lunedì 28 febbraio 2011

La libertà di stronziare

Stamattina, compiendo il mio consueto tragitto in direzione La Sapienza, ho notato più volte, su cartelloni pubblicitari più o meno abusivi, l'uso continuato di una parola: "Libertà". Tanto in favore della Libia quanto per altre occasioni. Ed è sopraggiunto un innocente pensiero alla mie pur stanche e minorate capacità intellettuali. Abbiamo almeno tre partiti che contengono, nel loro nome, la sacra parola "Libertà" e non fanno altro che usarla per i loro scopi. E allora:

  • Sinistra, ecologia e libertà: io gli voglio un bene dell'anima a Vendola, per amor di Dio, ma credo, francamente che la sua sia una libertà intesa quasi esclusivamente intesa in campo verbale: parlare, parlare e poi ancora parlare senza giungere a soluzioni concrete. È facile criticare (anche se saggiamente e in eccellente maniera assolutamente costruttiva) gli avversari, ma servono le azioni reali. Certo, l'uomo ha fatto tanto per la Puglia, ma ora occorre un serio e decisivo passo in avanti per il Paese, anche più lungo della gamba se necessario. Basta parole, largo ai fatti. Seh...è na parola...

  • Futuro e libertà: si, di arrivare a capire più di quindici anni dopo con chi si stava avendo a che fare, ottenendo come unico risultato il fattore più scontato: la compravendita di deputati la fa da padrona su tutto, i soldi vengono prima delle scelte personali in campo civile, etico e morale (che paroloni...). Povero Finuccio mio: genio incompreso.

  • Popolo delle libertà: di prendere per il culo la gente negando l'evidenza, di andare a puttane proibendolo alla gente comune negando l'evidenza, di corrompere i giudici negando l'evidenza, di offuscare le fonti primordiali di guadagno negando ciò che resta dell'evidenza, di andare a braccetto coi capi mafia organizzando massacri di giudici e affini negando l'evidenza. È la libertà di poter continuare a sparare cazzate a ruota libera senza rischiare minimamente di essere arrestato all'istante. Così come potrebbe essere, però, anche la libertà di tapparsi quella fogna di bocca pluridentata una volta ogni tanto: forse si risparmierebbero una miriade di figure di merda...negando l'evidenza, ovvio.

E si, perché l'ultima è veramente favolosa: Il premier: travisate le mie parole, è la solita sinistra. E certo. Ma perchè? Che hai detto? Fai vedere un po'. Ah ecco, ce l'hai addirittura con "i professori che cercano di inculcare principi contrari a quelli delle famiglie". Bene. Un discorso nuovo, a quanto pare. Ora è colpa di chi si vede anche dimezzato lo stipendio sperando in un posto di lavoro. "L'insegnamento libero ripudia l'indottrinamento. Ho solo denunciato l'influenza deleteria dell'ideologia. Il mio governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell'Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica [privata, vorrai dire, ndr] e dignità a tutti gli insegnanti".

Allora...

L'influenza deleteria reale, effettiva e verificabile su scala nazionale ed internazinale è solo ed esclusivamente la sua. La scuola avrà pure come riferimento ancora "I promessi sposi", ma lui avrà per sempre, come linee guida, forse solo l'autobiografia di Rocco Siffredi (neanche quella di John Holmes con ben più dignità e schiettezza perché scritta sul letto di morte; ce l'ho, un capolavoro: Re del porno) e "Romanzo criminale", oltre gli spettacoli teatrali del Bagaglino fatti di tette, cosce, culi e battute che non hanno mai fatto ridere neanche una iena col parkinson. Per non dire che la parola "dignità", legata al suo santo concetto deliberatamente sconsacrato senza il minimo ritegno, è men che meno associabile alla sua figura sia di uomo (altro parolone) che di rappresentante politico (parolissima censurabile). Per non parlare, poi del luogo in cui sono state pronunciate simili blasfemie: il Congresso dei Cattolici Riformisti. Monsignori e militanti di parrocchia pensassero ad ammnistrare i loro beni miliardari e ad incularsi i bambini, attività che di certo competono loro molto di più rispetto a quella di ruttare di politica.

Stronziare con le parole, con la giustizia, col popolo italiano preso come un giocattolo mezzo rotto, con una cultura sfasciata e in fase di falsa ricostruzione calante nell'incessante tentativo di farne cibo per cani rabbiosi da parlamento e tossine anticostituzionali, con il sesso femminile inteso unicamente come un'accozzaglia di bambole gonfiabili malriuscite e rattoppate, non può essere il modello di vita della nostra generazione letteralmente sciolta nell'acido dell'insolenza da questo mucchio di invertebrati chiamati politici. "Una profonda e storica riforma". Certo: storica perché talmente ignobile da poter passare davvero alla Storia (non era il loro desiderio?) in qualità di innovazione dissacrante in un'epoca che si ciba di morale sotterrata e valori intesi unicamente come cifre da borsa. Neanche il Medioevo ha forse conosciuto, a momenti, una tale condanna a morte delle poche briciole che restano relativamente al concetto di coscienza collettiva. "Chi conclude gli incontri politici inneggiando alle sue indicibili abitudini notturne non è degno di pronunciare la parola famiglia ed è indifferente alla cultura", ha ribattuto Rosy Bindi. Forse è l'unica cosa sensata che ha detto in diecimila anni luce tra preti, papi e semi-attività di pseudo-politica. Ma non basta. E, come al solito, si parla e non si passa all'azione.

Si parla...e non si passa all'azione.

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