lunedì 25 aprile 2011

Si cartuscella cadit tota scientia squagliat

Sono stati, in fin dei conti, tempi memorabili, quelli delle scuole superiori. Avevo una classe che era, in pratica, una seconda famiglia. Ci volevamo (e ci vogliamo ancora) tutti molto bene, anche se, ogni tanto, qualcuno proprio non voleva passare sto stramaledetto compito di estimo (la scuola era l'Istituto Agrario). I nostri professori ci facevano veramente da genitori e noi non vedevamo l'ora di tornare nell'azienda della scuola per lavorare la terra, potare le viti, vendemmiare, vinificare il Fiano e l'Aglianico rimanendo in cantina anche interi pomeriggi, passati a pane, salame e vino (chi se ne fotte se facciamo gratis e meglio il lavoro di chi viene pagato. Nota positiva: abbiamo imparato prima degli altri a capire come sarebbero andate le cose). Ma anche noi, come tutti i comuni mortali, almeno fino al quarto anno, avevamo materie comuni come la matematica. Fatta eccezione per quella merda isterica e putrefatta di Pesiri in quarta, durante le prime tre annate avevamo, come insegnante, una vera potenza della natura. La Montagna, non a caso, era il suo nome. E il suo fu, forse, uno dei più grandi insegnamenti morali che un povero e inutile studentello potesse ricevere. La mitica professoressa, un giorno, venne in classe per le due ore di compito con la sua solita e geniale aria da satanasso imbufalito costretto a fare quotidianamente i conti con dei pietosi esseri inferiori. Dopo la prima ora, tutto filò liscio, in qualche modo. Ad un tratto, però, ad un mio compagno di classe sfilò via da sotto al banco un fogliettino con delle formule che, sfiga del caso, finì proprio accanto alla cattedra. Il povero mezzo uomo sbiancò di terrore. “Uhi lloco, mo questa m'accire”, sarà stato il suo pensiero. E invece, il gesto di lei fu solenne: si alzò, prese il foglietto, si avvicinò al ragazzo, pronto ad una qualunque tortura medievale, e glielo ripose sotto al banco, in mezzo a tanti altri, ovviamente. Dopo di che, prima di tornare alla cattedra per riaprire il giornale con nonchalance, proferì le seguenti parole: Si cartuscella cadit tota scientia squagliat. Morale della favola: tu puoi fare assolutissimamente quello che cazzo ti pare (copiare, pigliare per il culo), saranno sempre e solo cazzacci tuoi se ti ritroverai ignorante e zotico a sopravvivere nel mondo selvaggio.


Bene...


Si avvicinano le elezioni amministrative e, a quanto pare, subito le “cartuscelle” vengono fuori. Grazie al Fatto Quotidiano, veniamo a sapere che tutti quei discorsi della minchia sul fattore “liste pulite” non sono serviti né mai serviranno ad un emerito cazzo. Tra le varie ed innominabili candidature, è possibile, raschiando sempre le magiche “cartuscelle”, imbattersi in arrestati per collusioni con la camorra (Campania...e dove se no...ma ti pare), indagati per riciclaggio e rinviati a giudizio. I nomi sono tutti in questo articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/24/liste-impresentabili/106764/ .


Ancora.


Berlusconi esprime solidarietà a quella feccia semivivente di Lassini (a guardarlo sembra un misto offensivo tra Den Harrow e un generale nazista), l'autore farabutto dei manifesti con su scritto “Via le BR dalle Procure”, perché giustamente (almeno di questo, quindi, sembra essere consapevole) è lui il primo pezzo di merda a fare di giudici e affini delle bestie da soma per una Costituzione che proprio non vuole digerire neanche col bicarbonato di sodio. Un maestro di stalking, senza ombra di dubbio. Un rincoglionito talmente forte che, con la fama e le pose che si spara, non riesce nemmeno più a farsi la segretaria sul tavolo (vedi video recenti e diffusi di fuori onda più o meno credibili). Insomma, qui la “cartuscella” sta, si, sotto il banco, ma è talmente evidente da ispirarti la bocciatura all'istante. E invece no, forse è meglio lasciarlo fare, tanto poi si incula da solo perché “si applica ma non riesce”. Ma si. Fai, fai. Tranquillo. Continua pure a giocare con il popolo e la nazione intera. Tanto poi facciamo i conti a fine anno. E tanti saluti e omaggi dalle famiglie Amato, Giacumbi, Minervini, Galli, Palma, Tartaglione, Croce, Coco, Alessandrini, Tobagi con tutti gli altri.


Un'altra “cartuscella” viene fuori sottoforma di pizzino virtuale eppure mai così tangibile. “Una telefonata della Gelmini e poi l'offerta di un posto sicuro in Mondadori per fare pace con Nicole Minetti”, confessa la pidiellina Sara Giudice quando afferma che i suoi capoccia hanno cercato spudoratamente, come d'abitudine, di comprarla. Almeno lo han fatto con gentilezza: una volta si usavano le buste coi proiettili. La ragazza aveva raccolto diverse migliaia di firme per mandare la Minetti a farsi inculare a sangue sotto le docce di una qualunque galera italiana. Quella mercenaria della Gelmini (fuori ruolo...se ha mai avuto un ruolo) le avrebbe anche intimato di non partecipare alla trasmissione di Santoro (“Annozero”) perché la sua presenza non era ritenuta opportuna “in un momento di estrema difficoltà per il presidente del Consiglio”. Ma poverino. Sfigura, lui. Menomale che la giovane, nonostante l'infelice scelta di schieramento politico, un minimo di cervello pare l'abbia conservato per denunciare il fatto alla stampa e alla stessa trasmissione di Raidue. Ci arrivano tutti tardi (Fini insegna), ma l'importante è che ci arrivano.


Allora diamoci un attimo una svegliata, ragazzi. E proviamo, magari, a fare luce sulla situazione reale. Qualsiasi campagna elettorale o minima parola proveniente da chiunque sia anche solo adiacente o limitrofo alla politica non conta più, per noi, davvero un cazzo. Dobbiamo vivere nella consapevolezza che non ci sarà più una possibilità di realizzazione finché esisterà la parola “governo” prima ancora del concetto che esprime? O forse è finalmente il caso di fare qualcosa? Cosa? Magari cominciare così, aprendo un po' gli occhi assonnati sulle “cartuscelle” nascoste sotto i banchi di chi vuole insegnarci a vivere e a progredire predicando bene e razzolando male. Magari essendo consapevoli di un marciume eterno al quale solo la nostra generazione, con le sue uniche ma solide forze, può porre rimedio con la convinzione dei diritti e di quello che resta (ben poco) di una morale allo sfascio. Certo, del marcio ci sarà anche tra di noi ma, a quanto pare, siamo piuttosto bravi a scovarlo e a spaccargli il culo in tempo. Possono nascondere sotto il loro banco tutte le “cartuscelle” che vogliono: rimarranno per sempre dei poveri e compassionevoli coglioni da sbattere nel più putrido letamaio sociale. Continuiamo a smascherarli e a fidarci di chi ci aiuta. Festeggiamo questo 25 aprile “liberandocene” una volta per tutte. Largo alla purezza e all'esigenza di quel che resta delle idee.

martedì 19 aprile 2011

Quando ne berremo il sangue?

Opero un semplicissimo copia & incolla da Wake Up News, la testata giornalistica presso la quale scrivo. Si tratta di una notizia che, per fortuna, è già sulla bocca di tutti e vorrei che ci restasse per davvero un bel po' di tempo purché riesca a fungere, in qualche modo, da voce grossa, da dente canino che perfora il collo di chi non meriterebbe nemmeno di vedere la luce del giorno ripetutamente al mattino, fosse anche solo per tenerlo a bada un attimo. L?ottimo collega Francesco Guarino scrive le seguenti righe (http://www.wakeupnews.eu/porta-di-roma-tezenis-la-titolare-fascista-e-la-commessa-picchiata-video/ ).


ROMA - Cinquanta ore mensili di straordinari non pagati, l’obbligo a firmare le dimissioni e poi l’aggressione. E ancora: le minacce alle commesse per non testimoniare al processo, pena la perdita del posto di lavoro. Non è un tragico film sull’orrore della precarietà, ma l’agghiacciante storia di Sara, commessa del negozio Tezenis all’interno della galleria commerciale Porta di Roma, di via Alberto Lionello. Le Iene hanno dato visibilità alla storia, gli amici di Sara sono insorti e sabato 16 aprile hanno manifestato davanti al punto vendita, ottenendone la chiusura nel giorno di maggiore affluenza e l’annuncio della sospensione cautelativa della titolare da parte della Calzedonia.


LA STORIA - I fatti che seguono sono tanto semplici quanto crudi, riportati come narrati nel servizio delle Iene: dopo un mese di lavoro come commessa nel noto franchising di abbigliamento intimo, Sara percepisce una retribuzione di 587 euro, calcolate su un impiego di 76 ore di attività. Alla ragazza risultano però 126 ore di lavoro, ben 50 in più di quante retribuite. La risposta della sorella della titolare? “La paga è quella, anche per 1000 ore mensili. Se non ti sta bene puoi firmarmi la lettera di dimissioni anche ora“. Roba che già di per sé basterebbe a far scattare la denuncia al Tribunale del Lavoro. Ma a Sara quel lavoro e i soldi servono, ed abbassa la testa, mettendosi la dignità sotto i piedi come tanti, troppi ragazzi sfruttati fanno pur di avere un minimo di indipendenza. Il giorno 27 dicembre 2010 la titolare, Vera Emilio, dice di aver saputo dalla sorella che Sara non voleva firmare la lettera di dimissioni. La giovane commessa sgrana gli occhi e stavolta si rifiuta davvero di rassegnare le dimissioni. Inizia lo spettacolo dell’orrore: la titolare la spintona, la getta in un camerino e la aggredisce. Spintoni, calcie una frase che fa rabbrividire, per il misto di lucidità e cieca ignoranza nell’esposizione:«A me neanche i cani fanno compassione, mi inchino solo davanti al Duce».

Tre colleghe aiutano Sara senza tuttavia bloccare la titolare, che poco dopo torna, la trascina per le gambe nel magazzino e la obbliga a firmare le dimissioni dopo 45 minuti di vera e propria tortura, perché altrimenti “sarebbe morta”. La ragazza esce sotto shock dal negozio e corre in pronto soccorso. Il referto è inoppugnabile: 5 giorni di prognosi per “Trauma contusivo emicostato sinistro e ginocchio sinistro in seguito ad aggressione“. Il dolore alle costole persiste e l’INAIL aggiunge altri 10 giorni di prognosi. Non basta: Sara non riesce a dormire, è terrorizzata e deve ricorrere alla consulenza di un neurochirurgo, il cui referto parla di “paura generalizzata, episodi di ansia depressiva con tachicardia e attacchi di panico”. Sara denuncia tutto e sorprendentemente le arriva una richiesta di risarcimento per ritirare la denuncia. Anche un altro membro della famiglia della titolare aveva incassato una denuncia per aggressione di una dipendente. Ed aveva anch’egli offerto dei soldi alla vittima per ritirare la denuncia.


IL DUCE IN GIARDINO E SU FACEBOOK - Le ex-colleghe di Sara potrebbero testimoniare a favore della commessa aggredita, ma è la stessa ragazza a dubitarne. Ed infatti, dopo le prime ammissioni claudicanti, le amiche di Sara cambiano versione o scappano alla vista dell’ex-collega. Il motivo? Si trova in maniera tanto facile quanto inquietante sulla bacheca della pagina Facebook della titolare: la frase “Dedica al personale di Porta di Roma… penso sia molto significativa”, seguita dalla foto di una bocca cucita con una zip. Le commesse di Tezenis hanno una sola grande paura, quella di perdere il posto di lavoro. Anche a costo di riportare una falsa testimonianza in tribunale. Quella svastica spiattellata nei giorni precedenti sulla pagina personale di Vera Emilio, suona come un avvertimento inquietante. Le Iene vanno a trovare la titolare, che, dopo il rifiuto iniziale, affronta le telecamere sull’ingresso della porta di casa propria, dal quale spunta in bella vista un busto di Benito Mussolini. La donna smentisce tutte le accuse rivoltegli dalla ragazza e dall’inviato di Italia 1 e si affida “al Tribunale”, perché è tutto da dimostrare. La frase più sensata, però, scappa al marito della titolare, affiancato dal legale, che si rivolge alla iena Paolo Calabresi con uno sguardo eloquente:«È stata fatta una denuncia, poi che mia moglie possa fare queste cazzate…»


TITOLARE SOSPESA, IL SIT-IN FA CHIUDERE IL NEGOZIO - La risposta della rete è tanto veemente quanto sorprendente. Il tam-tam corre per la capitale e sabato 16 aprile, alle ore 16, centinaia di persone sono all’ingresso del punto vendita Tezenis nella galleria Porta di Roma, al grido di “Vergogna” e “Picchiace a tutti”. Amici di Sara, precari, blogger, semplici cittadini. Il risultato? Una responsabile di Calzedonia si affaccia sulla soglia ad annunciare chela titolare è stata sospesa in via cautelativa, in attesa di ulteriori accertamenti. Non basta: la protesta continua, ferma ma civile. Il risultato non può essere che uno: la serranda si abbassa e il punto vendita rimane chiuso per l’intero pomeriggio, nel giorno e negli orari di maggiore affluenza.

La pagina Facebook di Tezenis viene inondata dalla rabbia e dallo sdegno e gli amministratori si trincerano dietro la più facile delle soluzioni: blocco della possibilità di inserire post e un messaggio di spiegazioni di pochi minuti fa:«Cari Fans, Vi riscriviamo per ribadire la nostra posizione in merito alla vicenda in questione. Come sapete, si tratta di un negozio in affiliazione, quindi una realtà distaccata dal nostro controllo diretto. Tezenis è ben altro e non approva in nessun modo comportamenti e azioni denunciate. Sono in corso da parte nostra gli accertamenti per far luce sulla vicenda, a cui seguirà la decisione opportuna». Un bicchiere d’acqua sull’incendio di una foresta, mentre la palla passa ai giudici. Intanto sabato 23 aprile si replica: ilsit-in 2 “la vendetta” è pronto a far abbassare ancora una volta le serrande del negozio-lager.


Potrei criticare molto duramente chiunque finora abbia accettato (me compreso, magari) anche solo passivamente di subire simili catastrofi generazionali. In sostanza lo faccio anche senza dire niente di eccessivo perché credo sia già in enorme evidenza la gravità di certi comportamenti che l'essere umano sceglie di tenere ancora oggi nel 2011, cento anni dopo immani vicissitudini che avrebbero dovuto, al contrario, insegnare opposte fazioni di pensiero e (soprattutto) azione votata al bene comune, non all'eterno e millenario sovraffollamento di ossa schiacciate dall'inattaccato ed indisturbato savoir faire di certe teste tutt'altro che pensanti. Qualcuno dirà “vabeh ma restano comunque pochi casi di scellerati di questo tipo”. La risposta è no, signori miei. No. L'intero globo è ancora (e per sempre sarà) strapieno di escrementi da diretto medioevo. Ma...c'è un ma...

C'è il sollievo del “ma” legato al fatto che, con estrema certezza, stiamo assistendo, anche se a piccolissimi e lenti quanto infinitesimali passettini di coraggio in avanti, ad una prima effettiva presa in mano della situazione. Televisione a parte, quello che conta è l'aver mosso una vera e propria piccola rivolta casalinga. È un primo movimento verso qualcosa di più grande, che potremo ottenere con successo solo senza più troppi giri di parole. Proprio come hanno fatto quelle persone davanti a quella serranda. Proprio come hanno fatto amici, conoscenti e semplici simili della ragazza. Non aver più paura di perdere un merdosissimo posto di lavoro (e chiamalo pure lavoro, quello!) per poi, come unico risultato, restare sempre e solo al servizio del padrone che tiene il guinzaglio e, sadico, ti infila ripetutamente una spina su per il culo.

Ci vuole istinto, proprio come quello di chi non sopporta più le non-regole di uno stato sociale allo sfascio ormai da anni. Non è mai stata così utile la natura primordiale di scannare con la sola forza delle mani lo stronzo che ti usa senza che tu ne abbia colpa o quantomeno te lo sia meritato. Mai come ora serve bere metaforicamente il sangue sporco di questa gente indegna, per poi sputarlo subito sulle tombe marce e preventive dei padri di una gestione sociale e (prima ancora) umana paragonabile neanche all'insensibilità delle sottomissioni anglosassoni da plantageneti.

Reagire.

Subito.



mercoledì 6 aprile 2011

La verità sul nucleare. Sosteniamo Gianni Lannes

Nella giornata di ieri, Andrea Cusati, un diligentissimo ragazzo detentore di un blog che, personalmente, reputo tra i più importanti dell'intera rete, http://iosonoincazzatonero.blogspot.com/ , ha inserito su Youtube, Facebook e altri canali utili, oltre il suo stesso blog ovviamente, il video che potete vedere al termine di queste righe.

Il video, di estremo impatto relativamente ad una sana e decisiva presa di coscienza non solo sul discorso nucleare ma anche e soprattutto su una serie di governi che hanno fatto dell'Italia un paese giocattolo, è accompagnato da questo messaggio inserito nella descrizione:


"Sono certo che questo video sparirà presto dalla rete ma il coraggio e l'impegno del giornalista Gianni Lannes vanno premiati. L'unico modo per premiarlo è fare girare questo video il più possibile e non lasciarlo solo.

Gianni Lannes è stato a Caorso, nella più importante centrale nucleare e qui ha scoperto entrando di nascosto, senza autorizzazione, che il governo Berlusconi ha affidato lo smantellamento delle centrali nucleari alla 'ndrangheta, che sta dietro una società che si chiama Ecoge che ha sede a Genova. Questa società carica i rifiuti nucleari in dei container che da Caorso vanno a Genova e poi a La Spezia, in attesa di navi su cui caricarli che verranno affondate. "La Stampa", per cui Lannes lavora, gli ha impedito di pubblicare l'inchiesta e nessun altro giornale l'ha voluta pubblicare da "La Repubblica" a "L'Espresso" (i grandi paladini del popolo). Questo video amatoriale è una bomba a orologeria. Aiutiamo e sosteniamo Gianni Lannes che ha un coraggio da leone affermando ciò che dice con prove tangibili e documentate. DIFFONDIAMO IL PIU' POSSIBILE, NON RIMANIAMO INSENSIBILI FACCIAMOLO PER I NOSTRI FIGLI !!! Facciamolo cliccando su "mi piace", su "condividi".e chi può lo scarichi e lo diffonda o lo carichi a sua volta su youtube e simili... così non potranno censurarli tutti."


Gianni Lannes è un giornalista e fotografo investigativo freelance italiano. Ha svolto inchieste tra le più importanti sul territorio italiano in ambito di controinformazione relativamente a traffico d'armi, di esseri umani, di rifiuti tossici, scorie radioattive ed ecomafie. È stato direttore di un quotidiano on line, Italiaterranostra.it, prontamente oscurato perché troppo invadente, è ovvio. Ha subito continue minacce ed attentati da parte della mafia. Sotto scorta dal 2009, lavora per La Stampa in qualità di “congelato” (questa è bella), nel senso che, si, fa parte della redazione ma viene pagato per non lavorare. Motivo? Aveva svolto un'inchiesta che vedeva il magnifico onorevolissimo Renato Schifani implicato in appalti mafiosi. Da questi, Lannes fu invitato ad “andare in vacanza”. Ovviamente, questo fattore è legato con il “congelamento” del giornalista presso La Stampa.


Ringrazio di cuore Andrea e inserisco questo video perché mi sento in assoluto dovere, in qualità di cittadino italiano ancora legato, nonostante tutto, a questa terra, di informare i miei simili, quei pochi che riescono ad arrivare a questo debolissimo blog. Qualora vogliate o vi sentiate in dovere anche voi, siete pregati di diffondere.


Grazie.