sabato 20 agosto 2011

Paga per noi

Continuate ad andare a messa, mi raccomando. Tutte le domeniche, la mattina presto. Non perdetevi il rosario, per carità. Oppure scegliete lo spettacolo delle 10:00 o 10:30 così potrete anche spolverare il vostro vestito buono, una divisa da cameriere per l'ometto e un tailleur corto da zocc...ehm...elegante per le signore. Continuate pure a devolvere liberamente l'otto per mille alla chiesa cattolica di vostra spontanea volontà. Perché è giusto. Perché è morale. Perchè siamo tutti nelle mani del signore dio nostro.

Peccato, però, che il signore dio nostro non tanto ricchezza ma almeno un minimo di benessere, nelle vostre tasche, non deporrà mai. La sua ricchezza è un'altra, il suo regno è nei cieli. E così sia. Quello che continuano a non dire e quello che voi, coglioni masochisti del cazzo, continuate a non elevare a perno di una fitta serie di richieste di spiegazione contiene, come informazione basilare, la celestiale rivelazione che lo stesso otto per mille, come tanti altri favori pro bono, altro non è che il più plateale ed evidente (ma per voi troppo difficile da capire) esempio di viscido voto di scambio tra qualsiasi governo e il vaticano ano.

La chiesa aiuta, la chiesa viene in soccorso dei bisognosi. Specie laddove il bisognoso si chiama Italia ed è in fin di vita da almeno trent'anni. Ma loro sono uno stato a parte, autonomo, indipendente. Le palle, però, me le fracassano su tutte le frequenze anche se non sono fisicamente a piazza san pietro a sorbirmi tutte le puttanate del Gollum lavato con la candeggina. Non mi pare che San Marino abbia fracassato mai così tanto. Perciò non meravigliatevi, anzi siate felici, sereni, gioiosi e fiduciosi nella gloria divina se sentite perfetti idioti come Pier Ferdinando Casini (un nome, un programma) enunciare dall'altare dei miei coglioni che “c'è chi ritiene che la chiesa sia un impiccio per la società, chi invece ritiene che sia un grande elemento di aiuto e ricchezza, capace di prove straordinarie di solidarietà”. Peccato solo che questa ricchezza non è mai stata condivisa. Anzi. Chiedete anche a qualche vostro lontano parente ebreo, tanto per cominciare. Parla ancora, lo stronzo: “non si può fare la contabilità della chiesa [per forza: come fai? È inestimabile!] con criteri che non tengono presente questa grande missione sociale”. La missione sociale di possedere oltre il 30% degli immobili nazionali (non locali della capitale, nazionali! Vale a dire tutto il nord, centro o sud!), sfilando la casa di proprietà da sotto al culo anche agli infermi che tanto hanno sempre detto di aver sempre aiutato e miracolato. Alzati, cammina, e levati dalle palle, insomma.

E arriva pure quell'altra mestruata insoddisfatta della Bindi a sputare in faccia ai radicali (che, premesso, non sono mai piaciuti tanto neanche a me, ma stavolta...) sparando puttanate degne di considerazione: “Io credo come Casini che la chiesa sia una grande ricchezza per la società italiana [...ho sentito bene? Si, ha detto proprio così]. Le opere di carità della chiesa sono ancora più importanti per la crisi economica che sta mordendo le famiglie, il lavoro, i giovani”.

Innanzitutto complimenti, avete ritrovato nella peggiore delle ipotesi quel briciolo che resta del vostro putrefatto e nauseabondo spirito di unità umana. Bravi. Bene. Poi, se proprio vogliamo andare a controllare, questi “giovani”, di cui purtroppo anche io faccio parte (voglio o non voglio) e di cui tanto c'è da festeggiare in questi giorni perché sono il futuro dell'umanità (le giornate della gioventù: che piaga...e la denominazione mi sa pure di fascista), se davvero avessero avuto un briciolo di senso di responsabilità non tanto verso gli altri quanto verso loro stessi, avrebbero già messo a ferro e fuoco non un quartiere ma tutta Madrid. “Ma che cazzo c'entra, tu sei italiano”, direte. Peggio che andare a fari spenti nella notte per veder se poi non è così difficile prenderlo nel deretano da uno yeti in corsa. Noi ce li abbiamo in casa, li abbiamo voluti e ce li siamo sempre tenuti senza fiatare. Ed ecco il risultato: milioni di cazzoni timorati di dio che di fronte a te si battono il petto “per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa” e poi, appena gli volti le spalle, ti sparano un epocale gesto dell'ombrello con contorno di “suca”.

“Penso che la comunità cristiana e la chiesa tutta saranno disponibili a fare la propria parte per il paese”. Non si accettano fiori ma solo opere di bene, insomma, scritto a caratteri cubitali e in grassetto sul manifesto di morte di una civiltà intera. Bravi. Bis. Una canzone di un noto gruppo demenziale italiano diceva “Con le ricchezze vaticane ce potrebbero sfamà il terzo mondo e pure il quarto: aspetta e spera”.

Se le cosiddette e così importanti “opere di carità” ad opera dell'amatissima signora chiesa fossero anche solo lontanamente immaginabili in un cervello con la fantasia davvero ben sviluppata e degna di complimenti alla creatività, dovrebbe essere spontaneo e “caritatevole” fare la più grande opera di bene dell'intera storia ecclesiale: pagare le tasse come ogni comune mortale. Ops! Perdonate. Che imbranato. Loro non sono comuni mortali. Loro sono divini, loro sono degli angeli scesi dal cielo in terra, loro sono il dio fatto uomo, loro sono...quello che cazzo vi pare.

Ma l'intelletto esiste ancora, almeno in piccolissima parte. E quando legge o sente certe cose, in verità, in verità vi dico, lancia automaticamente l'input alle palle per cominciare a girare come eliche imbufalite. Ah, perché adesso alcuni cardinali (Bagnasco rules) dicono che bisogna far fronte alla crisi generale e pagare queste cazzo di tasse...e invece quegli aborti di politici ribattono “ma no, stai zitto, che cazzo dici, ti vuoi rovinare”?! Ma come cazzo è?! Ma va veramente al contrario, sto schifo di mondo?! Ma dove siamo?! E che miseria!

Già: miseria. Noi siamo il popolo che, ormai, ha battuto un vero e proprio record per via del fatto che la miseria, quella vera, l'ha sempre conosciuta e continuerà a conoscere da entrambi i lati: quella materiale, difficile, ostile ma superabile, e quella morale, inespugnabile, vile ma gratificante per molti, sporca e corrota ma utile per i soliti noti, ghigliottina fulminante per noi poveri stronzi che speriamo ancora in una ressurrezione (quella vera) della nostra dignità di individui. Ma non importa: avremo un posto nel regno dei cieli. Si...a pulire i cessi del St. Peter's Paradise Hotel. Cagheranno pure loro, no?



venerdì 12 agosto 2011

Al Senatore

A ventisei anni suonati sono ancora un lurido verme di studentello che quell'escremento deambulante di Brunetta vorrebbe tanto vedere nei campi a raccogliere pomodori dalla mattina alla sera. E dire che di casse ne ho scaricate comunque, in passato. Ma non vale: io sono uno di quei ragazzacci terroristi rossi che proprio non ce la fa ad entrare in un ristorante e spendere quaranta euro di primizie enogastronomiche: troppo aristocratico, troppo chic, troppo estremo per me che sono un sovversivo e porto la kefiah anche ad agosto. No? Vorremo mica fare la spesa tutti i giorni rischiando di far finta di lamentarsi di non arrivare a fine mese? Meglio scegliere di autodeclassarsi a sfracello e recarsi quotidianamente alla mensa universitaria (altrimenti che mangiapane a tradimento sarei), l'unico luogo che mi permette di fare il pulcioso e consumare un pasto per soli 2 euro e 78 centesimi. Che cosa sono 2 euro e 78 centesimi? Nulla. Quisquiglie. Quale miglior soluzione per un finto affamato come me? Quale maggior pregio per uno stronzo pseudosovversivo che, a momenti, deve pagare i suoi eventuali superiori per uno sputo di puzzolente posto di lavoro?

Poi, però, scopro di non essere solo. Ma no. Ma dai! E allora via con salti di gioia e fuochi pirotecnici ipervariopini! Alè! Yuhuu! È festa!

Dunque, vediamo un po'. Alla mensa di via De Lollis in Roma per 2 euro e 78 centesimi mi danno da mangiare: un primo piatto quasi sempre di pasta al sugo e quasi sempre riscaldata perché non sia mai bisogna mettere a bollire un altro pentolone, apriti cielo (e grazie tante per le privatizzazioni e i rispettivi tagli anche qui al settore rifornimenti), un secondo di pesce o carne (praticamente sogliola panata, bastoncini, cordon bleu o fettina in padella), una pizza da poter sostituire o al primo o al secondo (e sappiamo bene a noi terroni del cazzo quanto fa cagare quell'aborto di piadina che nella capitale continuano a chiamare pizza), uno o due frutti ai quali poter sostituire uno yogurt, un succo di frutta o (quando ti va di lusso perché sono proprio tutti sereni e gioiosi di vederti venir da loro a soddisfare i tuoi piaceri mondani) una fetta di ciambellone.

In un certo posto, mi pare si chiamasse...vediamo...ah, com'erà...ah si: senato...in un certo posto chiamato senato vedo, però, che la cosa non è così differente. Che gioia vedere che non sono l'unico pezzente squattrinato e in perenne ricerca di un posto di lavoro tanto per pararsi il culo dei miliardi che, magari, ha ricevuto in eredità facendo a piccoli pezzi, come una Simmenthal, un qualsivoglia genitore. O no? Allora. Supponiamo io abbia un non so quale permesso di entrare in quel cesso pieno di stronzi freschi freschi di buco di culo. Ho fame (sentimento molto ben conosciuto dal sottoscritto, che spesso non mangia per due giorni pur di non chiedere prestiti a destra e a manca, sperando in una pronta provvigione patriarcale...a ventisei anni...per costrizione perché di lavoro...beh...lasciamo perdere), dunque entro nel ristorante pronto a spendere un accidente purché si mangi qualcosa. Mi portano il menù bello e decorato. Di conseguenza, scelgo.

“Ristorante dei senatori”, non “mensa aziendale” come qualche pezzo di cretino l'ha chiamata stasera in un servizio di La7. Riso all'inglese: euro 1,60. Bistecca di manzo: altrove se la fanno pagare quanto una mignotta ma qui è a soli euro 2,68. Un po' di caciotta toscana, via: euro 1,74. E per finire in bellezza, un bel dessert del giorno: euro 1,74. Totale? Euro 7,76.

Mi fermo un attimo. Prendo un piccolo respiro. Poi la mia mente vola automaticamente, come un passero solitario in diletto aereo al sollazzo della brezza primaverile, al periodo in cui lavoravo al Macro (Museo d'Arte Contemporanea di Roma) di via Reggio Emilia come guardiano alle mistiche opere d'arte ipercontemporanea per sei ore al giorno, undici quando mancavano colleghi ed ero costretto (in quanto lavoratore a progetto) a sorbirmi, rigorosamente in piedi (c'erano sedie, si, ma quando c'era gente, e nel fine settimana era pieno di turisti, e mi chiamavano praticamente solo il fine settimana, si doveva controllare, non sia mai pisciassero su un quadro commissionato e raffigurante uno che eiacula in bocca a un altro...l'arte...) ogni macigno proveniente dai veterani. Il tutto per riuscire ad aprire uno sputo di libretto postale dove in questo preciso istante, se tutto va bene, ci saranno si e no 200 o 250 euro (ammesso che non vengano a prelevarmelo per farne carta igienica). Ebbene, quando staccavo da lavoro, allora, strisciavo verso casa per cambiarmi (perché mi son pure dovuto comprare un vestito, non è che qualcuno dei capi avesse detto “ma si, dai, te la passo io una divisa”) e poi ci mettevo si e no un' ora per arrivare da via Nomentana a San Lorenzo per mangiare qualche fottuta fetta di pizza margherita. E indovinate un po'? Per due o tre fette di pizza al taglio e una birra, il minimo che riuscivo a spendere pur di non crepare di anemia (visto che staccavo molto spesso in orari in cui la mensa universitaria chiudeva) era proprio una somma che si aggirava intorno ai 7-8 euro. Con supplemento di incazzatura snervante per via del cacacazzi di turno che ha pure il coraggio di venirti a chiedere uno spicciolo non ricordandosi (perché troppo idiota, ubriaco o fumato) che ha un evidentissimo iPod in tasca.

Boh...sarò pazzo io...ma so che almeno i veri mangiapane a tradimento (quelli che decidono per me anche se non li ho mai votati, quelli che pretendono di sapere come gestire il mio futuro avendo con me una differenza di età, in media, di almeno 50 anni, cioè ben più di una generazione) stanno seduti comodi comodi su calde e soffici poltrone che sollecitano anche volentieri il sonno o la partita megagalattica a Super Mario Bros su computer portatili di ultima generazione. Dovessero controllare l'ultima collezione di Urs Luthi (che, ricordatevelo, “piange anche per voi”...ma non per il conto in banca)...beh...avrei compassione per tutti loro, poverini. Cercherei di aiutarli.