martedì 14 giugno 2011

Quanto ci dispiace

Referendum.

57% di affluenza alle urne.

Quorum non superato: abbattuto. Proprio quando i grandi signori della corte consigliavano pacatamente (ma da veri satanassi) di andare a mettere con gioia e grazia le palle a mollo. Se è vero, come dice Travaglio, che questa stramaledetta classe dirigente di suini sempre più affamati di scorze di melone ammuffito le ha provate davvero tutte (esaurendole ed esaurendosi) per non far andare gli italiani a fare il proprio sacrosanto dovere (una delle pochissime occasioni concesse dal terzo millennio) anche (addirittura!) attraverso il meteo ("andate al mare che saranno due bellissime giornate di sole"), allora siamo davvero alla frutta in termini di significato stesso della parola "politica".

26.857.452 coglioni comunisti hanno, invece, pensato bene che, magari, è arrivato il momento di ristabilire un attimino il cosiddetto "chi sono io e chi sei tu". Tanto per chiarire, ecco. Tanto per fare, una volta ogni tanto, il punto della situazione. Con molta probabilità ha ragione l'ottimo Andrea Cusati quando dice, prima di tantissimi altri un po' più "autorevoli" (si fa per dire, ovviamente), che l'unica forma di democrazia realmente fattibile è quella diretta (Andrea, correggimi se sbaglio), con tutti i suoi eventuali pro e contro (il discorso rimane comunque alquanto complesso ma, certo, tutt'altro che impossibile).

Però bisogna dirlo: quanto ci dispiace! Ci dispiace davvero se i nostri stimatissimi uomini di potere non riusciranno più ad appaltare ad enti mafiosi la costruzione di centrali nuclearei che, magari, avrebbero anche fatto la fine (per dirne una) del Mercatone di Avellino: una struttura enorme abbandonata alla gioia degli eroinomani e dei pervertiti sieropositivi che scopano nei seminterrati come conigli imbufaliti. In questo caso, avrebbero avuto anche ottime scorie radioattive da utilizzare liberamente come dildo anali.

Ci dispiace veramente un mondo se non potranno mettere, come vorrebbero (perché tanto ce le han sempre messe), le mani sull'ennesimo bene divino (da qualche parte, fanno pagare anche l'aria condizionata: ci siamo quasi, insomma) e, sin dalla sua comparsa sul pianeta, di libero uso comune e globale. E siamo davero addolorati perché il nostro amatissimo premier dovrà, per forza di cose, fottersi e recarsi in tribunale senza se e senza ma per essere, una volta per tutte, considerato finalmehte uguale ad ogni altro inferiore essere umano. Già, il tribunale: orribile luogo di inaudite torture medievali puramente contrario e votato ad ostacolare quelli che sono i reali ed effettivi interessi del paese: la fica, l'evasione fiscale, l'impunità, l'omertà.

Certo, non finisce qui. Faranno di tutto pur di continuare ad ingozzarsi sulla nostra pelle. Se non altro, però, ora sanno, almeno, che se non dovessero davvero più riuscire a nascondere per bene (come, tra l'altro, non hanno mai saputo fare per bene) le evidenze più immorali e disgraziatamente disumane, allora si che si troverebbero con le mani di un'intera popolazione strette al collo. E non solo. È l'idea e la quasi convinzione che viene fuori dal volto (che, anche se plastificato all'ennesima potenza, lasciava ben esprimere il dolore atroce) e dal tono di voce straziato di un nano malefico (si spera!) al capolinea definitivo. Proprio nella giornata di ieri, il buon uomo, oltre a comprare collanine e sparare cazzate in un israelo-brianzolo d'altri tempi stringendo la mano tremante a Netanyahu, avanzava l'ipotesi dell'utilizzo delle energie rinnovabili come se stesse partorendo uno stronzo di sette chili e mezzo da un buco di culo troppo stretto e pieno di emorroidi in stato avanzato e grosse quanto arachidi. E già, perché le rinnovabili saranno un gran bel peso per l'Italia intera: niente appalti a mafia, camorra o ndrangheta (ma state tranquilli che, tanto, il modo lo si trova sempre). Vorrai scherzare! E come si fa?! E menomale che si tratta di cose che il resto del mondo, per larga parte, utilizza e sfrutta già. Sono passi in avanti, oltre che soddisfazioni.

Ma in quell'espressione di dolore puro e reale, in sostanza, c'era anche (cosa ancora più bella e godibile) la vera e propria spina nel fianco (se non altrove) di una volontà popolare (il 95% in media dei votanti) a lui tanto sgradita da almeno una ventina di anni a questa parte. Se si sommano le due cose insieme, beh, vien voglia di festeggiare quasi una vittoria mondiale. Avanti, tutti a Circo Massimo!

Il mio geniale professore di scrittura giornalistica Bruno Ballardini, ieri in serata, ha deliberatamente aperto al popolo dei social network un vero e proprio festino a suon di link di canzoni e citazioni cinematografiche in tema da poter inserire senza limiti sulla sua pagina Facebook. Mentre tutti si sbizzarrivano a sparare video come mitragliette, il mio contributo, con somma gioia, si è limitato all'inserimento di una sola canzone, appartenente a ciò che resta, forse, di una band italiana che davvero è da considerare tra le ultime (prima di pochi ma soddisfacenti sviluppi molto più recenti) a dire davvero qualcosa di importante. Ad un certo punto, la canzone si esprime così:

"Nel tempo senza età

saremo armati,

saremo l'incubo degli annoiati.

C'è chi danza e chi canta:

siamo gli angeli,

vogliamo vendetta, cherie cherie,

et guerre.

A Paname, a Paname,

Grognards et grenadiers sont fous de moi

A Paname, Paname

Pendant la nuit des revolutionaires"


1 commento:

  1. Intanto grazie della citazione e della pubblicità al mio blog che fai qua accanto.
    Non sbagli (anche se non sono un ottimo, sono solo uno che prova a pensare e dire la sua) però non è dico esattamente che sia l'unica fattibile ma che se vogliamo una vera democrazia è senz'altro quella diretta perchè quella rappresentativa ci vede fuori da ogni decisione e troppo legati a un partito e ai colpi di testa del suo leader. Le contraddizioni le ha la democrazia rappresentativa, già parlare di democrazia e poi mettere uno al potere che decide sulla vita di 60 milioni di persone è di per sè un paradosso. Noi in Italia ora abbiamo bisogno, a mio modestissimo parere, di rimettere il nostro Paese in mano ai cittadini e far tornare le istituzioni con i loro politici ad essere strumenti nelle mani del proprio elettorato e non il contrario.

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