sabato 31 dicembre 2011

Questa è Avellino

Su Irpiniaoggi.it leggo così.


"Fra le tante vicissitudini che hanno interessato la Scandone Basket di Avellino, quella determinata dal sig. Sergio Nappi, consigliere regionale della Campania, è veramente esilarante". Lo si legge in una nota a firma del Direttivo Original Fans '99. "Nappi - c'è ancora scritto - ha presentato un emendamento alla legge di Bilancio della regione Campania che impedisce sponsorizzazioni da parte di società pubbliche. Sparare nel mucchio per colpirne una in particolare: l’A.ir, servizi automobilistici irpini, che da anni sta consentendo la sopravvivenza della nostra squadra di Basket Felice Scandone. Un bel modo, il suo, di salvaguardare una delle poche eccellenze sportive della nostra provincia e regione. Strani uomini circolano nel panorama politico irpino, verrebbe da dire ma chi li ha votati? Da qualche sta cercando cavilli per danneggiare l’A.ir, sembra quasi una sua battaglia personale contro il management di questa società irpina a prevalente capitale regionale. Chissà perché? Forse perché questa azienda non serve il suo feudo montefortese? Se fosse questo il motivo sarebbe una nobile battaglia che avrebbe dovuto fare, però, in tempi non sospetti da quando era sindaco di Monteforte irpino. Invece per attaccare il direttore generale dell’A.ir usa questa argomentazione che penalizza solo e solamente lo sport avellinese e non solo la Scandone basket. In questi anni il basket avellinese è diventata una realtà nazionale, una piccola città di provincia che compete alla pari con città che hanno imperi economici alle spalle. Noi abbiamo alle spalle l’orgoglio e la passione per questa squadra e non permetteremo a nessuno ed in particolare a Nappi di attentare alla sopravvivenza della nostra squadra di basket e delle tante altre che guardano al loro futuro sportivo con apprensione. Noi ricordiamo quelli che ci sono stati vicini e ricorderemo ancora meglio quelli che ci vogliono vedere finiti nel dimenticatoio dello sport".


Nel dimenticatoio non solo dello sport. Il discorso è molto più ampio e sottile.

Ecco, vedi...questa è proprio Avellino. Il concetto di Avellino e, più di tutto, di avellinese. Duole stare ancora qui a dirlo di nuovo, per l'ennesima volta.

Avellino è una città dove appena succede qualcosa di buono, qualcosa di decente, di bello, qualcosa che riesca (miracolo dei miracoli!) minimamente a resuscitare 60.000 morti che camminano...bum! Scoppia una bomba che riporta tutti sottoterra e buonanotte ai suonatori.

La S.S. Felice Scandone è viva da oltre 60 anni. Ha una storia. Una storia che corrisponde a quella di tre generazioni e forse più. Da oltre 60 anni fa la storia degli avellinesi, di coloro che la domenica, morto il calcio (vissuto, più che altro, solo per dieci anni di serie A, poi sparito come tutto il suo settore in mano ad azzardo e capitalisti), si sono sempre ritrovati prima tra le mura di una palestra comunale (quarant'anni fa e passa), poi (ora) in un palazzetto che ha visto le migliori glorie fino a quasi 15 anni di serie A (gli ultimi quattro dei quali ai vertici della classifica fino ad una semifinale scudetto e un'Eurolega, la Coppa dei Campioni del basket europeo), avendo anche ospitato una Final Eight di Coppa Italia, trofeo che la squadra ha anche vinto nel 2008, entrando di fatto ai vertici di importanza occupati dalle cosiddette grandi (Siena, Milano, Cantù, Bologna).

Mio zio, mia mamma, mio nonno, amici, amici di amici con amici. Vivevano e vivono ancora, proprio come me e migliaia di altri appassionati, sull'onda dell'entusiasmo di una squadra e un ambiente circostante (almeno quello che circonda tutti i suoi elementi) che è riuscito nel complicatissimo intento di far star bene e far sorridere intere famiglie ma anche giocatori americani ed europei (non importa con quale passaporto, ormai) molto spesso completamente soli in un'avventura iniziata (per loro) come una necessità (giocare con impegno e maturare o fare quasi la fame altrove) e trasformata in un piacere equivalente alla condivisione comune di una fase della propria vita. E ne abbiamo visti di giocatori incredibili. Cazzo, se ne abbiamo visti.

Se chiedi ad un giornalista sportivo della Rai o di qualunque altro servizio nazionale, in questo preciso istante (dico proprio ora), cosa ne pensa della Sidigas Avellino (ex Air, ora secondo sponsor, chissà per quanto ancora), qualunque scribacchino con un minimo di competenza cestistica ti dirà che, ai massimi livelli, si tratta della squadra che gioca la miglior pallacanestro degli ultimi quattro o cinque anni. Oppure guardati una sola partita per capire di cosa si sta parlando, anche se non ci capisci una mazza. Anzi: meglio. Ce ne sono un paio intere su Youtube.

“Kazzimma” personale o no, questa situazione è fatta da uno stronzo per altri stronzi. Punto e basta. Ebbene, questa, da troppi anni, è Avellino. La mia Avellino. Quella in cui sono nato nel momento sbagliato, quando già stava per finire tutto. Una città il cui marciume umano abortito ha sempre mangiato su qualunque volenteroso di fare del suo luogo di origine qualcosa di vivibile. Macché: niente più locali dove migliaia di appassionati di musica si rifugiavano perché arrivava sempre la brava band di turno, niente cinema (il Partenio è meglio se torna a proiettare del porno, come una volta; il Cineplex? Hanno più discepoli il McDonald e la sala da gioco con bowling al piano di sotto, ovviamente). L'orrore.

Tutto ciò da anni, anni e anni. Cosa restava, oltre a questo? Ovviamente la Scandone, l'unica alternativa al sonno collettivo di una massa di ebeti da finto wine bar con slot machine, blackberry, auto di lusso pagata a rate anche senza avere un cazzo per mettere a tavola un piatto di minestra, discoteche, ignoranza, zoccolaggine, alcol, ogni tanto qualche pistola, cipolloni di capodanno sparati in terra al cancello della villa comunale in pieno mattino con il passeggio per il corso folto così. Eccetera, eccetera, eccetera.

Il sentimento maggiore è sempre stato quello del “ti voglio bene ma t'o metto ngulo” (traduz: “ti stimo ma ti frego”). Questo, quel verme di Nappi e quegli aborti dei suoi soci lo sanno troppo bene e faranno di tutto per mantenerlo, quello stato di torpore leggermente rinvigorito dalla promozione, a suo tempo, dalla ex serie A2 alla ex serie A1 ed esploso con la vittoria della Coppa Italia (a Bologna contro Bologna: una favola).

La Scandone (come molte altre realtà anche economicamente molto più piccole: vedi il caso Ananas & Bananas) ha superato almeno cento di queste difficoltà, perciò già si è attivata per superare anche quest'altra. Il bello è che tutte le altre erano difficoltà economiche legate ad una burocrazia di Lega troppo stronza e, per questo, sempre più vicina a quella del calcio, ben al di là del concetto stesso della pallacanestro, ovvero quello di uno sport sano, intelligente, scientifico ed entusiasmante come praticamente nessun altro al mondo. Questa volta si tratta, invece, di un vero e proprio affronto interno da parte di strafottenti ignoranti del cazzo. Dunque: quel cazzone di Nappi e quei rotti in culo dei suoi adepti, lo sanno che così uccidono di nuovo la loro stessa città? Ah, già, è vero: Monteforte è in provincia, a 5 minuti di macchina da casa mia (troppi, eh?) che invece sto quasi al centro del capoluogo. Mh. Già. È un'altra cosa, un altro pianeta. Vero. Perdonate. Cosa conta se il palazzetto, ogni fottuta domenica, si riempie anche di gente che viene da molto più fuori pur di godere per un paio di ore di qualcosa di veramente bello (e tuttora anche vincente)? Niente, ovvio. Un bel niente. Proprio un bel cazzo di niente.

Se solo fosse denunciabile per alto tradimento anche questo pezzo di merda, assieme a tutta la sua benemerita combriccola di maiali (evidentemente protetta anche da qualche entità sovrannaturale che proprio non ne vuole sapere di chiamarsi l'intera banda di assassini alle porte di quello che resta di una pur lontana ipotesi di paradiso), penso che sarebbe anche un grandioso sfogo per tutti noi poveri e comuni mortali costretti (talvolta) ad andare a Napoli o a Benevento (se non altrove ancora) anche solo per vedere un film che aspettiamo da tempo o sentire un concerto di un artista a noi gradito.

Nappi è un traditore, se la vogliamo intendere così. E da traditore non la passerà liscia. Sarei contento se gli fossero già arrivate consistenti minacce di qualunque genere. Non le riceverà certo da me, ovviamente. Perchè proprio non ce la faccio ad avere un contatto benché platonico con la merda pura.

I santi ragazzi degli Original Fans, i tifosi (veri tifosi, leali che pretendono lealtà; veri avellinesi che pretendono il diritto di vivere al meglio la loro città, non come quelle latrine e teste di cazzo allo stadio), il fan club e tutti quanti si stanno già mobilitando. Hanno la mia adesione e solidarietà. Perché sono ancora, sempre e comunque stanco di vedere gente di questa città fottersere deliberatamente delle proprie origini. La Scandone, come il vino, come i prodotti gastronomici, come il territorio, come la storia di esseri umani va preservata in qualità di bene comune. Uno dei pochi rimasti in vita. E anche bene.

Se non si comincia da queste piccole realtà, ad operare immediatamente d'urgenza queste mentalità completamente fuori da ogni logica di pensiero e di azione, il discorso generale è a dir poco impossibile da affrontare.

Staremo a vedere.

Stessero molto attenti anche loro.

Buon anno un cazzo.

2 commenti:

  1. pietro mitrione1 gennaio 2012 22:06

    sig.ra Ruggiero, sigg.ri Zecchino e Nappi, la situazione in cui versa il TRASPORTO PUBBLICO LOCALE in Campania è colpa dei debiti dell'EAV azienda napoletana per la mobilità che da sola rappresenta la maggior parte del deficit in materia. Pertanto, non fate il gioco delle 3 carte, un gioco molto in voga nel napoletano. Come al solito affoghiamo nel marasma napoletano e nei vostri giochi di partito...fatto di intrighi economici e vendette personali e di conseguenza paga chi non ha colpe. I tagli determinati al trasporto pubblico nascono da scelte nazionali, regionali e da cattive conduzioni societarie. Questa vostra “strana” presa di posizione contro l'A.ir non vi fa onore ed il sapervi interessati al basket avellinese aggiunge danno alla beffa. Sembra una presa in giro! Godetevi il vostro ricco appannaggio da consigliere regionale e lasciate perdere il vostro" Robin Hoodismo"........in materia di trasporti che non si risolve con il taglio a sponsorizzazioni sportive ma razionalizzando l'esistente. Quante concessioni a sbafo sono state prodotte, nel vostro quieto silenzio, nella nostra provincia?, quante consulenze fasulle vengono attribuite, spudoratamente, ai vostri protetti?? Voi casta politica vivete e proliferate di queste agiatezze insieme ai vostri “famigli”! Oggi chiudete gli occhi, urlate calvinisticamente contro gli sprechi e fate finta che sia la sponsorizzazione all'A.ir la panacea di questi mali. Vergogna : state facendo come quel marito che tradito si taglia gli attributi maschili. Quello che manca in Irpinia e nel paese è un piano provinciale e nazionale dei trasporti per cui lasciate perdere la vostra contingente opera di moralizzazione, non siamo sprovveduti, conosciamo bene le origini di questa vicenda che sicuramente non fanno onore alla nostra Irpinia. I Masaniello, come voi tre, fanno solo strumentale "ammuina" e producono danni irreparabili al proprio territorio. I danni in Irpinia li state causando con la vostra insipienza politica, questa dell'A.ir è la vostra ultima ciliegina. Vergognatevi di farvi chiamare impropriamente onorevoli...ma di che?

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  2. Pietro, diciamolo assieme ai diretti interessati. Basta scempi morali (oltre a quelli fisici) in una città che hanno fatto diventare orribile. Me ne sono scappato via per questi motivi e ogni volta che torno a casa vedo che non si rivolve mai niente. Non voglio odiare Avellino. sono stanco di odiare la mia città. Ma è proprio quello che sto facendo. Ma è l'unico sentimento che riesco a provare. Odio. Profondo ed irreversibile odio.

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