lunedì 7 febbraio 2011

Le palle girano

Le palle girano. Ah, se girano! Volteggiano giulive nell'aere dell'insopportabilità circostante, invidiate da pianeti, satelliti e astri celesti.

Ahi com'è cosa dura essere studenti di questi tempi. Non per uno ma per tantissimi motivi. Risaputi, tra l'altro. Se poi, però, a questi già di per sé fottutissimi motivi si aggiungono anche maltrattamenti non tanto verbali quanto morali da parte di uffici di orientamento di facoltà universitarie che non solo chiudono gli sportelli perché non hanno più ragazzotti tirocinanti da sfruttare ( e quindi ti lasciano accedere ai loro preziosissimi uffici) ma pensano bene anche di schifarti pensando che il sottoscritto si sia recato presso la loro sede al fine di prenderli per il culo quando, invece, necessita solo di un'informazione relativa ad un microscopico cambiamento del piano di studi. Certo, ormai fuori tempo massimo e questo lo si sa. Ma si potrebbe anche apprezzare un pochino l'accenno di volontà nel chiedere di fare adesso quel piccolo cambiamento in luce della speranza di laurearsi entro la fine dell'anno e, quindi, nella mistica visione di avere drammaturgicamente voglia di porre fine a studi già di per sé inutili e, soprattutto (intoccabile tabù), di non dover pagare le tasse per un ennesimo anno da fuori corso di merda. Quindi tutto regolare: tempo perso, soldi sprecati, incertezza sul divenire. Pura prassi verificabile.

Poi ci si mette anche la situazione generale a raschiarmi i coglioni. La tanto sospirata manifestazione ad Arcore, da parte del fatidico Popolo Viola, a detta dei giornali, è degenerata in tragedia. Beh, proprio tragedia non mi sembra sia stata, stando ai video che circolano sulla rete. Solite mazzate prese dalla polizia provocata da gruppi che, in sostanza, non c'entrano un rinomato cazzo con il vero senso della manifestazione. E siamo sempre alle solite: tutti diranno, ancora, che i giovani (tutti, ovviamente) sono dei teppisti e Santoro ci farà un'altra puntata e speriamo almeno che non ci sia La Russa a farmi smadonnare mezzo calendario alla faccia di chi non lo impala davanti Montecitorio domani mattina. Ma tirategli le bombe dall'alto dei cieli a quella merda di villa abusiva del cazzo, radete al suolo quel non luogo di scempio morale incivile, prendetelo e impiccatelo per i coglioni se proprio dovete fare casino. E invece no: mazzate tra stronzi col culo mezzo parato e poliziotti che non è che c'entrino poi qualche cazzo col resto se fanno solo il lavoro per cui vengono miseramente pagati (cioè menare). Vaffanculo. Il 1789 non ha significato un cazzo per voi. Prendete esempio da chi con la sola "violenza" di parole selezionate al minimo dettaglio rilevante e cucite su striscioni più sacri e autentici della sindone riesce a smuovere una buona fetta di popolazione.

Poker e casinò online. Lo stato spinge al gioco. E certo. Siamo troppo bravi. Aspetta, calati ancora un po' più in avanti che se no questa minchia non ti entra tutta e poi non godi, emorroidi permettendo. Luttazzi docet. È il progresso, è lo sviluppo della rete: fottere e fottersene. Internet a questo serve: a giocarsi pure la nonna su PokerStars o sui siti di Snai e affini, dove, per una partita di pallone magari anche del campionato pakistano, puoi scommettere (giuro che è vero) anche su chi batterà il prossimo calcio d'angolo. Basta avere una carta prepagata tipo PostePay e non c'è problema, vinci facile. E poi ci si lamenta per via del fatto che c'è la crisi: poker e scommesse online, macchinette nascoste nei bar e decine di euro di gratta e vinci, però, la crisi la fanno passare, certo. Andate a farvi fottere. Tutti quanti.

La crisi è quella di ragazze e, ora, anche donne cinquantenni italiane che sono costrette a tornare a farsi sodomizzare per quello che, almeno fino a una ventina di anni fa, era un lavoro a tutti gli effetti, con tanto di messa in regola in quasi tutti i suoi fattori: la badante. Speriamo che filippini e associati non scendano in rivolta per paura di perdere posti di lavoro. Avrebbero anche ragione, dal momento che l'Italia è sempre stato il paese delle grandi promesse e delle grandi opportunità, il paese che ti dice "ma perché devi andare a zappare la terra se puoi fare tante altre cose, a partire dall'impiegato per arrivare ad avvocato o notaio? A quello ci pensano gli altri". E allora tu rifiuti, che ne so, una mezza e lurida paga per potare la vigna e vendemmiarne il risultato nella scuola agraria che ti ha fatto letteralmente cacare un diploma col massimo dei voti per andare a studiare, da grande letterato, le eroiche gesta di grandi artisti e pensatori che, certo, dei tuoi problemi reali non ne avrebbero mai potuto scrutare neanche l'ombra o non ne avrebbero potuto annusare nemmeno lontanamente il puzzo malefico.

Ha ragione Coliandro: città di merda, vita di merda. E io? Dov'è che sbaglio, porca puttana di una vacca troia?


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