fino a qualche decennio fa e ora è penultima nella graduatoria di crescita mondiale superiore solo ad Haiti) o ancora è dire che se la pensi diversa sei per l' altro schieramento e quindi in mala fede e via dicendo.

    Se non ho inteso male il pezzo, Stefano parla anche della memoria che non abbiamo. Un pò perchè ci è tolta da un raccontarci la storia in maniera che molte cose non si sappiano e un pò credo che sia una nostra btrutta abitudine. Scrissi una breve nota su Facebook a riguardo: http://www.facebook.com/note.php?note_id=132259690339

    Sul fatto delle vite che si sono date per l' unità d' Italia sono daccordo. Però non dimentichiamo che l' Italia di fatto non è veramente ancora unita ad oggi e non dimentichiamo neanche che sull' unità d' Italia ci sono state sparate cazzate per anni. In qualche libro da diversi anni e in parecchi libri oggi le cose si legge siao andate diversamente da come ci dissero a scuola.

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