lunedì 31 gennaio 2011

Vieni gratis a pagamento

Milano Expo 2015, l'esposizione universale, porterà nelle casse del comune di Milano uno strabiliante bilancio positivo buono per rifare la parrucca ed innovare la salma della Moratti con certi lifting che Patty Pravo se li sogna: un miliardo e mezzo in investimenti pubblici. Ci sarebbero, insomma, fondi per lasciare che la fantasiosa espressione culturale nazionale emergente goda di quello sfogo represso per decenni e tenuto in un cassetto ad accumulare polvere e muffa. E infatti: l'opportunità c'è e tante grazie all'iniziativa Palcoscenici Expo, ma si tratta di un'apertura al prossimo che prevede empre la solita sodomizzazione non lubrificata inclusa manco fosse un comfort da ultimo modello. Agli artisti, alle compagnie teatrali o a chiunque altro, infatti, viene offerta la possibilità di potersi iscrivere tramite bando di concorso ma viene loro intimato, ovviamente, di lavorare gratis e di pagarsi pure i contributi Enpals da soli. Insomma, appuntamento veramente per tutti il 5 febbraio dalle 13:00 alle 19:00. Ci saremo, come no. Tu aspetta che arriviamo e portiamo anche altra gente, fidati. Certo, come no.

La stessa paragonabile mascalzonata la fanno anche quelle fecce che per fare lo spazzino ti chiedono due anni di esperienza. Ma fammi lavorare e dammi uno stipendio, epocale rotto in culo! Quale cazzo di esperienza ci vuole?

Anyway, la denuncia sta facendo il giro del web e vorrei davvero che si scatenasse un pandemonio senza fine, se questo può riuscire almeno a creare un mezzo fastidio agli ipocriti mangiapane a tradimento che continuano, senza sosta nemmeno per pisciare, a farci spalare merda in cambio di una pedata sulle natiche già piene di lividi. Che gran bel biglietto da visita per il mondo intero, non credete? Come motore di spinta per il rinnovamento dell'economia sia di Milano che di un paese intero credo sia un vero e proprio splendore. La convinzione sembra essere quella di vedersi piombare addosso vere e proprie ondate di artisti che perderebbero pure i peli del culo pur di esibirsi al cospetto dell'ammirazione interplanetaria.

Inutile dire che si è scatenato, in senso positivamente etico e morale, un polverone di insiemi sociali e artistici consensienti ad un boicottaggio (quello si) interplanetario. Personalmente credo che i risultati di una simile azione (fino a che punto realmente portata avanti, però?) non avranno risultati se non il solito docile adagiarsi ad angolo retto per meglio lasciarsi inocular dardi carnali pur di operare creativa arte. Proprio come succede per tutti coloro che accettano di studiare sei libri per quattro inutili crediti formativi universitari, o come accade a coloro che si reputano scrittori e continuano ad accettare (sono tra quelli, purtroppo, e vorrei non averlo mai fatto) le pubblicazioni dei loro libri a pagamento da case editrici minori che continuano a nascere come funghi velenosi con la scusa che "c'è la crisi", quindi non possiamo investire su di te (e allora giù con nuove uscite di pessima qualità ma redditizie per i capoccia, almeno 2000 euro ad autore). Segnatevi almeno queste per evitarle, eventualmente: Il Filo (gruppo Albatros, hanno comprato anche spazi pubblicitari da Mediaset...quindi qualche soldo c'è) e Giulio Perrone (questa è fantastica: ti chiede 25 euro per iscriverti ad un concorso e solo allora puoi sperare almeno di essere letto prima di ricevere rifiuto). Ah, dimenticavo: ovviamente, distribuzione nelle librerie meno di zero; sei tu che devi anadare in giro ad elemosinare spazio sugli scaffali.

Spero di essere contraddetto, ovviamente.

Intanto i "veri" artisti hanno sempre, comunque e indiscutibilmente spazio planetario, anche se cocainomani, terroristi morali e galeotti da cauzione come Kate Moss: la nobil damigella, fresca fresca di finta disintossicazione pro-mediatica, subito è stata imbottita di contratti milionari per sparare la sua faccia da troia su due marchi italiani.

Complimenti.

venerdì 28 gennaio 2011

Prendi me / Dissenso online

Ho deciso: vado anche io a fare il puttano alla villa di Arcore estorcendo la flaccida capacità di veglia mattutina (eh, le orine) del comandante supremo nell'arduo tentativo di fingermi boyfriend di grossi momenti (e non solo quelli) di sbandamento e destabilizzazione di identità del capoccia per provare a vedere se i servitori contabili passano anche a me una bella bustarella piena di carte da 500. Esentasse, ovviamente. Oppure uniamoci in simile progetto a lungo temrine e irrompiamo tutti insieme da Signorini pretendendo il mantenimento che ci spetta di diritto. Meglio se ci spariamo pure una parrucca, un tailleur, un bel paio di calze a rete e un tacco vertiginoso (lasciamo la barba, però, fa più effetto...sai che caciara). Tentar non nuoce. Julia, una mia amica tedesca, ha pure proposto al suo intero sesso di andare a manifestare propro lì davanti con abigliamento pari a più o meno una mezza mutanda. Slogan: "Non disperare: nell'evenienza noi saremmo disponibili". È pure madrelingua tedesca e talentuosa, eh. Solo che il rischio di essere assunte a tempo indeterminato (lì si, eccome) credo ci sia davvero, visti i tempi che corrono. Quell'altra "blowjob teacher" (madrelingua inglese): Andiamo a Roma, come la Carfagna. Tanto pagano i cittadini. E come darti torto, figlia mia. Solo che poi non devi rimangiarti la merda che ti ha creato dal nulla per paura di passare, giovane come seì, il resto della tua vita in galera (occhio alle docce). In ogni caso, felicissimi auguri, sorella.


Vabeh, scherzi a parte. Proviamo a distogliere un attimo lo sguardo dalle zoccole di corte. Seh, peggio che andare a 120 all'ora su una strada piena di buche senza ammortizzatori. Ahia, che dolore di natiche.

Dai genitori troppe pillole ai bambini. Ma si, teneteli pure sotto anestesia totale e vedrete come torneranno buoni e paciosi in meno di un batter d'occhio. Così non avrete più motivo di lamentarvi riguardo gli impedimenti della vostra carriera da supereroi industriali. Dovesse mai mancare qualche centesimo sul conto in banca, per amor di dio. Annozero, scontro in diretta Masi-Santoro. Minchia quante gliene ha suonate, finalmente. Lui e Lerner tra un po' li eleggiamo a paladini della giustizia sociale e del diritto di libera espressione. Menomale che qualcuno ancora sveglio forse c'è ancora. Se non rispetto le regole chiudimi adesso, se hai le palle. Risposta: una mezza supercazzola, tipica dell'uomo impacciato colto con le mani nelle mutande a trastullarsi di goduria preventivata ma non portata a compimento definitivo come previsto dal copione dell'amministrazione di un servizio pubblico nazionale. Una mezza sega, insomma. Sia l'uomo che la volontà stroncata sul nascere. L'ira del Presidente della Camera. Il cavaliere vuole prendersi pure il Quirinale. Anathema, cazzo! Anathema! Mamma mia che incubo. Via, via, pussa via. Annamose a piglià 'n caffè che è mejo, vah.


Aspetta un attimo però. Guarda un po' qua. Lunedi 24 gennaio 2011: La democrazia del web. Così i blogger in Egitto sconfiggono la censura. Slogan e proteste, la politica si fa su internet (Repubblica). Mercoledi 26 gennaio 2011: L'egitto contro la sfinge Mubarak. E il regime ha paura della fine. Migliaia in piazza: guerriglia e morti (Il fatto quotidiano).

Minchia.

Vuoi vedere che, almeno a livello di percentuali, tutti si sono svegliati tranne noi? Che bel collegamento eh? E nemmeno tanto azzardato come quello dell'accorpamento subliminale giovani idioti / pubblicità Luiss (ah, la potenza del collage...che arte). Tam tam su internet e twitter. Sistemi tanto efficaci per contattarsi quanto sfuggenti per chi voglia sorvegliare il dissenso. Ora, violenze ingiustificabili a parte, non ci vuole la zingara per capire che il modo più atroce di contrastare e contestare il potere delle salme è quello di combatterle con le armi che non hanno. Si, un po' come i superalieni venuti sulla terra a fare i predatori assoluti con armi di distruzione di massa inconcepibili dalla mente umana perché troppo avanzate per essere anche solo immaginate da un branco di cretini in regresso. Certo, ragionare in termini di innovazione va sempre bene, ma finché continueremo ad accettare una classe dirigente fatta di antiche cere da museo preistorico sarà davvero complicato introdurre elementi di progresso come, che so, il telelavoro (un po' lo facciamo, e con buoni risultati, già noi aspiranti giornalisti delle testate quotidiane online), l'abolizione del telefono con l'avvento di uno Skype completamente gratuito e, pertanto, democratico, il wi-fi libero sull'intero territorio nazionale in modo da potersi collegare senza tirare sputi e scagazzate su quelle chiavette usb del cazzo di ladri autorizzati vari come Tim, Wind, Vodafone e Tre che, una volta si e l'altra pure, si fanno venire le mestruazioni e scattano di isteria nella convinizone di non voler funzionare o di dimostrarsi lente come una puttana che si spoglia.

Ma intanto noi, già che ci siamo, cominciamo (o continuiamo) a far sapere qualcosa a qualcuno. Cominciamo a divulgare, per esempio, uno studio statistico pubblicato stesso da Repubblica e riguardante i rapporti ideologici (ma anche fisici) degli italiani nei confronti delle insidie sociali sempre in agguato negli irti meandri della nazione. Ebbene, stando all'articolo del 27 gennaio, si evince che ciò che spaventa i cittadini dello stivale non è più l'insieme di pericoli attivati da criminalità e malavita organizzata (il 4,6% degli interrogati pare c'abbia fatto quasi il callo a furia di non parlare, non denunciare o quantomeno segnalare pizzi e non solo), bensì, udite udite, la disoccupazione (48,2 %!). Dieci volte tanto! Seguono altri gingilli del calibro di costo della vita e aumento dei prezzi (6,4%), qualità del sistema sanitario (5,4%) e qualità della scuola (3,7%) tra gli altri. Di solito me ne infischio beatamente dei sondaggi, ma qui credo ci sia da riflettere un bel po' operando per un bel collegamento ipertestuale interiore con l'idea di quei rotti in culo che si stampano su quelle facce di merda un sorriso a 1936,27 denti al solo pensiero di rifilare si e no mezzo centesimo nelle tasche bucate di un povero stronzo tra i venti e i trent'anni (ma non solo) che a momenti, per tre mesi di schiavitù alla volta, ci rimette pure i soldi di un abbonamento ai mezzi di trasporto in una città di grandezza e casino metropolitano abnorme. Se scorrete tra le pagine di questo blog troverete un post in merito. Vorrà pure avere un senso, mi auguro.

mercoledì 26 gennaio 2011

Come Silvio comanda

Quale docile brezza aleggia nell'aere mattutino al leggere simil notizia. Altro che puttanaio: nella memoria difensiva le serate di Arcore diventano "il ballo delle debuttanti". Si...e sulla Salaria giocano a scopone scientifico e abbrustoliscono salsiccie al fuoco dei copertoni. "Disgustoso", "spregevole", "turpe" e "ripugnante" dovrebbe essere un atto di autoconsiderazione del Presidente del Consiglio, non una pubblica offesa attraverso pubblico mezzo di comunicazione (e la Minetti, ricordate, è la madre di tutte le "lingue"). Ma tanto, ormai, ce ne siamo fatti una ragione. Uno dei tanti fatti rimane sempre e comunque lo stesso: io, se vado a puttane, a momenti mi arrestano. È stressato, il poveretto. Lasciatelo stare, povero cucciolo indifeso. Guardiamo oltre. Si, fosse facile...

È stato strabiliante il finto intervento di Crozza-Bersani ieri sera a Ballarò, sulla scia satirica dei recenti comportamenti del Grande Capo Mazza Nera. Intimava al centrista Tabacci di andare via. Magari dal Bersani vero venissero fuori toni di questo tipo (non nel cacciare gente, ovvio, ma nell'affermare una posizione solida, decisa e soprattutto univoca col resto del partito, simil-alleati compresi. Una chimera?).

Come se niente fosse, Silvio comanda e discepolo risponde. Masi prepara la guerriglia per far saltare Annozero. Ancora. Anche se stavolta, siccome si cadrebbe, agli occhi di tutti (almeno di quelli che vogliono davvero vedere), nel plateale e, soprattutto, nel ridicolo qualora si decidesse di compiere un'azione ben più radicale (chiusura immediata), si mira soltanto ad una accurata cernita del pubblico presente. "Se non puoi distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore", mi pare dicesse Travaglio citando forse Montanelli, non ricordo bene. E certo: gli applausi influiscono sull'opinione pubblica. Vogliono scegliersi anche il pubblico. Chi se ne frega se tra quei presenti e aventi diritto di espressione c'è qualche comune e semplice ragazzo che, però, non vede l'ora di stendere verbalmente (e con ragione) al tappeto uno dei soliti cacciaballe conservatori, reazionari e manganellatori che ci governano (chissà quanto legalmente, poi). Il direttore generale della Rai non sorprende affatto. Anzi: a momenti non fa ridere più neanche le iene che ce l'hanno quasi di natura. C'è da piangere di triste compassione per una classe dirigente che veramente non sa più cosa fare per portare ancora un po' di acqua al proprio mulino già diroccato, arido e abitato da poveri animaletti abbandonati al proprio destino. Una sottospecie di Mulino Bianco preso in usufrutto gotico da Steve Sylvester. È bastata una mezza parola da parte del capo dei capi ("orribile") per scatenare l'ira funesta del servo Masi (fino ad ora scagliata come fulmini di Zeus solo per tramite di diffide o squalifiche di qualche turno per Travaglio e Vauro: i più indisciplinati, certo). "Italiani: ladri e camerieri", dice qualcuno in Germania. Fate un po' voi.

Se si disobbedisce non si va in onda. Nessun problema, dunque, per le minchiate al plastico di Bruno Vespa e i salottini di malaffare alla Signorini, il quale, tra le altre baggianate, sembra aver ricevuto ordine supremo di non accettare più intrusioni da parte di scomode mignottelle dalla parola facile (per non dire altro) sfrattate da via Olgettina per lasciare spazio al fondamentale e vitale caso internazionale di Fabrizio Corona (uno che manco capisce le sentenze che gli infliggono...ma non doveva marcire in galera, scusate?) che, pare, sarà difeso dal miglior avvocato che l'alto dei cieli gli avesse mai potuto mandare in terra a miracol mostrare: la mamma.

Ad ogni modo può stare tranquilla sia la Santanchè col suo delicatissimo dito medio che la sua malcurata stirpe di seguaci e protettori: con una qualunque soluzione verrà dedotta senza troppe difficoltà, in modo da non disturbare i nobili signori riscrittori della contemporaneità.

martedì 25 gennaio 2011

Producete tutti considerevole moto a luogo indefinito (traduzione dolcestilnovista del post precedente per deboli di stomaco)

Dalla Tunisia all'Albania. Voci astrali invocan nostro tardivo accesso. Onde per cui serra nel pugno il nobile ligneo fallo a mascella tenace. Ma sovvien tremulo accenno di indelicatezza al baglior di comode membra in seren grembo riposte. Ah, noi di eterna gentil risposta! Ah, noi di inefficace appiglio alla nobil causa del tenue divenir! Ripetute cause, in verità menzionare.

Orsù tentai sincero baratto di meningi onde Gerta, gentil comare balcanica in saper comune girovagar in giocoso luogo che fu dimora di saper eccelso.

Adunque, Gerta. Qual vergogna minaccia Morfeo financo in vostra terra?

Molte cose a dir sarebbero di popolare utenza, ma tratterrò spiriti e fantasmi di letterata creazione: nostro padron locale regna privo di ilarità popolare. Ahi quanti furon alla forca per dissentir collettivo. L'unica legge non è la divina. Qual dolore fratellanza meschina rischiar! L'ira funesta di dei e semidei scagli il suo dardo onde non fosse regnante arresa. Ad ogni suo passo, solo cupidigia vigilar.

Qual nesso ritrovar da lui a Berlusconi navigar?

Dove splende sconfitta, regnar confessione dovrà. Vostro signore fa usufrutto di Papi e Santi. Ciò fa di voi minor fermento di popol mostrare. Verrà il regno del gentile consenso, pur privo di eccessi goliardici? Eppur si muove spirito intermedio. Altro dir non so e non posso, se non proferir vergogna. Europea Union, suppongo, proverà nossignori di prezioso accesso. E come ultima malasorte, mandato si ma arresto non vi fu per avventori ingrati. Immaginar tu mai potrai.

Immaginar io posso, maledetta sia la finta vergine meschina mandata ad infamar demonio.

Notar voi potete come per fratelli d'oltre Adriatico poco conta l'inutil parola in libero commercio. Mani all'armi. Venir meno di membra virili. Sacrificio di umano pascolo. Galeotto fu il sovrano e chi non lo elesse? Qual miglior ragion per miracol di rivolta mostrare. Triade defunta in spalla al rancor generazionale? Qual maggior canzone per ululati per dei sconsacrati. Qual maggior occasione per calmar caldo sangue rifiutare.

E noi? Noncuranza come maggior disprezzo di noi stessi. Berlusconar di pel noioso su genitali sedimenti è l'auspicio cosmico che sappiam levare, pur in infelice comparsa con rifiuto replicante da conduttor e ascoltator difendere. Comunicazion interrompere, per più, con sbeffeggiar incluso alla civil difesa. A fil dal'alto muovere, costui impresse malafede in richieste di involontaria improvvisa assenza, come comun dimostra il prediletto istinto di fuoriuscita corporale. Ma fil dall'alto leso fu al determinato graffio dell'utenza, pur in Iva Zanicchi benignescamente fragile contar. Real, si sa, fu quel che impose l'owelliano paragon considerare a lobotomizzar mirar. Di mai scosso rigurgito Parlamento campò indsturbato con costanti debitori di forca, agnello del dio prescelto fu illegal Cuffaro, aguzzino seviziar di innocenti fanciulle fu per lucro giustificar e genitor sostener (affidar codesto nome è complimento) propria figlia svolazzar di corpo in corpo (a giusta ragione loro assimilar auspicio di mercanti d'amore) per famigliar benessere di pane e vino (a crisi parar!). Quale zuccherino aroma di desiderio a natiche smistar?

Alla Zen Circus fraternizzare: producete tutti considerevole moto a luogo indefinito.

Andate tutti affanculo

Dalla Tunisia all'Albania. Praticamente manchiamo solo noi. E allora "piglia lu bastone e tira fora li denti"! Ma forse non ci conviene, visto il popolo di fraccomodi che siamo, noi poveri stronzi dal culo molle e inabissato su calde poltrone che mai e poi mai molleremmo per stare al fianco di una giusta causa. In realtà più di una.

Ho provato a scambiare due parole con Gerta, un'amica albanese che bazzica, anche lei, nella Biblioteca Alessandrina della città universitaria della Sapienza di Roma, ovvero il nuovo paese dei balocchi.

Gerta, che cazzo sta succedendo anche lì da voi, adesso?

Stè, ci sarebbero da dire un sacco di cose ma sarò breve: il governo Berisha è corrotto e vuole a tutti i costi governare. Persone restano uccise solo perché protestano. Siamo in dittatura, altro che democrazia. Spero non si scateni una guerra civile. Comunque lui deve lasciare il posto, solo che non si arrende. È testardo, violento e senza limiti.

Ci sono possibili punti in comune tra questo stronzo e Berlusconi?

Se un politico perde, si deve rassegnare a lasciare il posto. Poi voi avete pure il Vaticano. In un certo senso siete più "pacifici", quindi non credo che succederà mai qualcosa di questo tipo. Ci vuole più tolleranza politica, non dico proprio più democrazia. Ci dovrebbe essere una strada intermedia tra la democrazia e l'aristocrazia. Non so che dirti se non che tutto questo è vergognoso e doloroso. Mi sa che ci toglieranno pure il diritto di ingresso all'Unione Europea. E come ultima news, la procura ha emesso un mandato di arresto per quelli che hanno sparato...solo che non è stato eseguito! Ma ti rendi conto?!

E mi rendo conto si, porca di quella puttana maledetta e infame.

Potete notare come i nostri amici albanesi se ne fottono deliberatamente di tutti i giri di parole del cazzo possibili. Vanno al sodo. Si sono rotti i coglioni anche loro. Quindi agiscono e si sacrificano. Elezioni falsificate e corruzione? Bene: ti gambizzo. Punto e basta. Tre morti sul groppone: tristissima aggravante in più per aprire il mazzo agli autoproclamati superstiti di Dio. L'Unione Europea li invita alla calma. Risposta: sto cazzo! E dagli pure torto.

E noi? Che cazzo ce ne strafotte, noi continuamo a sorbirci Berlusconi che sminuzza i nostri testicoli già in libero arbitrio facendo la sua comparsa trionfale anche da Gad Lerner in diretta televisiva e non accetta nemmeno il minimo accenno di risposta da parte sia del conduttore che del pubblico presente che dell'opinione sociale, anzi attacca il telefono in faccia a tutti con tanti saluti al diritto di replica civilmente ascoltata e presa in atto. Comanda i suoi burattini invitandoli a fare quello che fanno tutti i suoi discepoli quando vengono messi in difficoltà sui fatti reali: andarsene. Solo che qualche burattino comincia a diventare umano e a disseminare un minimo di dissenso, anche se non conta un cazzo come Iva Zanicchi ("Iva Zanicchi...ma Signore, che abbiamo fatto?", diceva Benigni). La realtà, si sa, è quella che lui, indiscutibile Grande Fratello orwelliano, impone a favore del puro e sacro benessere collettivo da lobotomizzati. Il Parlamento continua a vomitare condannati in Cassazione, un mafioso come Cuffaro viene santificato in qualità di vittima, ragazzine morte massacrate servono solo per trovate pubblicitarie e genitori (chiamarli così è un sano complimento) invogliano le proprie figlie (padri e madri bipartisan, anch'essi condannabili, in tutto e per tutto, per incitamento e sfruttamento della prostituzione) a spacciarla per il bene della famiglia (e certo: c'è la crisi). Quale miglior condizione per sfasciare le natiche a qualcuno.

Per dirla coi Zen Circus: "Andate tutti affanculo"!





giovedì 20 gennaio 2011

Il virus del pelo pubico

Di nuovo: lo sapevate? In Italia, se qualcuno fa il proprio lavoro conoscendo, seguendo e rispettando le regole, viene reputato "punibile". Anche se fa il pm. Soprattutto se fa il pm.

L'Italia è sempre stato e continuerà ad essere in eterno il paesaccio in cui la televisione regna sovrana scoreggiando in faccia agli inevitabili percorsi giuridici, forse proprio perché inevitabili. Ti invitano cordialmente ad accomodarti in un'aula di tribunale, anche se ti accusano di colpevolezza, per vedere un po' se sei realmente perseguibile a norma di legge o no. Insomma: abbiamo delle prove che più concrete non si può, parliamone e vediamo cosa fare. E tu, invece, almeno da quindici anni a questa parte, scopri che veramente puoi rivolgerti, con ottimi risultati pubblici, al primo tuo cane fedele di turno per far mandare in onda, manco fossi Bin Laden, un videomessaggio dove reciti la parte dell'umanoide perseguitato e implorante la condanna a morte di ogni forma di legalità, inclusi eventuali germi da contagio. Ma in terza serata, per carità. Dovessi mai disturbare la non stop del Grande Fardello. E la farsa che hai registrato, rifacendola chissà quante volte perché il tuo aspetto non era abbastanza affranto (ma lasciava presagire troppa preoccupazione e sudorazione ghiacciata), te la mandano pure senza alcuna recriminazione. Non tanto, certo, perché sei il loro padrone, quanto perché, in sostanza, pur essendo in terza serata, fai uno share stellare, oltre che notizia disarmante e assolutamente mirata a distogliere l'attenzione sui problemi pubblici di cui non sogneresti mai di occuparti (problemi che, tra l'altro, sarebbero anche strettissimamente legati a quelli dai quali ti stai parando il culo pieno di stampate che ti ha tirato la giustizia, puntualmente nascoste ma pur sempre doloranti). Conflitto di interessi anche qua, tra l'altro: ovvero quella boiata colossale della trasmissione di Signorini (l'unico "ricchione" gradito dai gusti ben mirati del premier) che intervista la zoccola di fiducia pagata in straordinario per sparare minchiate contraddittorie e assolutamente insostenibili. Cazzarola, ci sono le prove! E finiamola!

Poco importa se le notizie da dare davvero in edizione straordinaria, per giunta restando tristemente in tema, potrebbero essere, che so, quelle riguardanti l'arresto di Carine Roitfeld, direttrice, da dieci anni, di Vogue. Il reato? Pur trattandosi di territorio francese, pare proprio che l'Italia (di per sé in netta scia post filippina o comunque territorialmete attinente alla prostituzione minorile da turismo sessuale a un dollaro a botta) abbia insegnato a sfoggiare quanto di più sfacciatamente alla moda si possa sparare in piena visione pubblica: ragazzine (in realtà vere e proprie bambine!) in pose provocanti e, come se non bastasse, vestite in maniera succinta e truccate come delle luride puttane di alto rango. Età media? Sette anni. Eventuale ideologia genitoriale? "Ma si, intanto porta i soldi a casa. Tanto prima o poi comunque dovrai imparare". Sono i primi virusi per i quali l'umanità intera dovrebbe cominciare, dopo milioni di anni di soprusi, a studiare proposte di antidoto.

Nonostante antipatie più o meno sportive, onore alla Francia che certa gente la sbatte in galera a calci in culo e senza troppi giri di parole. Chissà se si comporterebbero alla stessa e identica maniera se ciò accadesse al loro presidente. Probabilmente si, chi lo sa. Saranno pure nostri cugini calcistici ma non son mica scemi di guerra come noi che siamo pure tutelati dal Papa e dalla Chiesa Cattolica (già abbastanza esperta dell'argomento, più o meno). 30 e lode a chi ha ancora un mezzo sentimento in corpo.

martedì 18 gennaio 2011

San Silvio protettore dei bisognosi

"Cosa intendo fare per i poveri bisognosi? Una beata minchia!". Così rigurgita Cetto La Qualunque nei suoi comizi di piazza. Osannato, ovviamente. E proprio così, interiormente, riflette il nostro Presidente del Consiglio dei Ministi. Una beata minchia. Ecco la verità: la prova l'ha pubblicata Il fatto quotidiano di oggi. Pagina 8. Una delle migliaia di lettere che arrivano quotidianamente all'indirizzo di San Silvio protettore, martire succube dei rossi. A scrivere è Agnese Dinarello, quarantanovenne maestra elementare con cinque figli a carico e, sembrerebbe, divorziata nonché priva di aiuti dall'ex marito. Unica risorsa: uno stipendio sfregiato da una riforma infame e classista. La donna, disperata, arriva al punto in cui decide di chiedere aiuto al premier. Ecco il tratto saliente della brevissima risposta. Nemmeno da parte di Berlusconi, bensì ad opera dell'onorevole Valentino Valentini.

Pur comprendendo la Sua difficile situazione, debbo comunicarLe che il presidente del Consiglio non può farsi carico dei casi individuali, anche se degni di considerazione.

Poco più avanti si legge:

La presidenza del Consiglio, d'altra parte, non dispone di fondi da erogare in favore dei singoli cittadini in difficoltà.


Milioni di euro a luride puttane di merda lussuriose del cazzo e non un centesimo per chi davvero ne ha bisogno. Ecco una prova indiscutibile della sconfortante ipocrisia non solo del nostro premier ma della nostra classe dirigente per intero. La povera signora Agnese, allo stesso e identico modo di chi come lei se non in misura ancora maggiore, di certo ha più esigenze di una zoccola di professione esperta in fellatio che, se vogliamo dirla proprio tutta, non penso avrebbe serie difficoltà nel trovare un lavoro (attinente alla sua specializzazione, si intende) altrove. O no? Mi sbaglio? La signora Agnese è pazza? Pubblica la risposta alla sua lettera una redazione di nevrotici da ricoveroche se l'è inventata di sana pianta? Non direi proprio.

Eppure San Silvio ci tiene così tanto a ribadire il suo impegno nell'aiutare i meno fortunati. Per contro, la squadra speciale F.I.C.A. comincia a delinearsi. Nicole Minetti, ex ballerina di Colorado Cafè (ammazza che arte) e "igienista dentale" (...non voglio fare commenti se no cado veramente nel porno amatoriale più esplicito di quanto già io non lo sia...), sembra aver assunto per Berlusconi un po' la stessa funzione della Béatrice di quel libro bellissimo che è Che cosa hai fatto di Raul Montanari (leggetelo per credere), ovvero la donna splendente dei desideri più peccaminosi ed estremi ma irraggiungibile nel suo deciso non concedersi al di fuori dell'ambito professionale, nel cui giro, ovviamente, è la più costosa in assoluto, la perfezione fatta donna; si tratta di una femmina dotata di una risolutezza da serial killer nel momento in cui esercita la sua professione di procuratrice di piacere da carne fresca, offrendo solo il meglio di quello che si può trovare non sulla piazza, ma nei locali di fiducia. Come il macellaio che riserva al cliente quotidiano il taglio migliore.

Come spieghereste altrimenti quello che è stato ascoltato provenire dalle sue stesse parole ad un'amica? C'è la zoccola, quella che viene dalle favelas [la risolutezza del serial killer, nds], quella un po' più seria e poi io, che faccio quello che faccio. "Che faccio quello che faccio". Andiamo bene.

Droga purissima, sesso lussureggiante, festini "rilassanti", seni nudi pronti per un "touch screening" all'ultima tecnologia da flauto di pelle elettrificato. Questi sono i bisogni che San Silvio reputa principali. Non mantenere cinque figli senza stipendio né sussidio. Queste sono le cose importanti, non quelle appartenenti alla povera gente. "Io sono io e voi non siete un cazzo". Ve lo ricordate?


Le cose importanti, invece, sono anche quelle che un ragazzo di ventitre anni, Matteo Iannitti, studente di Scienze Politiche, sente di dover ricordare, inoltre, ad un'opposizione dai sonni tranquilli. Anzi, da letargo. Macché: collasso.

Catania. Facoltà di Scienze Politiche, appunto. Assemblea della Cgil locale per l'accoglienza del nuovo segretario nazionale. Slogan dell'assemblea: "Il futuro è dei giovani". "Seh", avrà pensato Matteo il quale, preso il microfono per un intervento già accordato e autorizzato in precedenza, non senza difficoltà di consenzo da parte dei capi (ti pare che mò veramente può parlare chiunque? E no, eh!), ha espresso con necessaria energia il suo dissenso circa la situazione generale. "L'opposizione non dà risposte e non è una reale alternativa". Anna Finocchiaro, lì presente, prende e se ne va. Proprio come Berlusconi soto le grinfie di Di Pietro dopo la fiducia comprata senza vergogna. Voglio sperare almeno senza il "vaffanculo" mimato con la mano. Si, poi rientra, a quanto pare. Ma che bello, però, eh? Com'è piccolo il mondo. Lo vedi che, prima o poi, qualcuno un tantino simile a te in piccolissimi aspetti pure lo riesci a trovare?

Ma non disperate, continuate a dormire sonni tranquilli: San Silvio protettore dei bisognosi aiuterà anche voi, proprio come voi lo avete già aiutato almeno due volte.


lunedì 17 gennaio 2011

Ipocrisia a reti unificate

L'una e mezza di notte. "Minchia", direbbe Coliandro.

Berlusconi si para il culo in differita su Rete 4, ovviamente la sua televisione più di fiducia (chiaramente il Tg5, "Canile 5", gli darà carta bianca per una replica immediata subito dopo). E ovviamente nella più totale assenza di contraddittorio (qualcuno avvisi La Russa: anche il suo padrone è un vigliacco, a parità di giudizio). Nonchè la sua unica speranza di farsi credere in tutte le puttanate che continua, da buon sciacallo, ad affermare a sua finta ed indecorosa discolpa (ah, che attore...) è la lobotomia mediatica dei vecchietti rincoglioniti che si svegliano or ora dall'assopimento post cena sulla sedia dondolante, inebriati nel dormiveglia di una coscienza che (pure la loro, ormai) comincia ad essere anche un tantino stanca di essere presa per il culo dopo un secolo di infamie vissuto sulla loro stessa pelle (cristo santo: ci applaudono anche, adesso).


Lobotomia mediatica. Ovviamente. Ci manca solo Hannibal Lecter che stappa una bottiglia di "buon Chianti" e ci accoglie con un "favorite?". La nostra condizione mentale e civile è proprio la medesima di Ray Liotta al tavolo della cucina nel sequel. Un po' di bava alla bocca, sguardo spento, capacità assimilative prossime al sottozero. Scatola cranica aperta e in piena operazione culinaria, soprattutto.


Tutto d'un tratto te lo vedi là di fronte per colpa di quel maledetto dito pollice della mano destra che ha lisciato, meschino, il 2 del 24 di RaiMovie, giusto un minuto prima di provare a vedere che horror-splatter vagamente ridicolo sparano in dodicesima serata prima di spegnere, tirare una mezza loffa e andare a letto. Di botto te lo trovi di fronte e a momenti un infarto ti piglia e ti porta al creatore senza passare per il "via". Guardalo, quant'è bello. Con quella sua espressione così seriosa (dov'è finito quel sorriso a 72 denti di qualche anno fa? Paura, eh?!) e preoccupata del bene comune attualmente di maggior uso e consumo: la privacy. È molto teso, testa d'asfalto. È davvero intimorito per la decadenza della giustizia italiana che, attenzione, non perseguita solo lui ma milioni e milioni di italiani. E certo: è stata infranta la legge nell'essere andati a toccare fatti intimi e personali. Per carità! Non è stata, però, sfondata a rotture di setto nasale e calci nelle palle la legge stessa nell'atto di istigazione a delinquere esercitato (telefonicamente, poi) nei confronti di un ufficiale in servizio costretto a rilasciare, contro normale procedura e, tra l'altro, con una platealmente inventata motivazione (la nipote di Mubarak...ma come cazzo ti vengono, certe cose...) una delle tante luride mignotte di fiducia! (Non rompetemi i coglioni con "ma si chiamano escort" che vi apro il culo. Sono mignotte e, peggio del peggio, tutt'altro che sfruttate! Punto e basta. Chiamo Coliandro, eh...). Dello sfruttamento della prostituzione e del fattore minorenne me ne sbatto: non prendiamoci per il culo, sappiamo di vivere (vivere?) in un paese dove sono proprio questi elementi, tra gli altri conoscenti, a muovere enormi container di merda nel circuito finanziario nazionale. Quello che mi fa letteralmente vomitare è vedere ancora una volta (ormai davvero non si contano più) uno che dovrebbe fare i miei interessi (ecco: "dovrebbe") occuparsi solo ed esclusivamente di faccende personali (legge e fica) spacciandole, da buon pusher morale, come problematiche di preponderante interesse nazionale. A me per una multa del cazzo mi mandano la cartella esattoriale, vaffanculo.


Lo so, sono sempre le solite parole. Sempre le stesse. Come, però, sempre gli stessi sono gli scempi che siamo costretti a subire in catene (a volte basterebbe davvero anche solo uno zombie mal truccato a strapparmi una mezza risatina), col bavaglio e senza poter mettere seriamente in chiaro, una volta per tutte e arrivando al cervello ammuffito di chiunque, la faccenda nella sua completezza: siamo governati da un potenziale ergastolano, se è vero che "è la somma che fa il totale". Come ha detto il mio amico Federico, "Berlusconi in tv: <<è una persecuzione>>. La nostra!"

È ora di finirla. In qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo. Non se ne può più, per pietà. Provo seriamente vergogna e rancore. Soprattutto vergogna. Giusto l'altro ieri, in biblioteca all'università, parlavo con una mia amica tedesca del disastro che siamo costretti a sopportare. Poverina: si chiedeva, ad occhi sbarrati, come è possibile restare con le mani in mano a non fare niente nei confronti di una simile presa per il culo continua ed imperterrita. Ho cercato di spiegarle qualcosa, di come, tra le altre mille cose, siamo censurati moralmente e civilmente se non proprio presi per pazzi terroristi filocomunisti e giustizialisti. Ad un certo punto mi sono accorto che erano passate quasi due ore e, volendo, dovevamo anche studiare un po'.

Quelli che sono andati, sono andati da trent'anni almeno e non c'è verso di recuperarli. Ma almeno noi (come già stiamo provando a fare, va dato atto assolutamente) svegliamoci. Tutti quanti, non uno si e uno no. Tutti quanti. Adesso.

venerdì 14 gennaio 2011

Fischi per fiaschi

Fare il premier o il ministro non costituisce legittimo impedimento a fare anche l'imputato. Lo sapevamo tutti, fuorché gli inquilini di Palazzo Grazioli e del Quirinale, scrive giustamente Marco Travaglio nel suo editoriale sull'edizione di oggi del Fatto Quotidiano. E menomale. Perhè in Italia, da troppi anni a questa parte, reati belli e buoni vengono scambiati per premeditati e consapevoli favori a quello che viene ancora ignobilmente chiamato (bestemmiando) Paese. Il tutto nel terrificante oceano del comune senso popolare invocante il grido degli squali del "lo sapevamo già". Si giustificano mazzette e tangenti come fossero evasioni fiscali (ogni riferimento non è poi così tanto casuale...viene da pensare: "minchia, lo dice anche!"), si considerano legittime norme inventate di sana pianta a favore di pochi se non uno solo, si sotterrano reali e vitali esigenze collettive nelle sabbie del presunto malvagio terrorismo rosso. Si nega l'evidenza, questo è il dramma. Si cercasse almeno il modo di non farla trapelare in maniera così scellerata, verrebbe anche da accettare un simile schifo con qualche travaso di bile in meno. Forse.

12 voti contro 3 per la bocciatura del legittimo impedimento? Doveva essere un secco 15 a 0, dico io! E senza nemmeno sentenze additive da compromesso giudiziario! Manco fossero i gol che ci si impegna a fare comunque per l'onore della bandiera. Una simile idea, prima ancora che proposta di legge, non deve essere nemmeno concepita come presa per il culo diretta alle istituzioni, come fosse una sottospecie di candid camera fatta male (per la serie "fai vedere un po' che faccia fa").

Lorenza Carlassare, sulla colonna di sinistra del suddetto quotidiano, intitola il suo pezzo Un motivo di speranza. Già il dover avere speranza in ciò che, invece, dovrebbe essere di scontato rifiuto con tanto di vomito forzato, per quelli come me, sinceramente, è un po' una spina nel culo. Ad ogni modo, la saggia autrice dell'articolo afferma: è importante avere una Corte costituzionale, una Corte indipendente che non si lascia intimidire e, con una sentenza chiara, elimina i privilegi ripristinando (per la terza volta) [non male, nda] l'eguaglianza. Di nuovo: menomale! Tra reti televisive nazionali (la Rai, per chi non lo sapesse o non lo volesse immaginare né accettare) che non estendono i palinsesti per oltre due mesi in attesa di sapere cosa succede in politica, da buone figliastre adottive, e addetti al settore della gestione municipale della capitale italiana (Alemanno, per gli stessi destinatari di cui sopra) che lascia adagiare le natiche a fiumi di parenti filonazisti e stantuffa forte (e senza lubrificazione) per formare una giunta comunale (ancora incerta) a sua immagine e somiglianza (col terrore di finire in mano alla sinistra in un futuro chissà quanto prossimo), almeno un tre quarti di buona notizia, ieri, l'abbiamo ricevuta. Per fortuna i giudici sembra contino ancora qualcosa anche se, a furia di riepilogazioni forzate per prescrizioni volutamente raggiunte dal cambio di una miriade di addetti ai lavori, la minaccia del terrorismo vero, quello politico, è sempre dietro l'angolo poco illuminato.

Ma qualunque cosa accada, "from here to eternity", si consideri che la vita è una sola e sfila via di passaggio come sabbia tra le dita. Forse non vale neanche la pena prestare così tanta attenzione ai suoi lati più complessi. Lei se ne scappa e tu neanche te ne accorgi. Proprio come non se ne accorge neanche un umile operaio costretto ad annullare vita personale, famiglia e salute per uno stipendio da fame. E quest'anno il primo maggio viene pure di domenica, vaffanculo...

giovedì 13 gennaio 2011

Inarritu soppresso in Italia

Ho appena dato la notizia su www.wakeupnews.eu e, sinceramente, fatico a non bestemmiare mezzo calendario.

Non è ancora una notizia ufficiale ma possiamo annunciarlo: Biutiful, il nuovo attesissimo lavoro di devastante poesia cinematografica ad opera di Alejandro Gonzalez Inarritu (già osannato per i meravigliosi 21 grammi e Babel), con protagonista l'Javier Bardem vincitore della palma d'oro allo scorso festival di Cannes come miglior attore protagonista (ex aequo con il nostrano Elio Germano per La nostra vita di Daniele Luchetti), non uscirà nelle sale italiane. Lo sbarco nel territorio audiovisivo dello stivale era stato fissato per il prossimo 4 febbraio. Invano, perché il film vedrà la divulgazione nazionale soltanto in formato DVD (anche se non si sa ancora quando). Insomma: chi lo vuole se lo paga senza far fallire i superiori timorosi.

La notizia sembra provenire dai diretti interessati, ovvero quella rinomata Universal che, però, non lascia trapelare con precisione la vera motivazione secondo la quale è stato ritenuto inopportuno l'arrivo della pellicola dell'eccezionale regista messicano. Una scelta molto più che discutibile in luce della sconfinata qualità sia dell'autore che dell'opera, stando a quanto si è potuto constatare dai risultati transalpini. Senza neanche considerare, in più, la possibilità che Bardem, venga candidato agli Oscar, sempre come miglior attore protagonista. Ad ogni modo, le sale italiane sarebbero state comunque le ultime in assoluto a proiettare la pellicola, elemento già di per sé davvero molto imbarazzante.

Inutile sottolineare la nostra ovvia e sconfortata indignazione. Sarebbe bello, però, cercare di capire almeno qualcuna delle reali motivazioni che hanno portato la pregevole società di distribuzione ad effettuare una scelta così azzardata e scellerata. Si tratta della solita, stupida ed ignobile logica di mercato, secondo la quale l'Italia non sarebbe un territorio culturale volenteroso di spendere quei cinque maledetti euro di biglietto per assistere ad un'opera dal profondo impatto spirituale? Sarebbe, l'Italia, un agglomerato sociale inadatto, in questo caso, a "fare cassetta"? Oppure si tratta di una pellicola talmente forte ed impegnata la cui comprensione risulterebbe troppo difficile per noi comuni mortali da metropoli assonnata (in questo, allorà, è come se ci volessero fare un favore)? Matura in noi, sinceramente, anche il solitario sospetto della non predisposizione (più o meno volontaria) ad aprire gli occhi di una larga fetta del Paese, dato che (chissà) forse avrà lasciato riflettere i più elevati dirigenti: traffico di stupefacenti, malavita organizzata e lotta personale alla malattia con conseguente riscoperta di sé stessi in una realtà corrotta, evidentemente, non sono argomenti che possono interessare il pubblico italiano, a presumibile detta dei "capoccia" mercanti di quella che non hanno mai considerato, e continuano a non considerare, come arte.

Chi lo sa. Una sola cosa è certa: siamo, come al solito, ai limiti del vergognoso.

lunedì 10 gennaio 2011

Messaggi subliminali

Domani sarà l'ultimo giorno di mia permanenza natalizia in quel di Avellino. Alle 14:30, infatti, mi toccherà riprendere quel fatidico autobus dell'Air che mi porterà dritto dritto di nuovo nella capitale con un solo, unico ed indelebile comandamento: vedi quello che cazzo devi fare. Speriamo bene. Cristo santo, che sofferenza.

Pertanto, oggi mi apprestavo, come di consueto nella mia città natale, a sostenere una mezzoretta di passeggiata verso mezzogiorno o giù di lì, attività quasi ininterrottamente accompagnata dall'acquisto di un paio di quotidiani. Il lunedi, come sapete, è il giorno di riposo del Fatto Quotidiano. Di conseguenza, sulla via del ritorno a casa, mi munisco unicamente di Repubblica. Pago, mi sparo il giornale sotto una ascella, mi volto e mi incammino verso la mia umile dimora. Arrivato sotto al portone, probabilmente avrò pure tirato giù tre o quattro santi non avendo ricordato, già al momento della discesa, che mi sarebbe toccato risalire a piedi per le scale visto che hanno staccato la corrente elettrica per lavori in corso. Prendo atto della mia considerevole panza in via di sviluppo e mi accingo alla scalata di quattro solidissimi piani, per poi scoprire che, invece, l'ascensore si alimentava da un altro sistema elettrico e non da quello sottoposto a lavori. Quisquiglie. Arrivo, prendo le chiavi, apro la porta ed entro richiudendola alle mie spalle. Vado al cesso, mi cambio, eccetera eccetera.

Nell'attesa di mia madre che torna da lavoro (alle due e mezza, porca la malora), sfoglio Repubblica...e arrivo a pagina 23 (dopo aver risposto a me stesso, interiormente, al titolo di pagina 21, Il Papa contro la moda dei nomi bizzarri. "Date ai vostri figli solo quelli cristiani": voglio pensare che intendesse dire "cristiani" nel senso del sinonimo dialettale di "decenti", seguendo la trafila dei vari Chanel e dintorni).


Insomma: pagina 23. Titolo: Giovani imprudenti e confusi sul sesso. È boom per la pillola del giorno dopo. L'articolo, in effetti, parla della paura delle nuove generazioni, in particolar modo del versante femminile, riguardo il rischio di gravidanze indesiderate. E se ne leggono di divertentissime, in tutta sincerità: non sapevo, ad esempio, che per alcuni fare l'amore in piedi significasse maggior possibilità di contraccezione, così come una "lavanda al limone" salvasse da un rapporto non protetto o la Coca Cola fosse un anticoncezionale. Esilarante.

Scorrendo l'articolo, però, mi imbatto nell'uso sistematico di termini precisissimi: "ignoranza", "istituzioni", "educazione", "scuole", "morale", "responsabilità", "allarme".

Finito di leggere l'articolo, allora, il mio occhio scivola verso il basso per vedere, ovviamente, se c'è dell'altro. E che ti trova? Una pubblicità...della Luiss! Si, l'università privata!

Signori miei carissimi: se non è un messaggio subliminale questo...


Magari sarà una follia alla Jim Carrey del film "23" (ma guarda un po', proprio quello della pagina), dove il maledetto numero fuoriusciva da qualsiasi fonte esistente, anche la più inimmaginabile. Fatto sta che il messaggio pubblicitario ha trovato il suo incentivo gratuito e assolutamente inconscio. E già, perchè sembra proprio che il messaggio satanico sia: "espugna il tuo conto corrente e vieni alla Luiss, dove non troverai mai ignoranzaistituzioni rompicoglioni con riforme assurde (anzi ci aiutano non sai quanto), dove riceverai l'educazione culturale necessaria per una scuola che ti conceda di avere una morale capace di sviluppare in te una responsabilità tale da rappresentare il campanello d'allarme per chi non sarà come te". O qualcosa di simile, insomma.

Come se non bastasse, mi sovviene il numero della pagina: 23...che nella tombola napoletana (o Smorfia, non ricordo bene) è "'o scemo" (lo sciocco), mentre in quella romana è "bucio de culo" (teoricamente "fortuna", ma chissà: sempre buco di culo è). Smentita di quanto or ora percepito o sana presa per (appunto) il culo ad opera di un genio della Qabala con desideri impuri di divertimento personale? Ma cosa avrà voluto dire il nosto santone invisibile? "La Luiss risolve tutti i tuoi problemi", "fesso chi non si iscrive alla Luiss" o "scemo tu che ci stai pure a pensare invece di prendere la decisione giusta"?


Lo so, lo so: sto esagerando platealmente. Ma vista l'aria che tira, di questi tempi, il pensierino ce l'ho fatto eccome. E forse potete anche capirmi: studiando cinema, tra le prime cose che mi hanno insegnato a sviluppare c'è proprio la capacità, più o meno elevata, di recepire (per utilizzarli in futuro) questo tipo di messaggi all'interno della costruzione fotografica e semiotica delle inquadrature, in modo da poter capire il vero senso del film anche e soprattutto dove la sceneggiatura non spiega l'elemento di fondo, il messaggio principale di cui la narrazione si fa metafora o veicolo portante. Potete immaginare, quindi, come la mia memoria, tra tanto altro, sia planata anche su quel simpaticissimo "Fight Club", in particolar modo sulla sequenza in cui Edward Norton descrive i passatempi preferiti del suo alter ego Brad Pitt, sottolineando una sua prediletta passione da proiezionista nell'inserire fotogrammi porno in film per famiglie ("un gran...bel...cazzone!).


Ad ogni modo, fate voi.

domenica 9 gennaio 2011

Sogni d'oro

È un dato di fatto innegabile. I 150 anni dell'Unità d'Italia li stiamo vivendo, come volevasi dimostrare, da veri italiani coi fiocchi: poca memoria e molto (troppo) affanno per opere pubbliche e simboli fallici da potere assoluto. Sembra essere una inamovibile conferma considerare il fatto che ogni patrimonio utile a nostra disposizione venga messo, sempre e comunque, nelle tragiche condizioni di essere usato categoricamente per scopi altri e, francamente, ben lontani dal vero fine legittimo. Difficilmente dimenticherò, tra tanti, il caso del sito internet www.bakeca.it (ormai quasi risolto, credo, unicamente grazie ad invettive, soprattutto, di chi come me): un portale di annunci "compro/vendo" finito nelle mani di prostitute professioniste, transessuali e gente che proponeva camere in affitto gratis con l'unica spesa di una fellatio ogni tanto, per non parlare delle proposte di affitto in nero a iosa. È ora di finirla con queste farse. Almeno questo è il pensiero che noi comuni mortali maturiamo in un cuore che pompa sangue amaro dalla mattina alla sera e spesso anche a notte fonda.


Tanto per tirarne fuori una, avremmo anche la possibilità di insegnare ai nostri figli chi è stato e come ha fatto a trasformare frammenti ideologici in un'unica nazione: puntualmente, arriva la nostra classe dirigente a sostenere l'impegno fino in fondo. Eccola qua. Nessuna iniziativa prevista nella maggior parte delle scuole. Non c'è di che meravigliarsi, in fin dei conti. Si sapeva. Non possiamo mica pretendere che una casta di governanti disinteressata categoricamente ai propri doveri, impegnata com'è a favorire i propri interessi, all'improvviso si fermi e si volti a guardare un po' in basso per vedere se magari c'è bisogno di una mano. Il ministero della pubblica istruzione è stato finora assente. Sembra proprio che, almeno per il momento sia così. La principessa Gelmini avrebbe avuto l'occasione di preparare un serio programma di incitamento allo studio e alla memoria risorgimentale nelle scuole italiane. E infatti ha pensato bene, per contro, di spendere tutte le sue energie residue nell'attuazione della legge che porta il suo nome. Così anche lei, come tutti gli altri, ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità warholiano. Così anche lei sorride giuliva nel sapere che il suo nome rimarrà stampato negli annali della storia d'Italia. Solo che le risposte dell'opinione pubblica non le segnalano mica nelle note a fondo pagina. Insomma, niente pubblicazioni in merito, niente filmati divulgativi firmati Ministero della Pubblica Istruzione (ormai non più pubblica), testi didattici o iniziative di vario stampo (che siano anche recite di bambini di prima elementare). In giro, fino ad ora, solo finti spot lecchinosamente imparziali sull'indegno ed immorale potenziale sfruttamento nucleare.


Al di là di chi col tricolore ci si pulisce il culo (che ci finisse pure avvolto dentro da capo a piedi come nel recupero corpi post tragedia), verrebbe quasi da pensare che i nostri amati governanti, evidentemente, prediligono la cancellazione, o quasi, di certe argomentazioni almeno dai cervelli lobotomizzati della gente comune nella vita di tutti i giorni. Dovunque si sbatta la testa, le radici di un'intero popolo non sono state minimamente considerate, dai maggiori esponenti (fatta eccezione, e menomale, almeno del Presidente della Repubblica Napolitano), soprattutto come fondamentale strumento di riflessione e approfondita conoscenza giovanile in merito a ciò che davvero detiene in termini di significato ciò che accadde 150 anni fa. È un po' come non voler considerare che noi esseri umani (chissà fino a che punto umani) siamo tutti frutti della casualità del big bang, più o meno. Che meraviglia.

Ma ecco che arriva subito il nostro ammirabile Presidente del Consiglio a risolvere la questione. Indirettamente, per giunta. La potenza della sua immagine smagliante, infatti, ha avuto talmente tanta influenza sulla popolazione libica da riuscire a farsi innalzare a paladina del ripristino economico e morale di un intero paese che, si direbbe, ora sorride e spende di più. In tutto questo, la Spagna ringrazia lui e Telecinco. Sogni d'oro, allora.


Ma il bello è che se si vuole proprio far finta di dimenticare 150 anni di sacrifici, soprusi, abusi di potere, dittature e continue (seppur sanguinose e sforzate) rinascite (solo ed esclusivamente) popolari, si finisce per dimenticare, più o meno involontariamente (ma chi lo sa...) il fatto che abbiamo raggiunto un record internazionale relativo al tasso di disoccupazione attuale che, guardacaso, spopola maggiormente tra le nuove generazioni. Se molti non si impegnano nemmeno alla ricerca di un lavoro, al di là del fancazzismo comune all'essere umano in sé, perché scoraggiati dalla situazione di un precariato strabordante e dalla relativa consapevolezza di perdere il posto già dopo tre mesi (se tutto fila liscio), si presume che ci sia un bel po' da riflettere. Ma senza pensare a festeggiamenti nazionali o divulgazioni del verbo essere relativo alla personalità di una nazione, per carità. Se no ci si distrae troppo dalle cose serie.

venerdì 7 gennaio 2011

I ladri autorizzati

Grandi, grandissime notizie dall'Algeria.

Dopo le rivolte scoppiate in Tunisia nelle ultime settimane, anche l'Algeria è travolta da un'ondata di proteste provocata dagli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari, ma anche da una situazione di disoccupazione cronica e dalla carenza di alloggi. Negli ultimi due giorni, manifestazioni violente sono esplose ad Algeri ed Orano e si sono estese anche alla Cabilia, dove centinaia di giovani hanno eretto barricate e saccheggiato negozi. La stampa locale parla di decine di arresti e feriti. (Il Fatto Quotidiano)


Devo dire che hanno fatto bene? Guardate che la tentazione è davvero molto forte. Evidentemente abbiamo a che fare, in sostanza, con un popolo vero. Non esseri umani scialacquati disposti sempre e comunque a prendersi il rancio che il solo ed unico dio onnipotente passa attraverso il convento che ne fa anche una cernita ben accurata per tenersi gli scarti migliori.

Se proprio vogliamo andare a controllare, su molti aspetti noi fottuti italiani staremmo anche peggio. Basterebbe soltanto prendere l'esempio di noi inutili "vigliacchi e fifoni" studentelli da strapazzo. A breve arriverà un taglio netto per la borsa di studio che, in tre parole, non esisterà più. Si aggiungano i soliti problemi che ci costringono alla lotta quotidiana per la sopravvivenza fisica, oltre a quella morale già seriamente posta in discussione quasi in linea definitiva e senza ritorno né clausola di rescissione. Lo sapevate? (Come diceva la Vulvia di Guzzanti) Migliaia di pseudostudenti fuorisede pagano 450 euro di affitto in nero per una sola lurida e fetida stanza singola del cazzo, mentre per una doppia te ne sparano, se ti va bene, 300 o 350 e ti devi sorbire, magari, pure il coinquilino al quale i piedi puzzano di pecorino di Carmasciano ammuffito. Devo dire che dovremmo fare qualcosa di simile anche noi, maledetti stronzi stanchi e con le palle scese fino al nucleo del pianeta Terra nel veder continuare, assolutamente indisturbati nella loro solenne opera di bene, quegli strozzini chiamati "padroni di casa", senza alcuna reazione da parte del popolo schiavizzato, a rifilare case mai ristrutturate, anzi ancora sottoposte all'effetto dei bombardamenti, a 1200 – 1300 euro per 60 o 70 metri quadri pericolanti? Allora ci vogliamo svegliare un attimo si o no? No perchè, se no, quello è il letto e ciao, sogni d'oro.

Prendiamo il caso del quartiere di San Lorenzo a Roma. Andate a farvi un giro per alcuni di quegli appartamenti, se avete il coraggio. Magari a via dei Sabelli, o a via dei Campani. Sai che risate. Macchie di umido grosse quanto elefanti, scarafaggi di cinque o sei centimetri che ti escono dalle pareti fatiscenti e ti viaggiano in gola mentre russi la notte, stanco morto dopo la giornata di merda che sei stato costretto a passare in quella cella perché fuori c'era una bufera. Chiamarli appartamenti è un complimento. Il tutto, ovviamente, rigorosamente in nero (dovessero mai versare un centesimo di tasse). Sveglia, cari miei. Sveglia. È ora di fare qualcosa, si sa: cominciare anche da questo forse non sarebbe un errore. Occorre fare chiarezza su determinati aspetti del vivere odierno in questo schifo di paese (con lettera piccola). Proverò a documentarmi e a segnalarvi i casi più eclatanti. Uno ce lo avrei già, con tanto di nomi e cognomi, ma voglio prima verificare per poi sottoscrivere, non temete.

Quando non c'è la bufera e puoi godere del lusso di passeggiare per l'asfalto dei marciapiedi esalanti aroma di merda varia tra cani, ratti e invasioni di ultracorpi e anaconde giganti, magari vai anche a fare la spesa se vuoi provare a tirare avanti almeno per qualche giorno. Ma non vai mica in supermercati di classe come (che so) l'Ipercoop (se c'è anche, boh), l'Eurospin, Pam o simili. No. Vai al Tuodì che vende le sottomarche che arrivano da chissà dove e contengono chissà cosa. Per carità, non è affatto male. Almeno, per quanto mi riguarda, sono ancora vivo (poi non lo so, potrei anche avere un linfoma maligno in espansione o il cancro a mia insaputa) tra lui e la mensa universitaria. Ma, se vogliamo, magari ti viene anche da pensare che alcuni di queli prodotti, soprattutto il latte e la pasta, se li vendono anche a Città del Vaticano a prezzi ancora inferiori (perché loro si che sono tra i maggiori evasori fiscali da sempre, davvero di comune e benedetto accordo). E giù anche la bestemmia del giorno, prima di tornare a casa, sfondare a spallate la porta rotta dopo aver inserito la chiave, averla richiusa a calci, aver scaraventato il latte nel frigorifero unto, aver cenato pasta al sugo ed essersi scaraventati davanti al televisore con quel fottuto digitale terrestre che no nfunziona, il che ti indirizza nella scelta di un bel porno per non pensare a niente (se poi ti viene anche da pensare, che ne so, magari alla tua ex che ha fattola mignotta, vabeh, pazienza). Poi ti ricordi che devi finire di studiare sei libri per 4 crediti formativi di merda, per un esame di "Scienze di sto cazzo pieno d'acqua" che ti servirà a depurare l'acclamato aroma di merda dalle strade o lucidare i cessi di un centro commerciale, se ti va di lusso.

Tutto questo nel comune senso di accettazione assolutamente passiva della condizione di schiavitù morale alla quale siamo sottoposti. E nessuno fa niente. Svegliatevi, gente. Svegliatevi.

mercoledì 5 gennaio 2011

Continuiamo così, facciamoci del male

Su www.wakeupnews.eu ieri ho scritto così.

Due giorni fa esalava l’ultimo respiro Pete Postlewaithe. “E chi è?”, diranno in molti. Come dar loro pienamente torto? In effetti, si tratta di una personalità appartenuta, si, al mondo dello spettacolo ma sempre rimasta un po’ in sordina rispetto al resto del mondo dei “red carpet”, nonostante gente del calibro diSteven Spielberg (mica uno scemo qualunque) abbia considerato, senza ombra di dubbio, questa persona in qualità di “migliore attore” del mondo. Stiamo parlando, infatti, di uno dei più stimati caratteristi britannici delle ultime due decadi o poco più. Sessantaquattrenne ma già malato di cancro da tempo, Postlewaithe traeva origine dalla grande scuola dell’ Old Vic e della Royal Shakespeare Company, ma a fare la sua fortuna fu proprio il grande schermo, luogo in cui ottenne una sorta di consacrazione per mano di Terence Davies che lo diresse in Voci lontane…sempre presenti, dura e commovente ricostruzione di un’infanzia cattolica e proletaria in una Liverpool anni ‘50, pellicola nella quale interpretava la figura del padre cupo e cattivo. Sarà proprio questo il suo “phisique du role”, anche e soprattutto (seppur di segno opposto) in quel gran gioiello che fu Grazie signora Thatcher di Mark Hermann, di “loachiana” provenienza e capostipite del filone britannico di protesta proletaria, nel quale Postlewaithe vestiva i panni del direttore della banda musicale dei minatori, padre sconfitto ma tenace e convinto in una speranza futura per una nazione detentrice, ancora, anche solo di sprazzi di dignità.

E noi italiani? Dopo la volontaria uscita di scena del grande maestro Mario Monicelli, chi avremmo da piangere con onore da qui a cento anni? Forse Federico Moccia (non proprio sinonimo di “impegno”), il quale si è appena innalzato a paladino (oltre che di una più che discutibile immagine riguardante le nuove generazioni) anche della vita adulta? O una come Nicole Kidman che, stivalizzandosi, conferma: “Amo l’Italia ma nessuno mi chiama per lavorare”?.

Già, perché qualcuno (sempre i soliti “botteghinari” da strapazzo) ha pensato bene di mettere di nuovo nelle mani (già sporche di inchiosto simpatico) di Federico Moccia nientemeno che una macchina da presa. Che la Kodak abbia mandato in pensione la pellicola per non ricadere in mani sbagliate? No, su questo si scherza. Non si scherza affatto, invece, nel provare a gettare uno sguardo ai volti di giovani e talentuosi registi e scrittori per cercare di carpirne una reazione: la si coglie per empatia immediata, a dire il vero. Per non parlare, poi, dei commenti verbali. Si può facilmente intuire.

Ebbene, il grande Moccia afferma convinto: “Ora parlo di adulti”. Apriti cielo. Che succederà? La sua nuova fatica, dunque, affronterà i veri ed insanabili problemi dell’intero genere umano: tradimenti, gelosia, ricerca del principe azzurro, eccetera. Ma non finisce qui: è in dirittura d’arrivo (se non è già arrivato) anche il suo nuovo ed impegnativo romanzo di formazione dal filosofico titolo L’uomo che non voleva amare, con protagonista un uomo d’affari (l’apice del proletariato, insomma) affascinante e misterioso che seduce donne a destra e a manca, consapevole unicamente del suo portafogli (svolta morale?) finché non arriva a trovare l’amore della sua vita (magari una collezionista di Gucci o Prada). Ma torniamo al film. “È una fotografia del nostro tempo”, sostiene il Kubrick tricolore. “Vorrei che il mio film diventasse la giusta ragione per riflettere”, prosegue. “Parlerà di un tema forte, che tocca le corde dell’amore, ma in modo diverso”. Avevamo il clone di Inarritu e nemmeno ce ne eravamo accorti! “Abbiamo tutti bisogno d’amore”. Lucchetti ai pali di 15 paesi del mondo. Auguri, seppur da tre metri sottoterra.

Andrebbe tutto quasi (si sottolinei “quasi”) bene se poi, però, non ci si dimenticasse di sana pianta di fatti come quelli riguardanti Stephen Frears, il regista (vero e non improvvisato dal merchandising) di The Queen e Le relazioni pericolose, colui, cioè, che sceglie di avvicinarsi ai giovani confermando, in un’intervista, che i personaggi adolescenti del suo nuovo Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese (nelle sale da domani) sono classificabili come rompiscatole perché “sono adolescenti in un’epoca in cui i giovani non ricchi di famiglia sono abbandonati a se stessi e privi di futuro”…anche lì.

Ma è doloroso anche vedere che davvero in pochissimi hanno considerato l’entità del prossimo imminente film di Luc Besson, The lady, girato in gran segreto per ovvi motivi: ha come protagonista l’imponente figura di Aung San Suu Kyi, nel mezzo della vicenda personale che l’ha contraddistinta negli ultimi anni in veste di attivista democratica premio Nobel per la pace, liberata solo lo scorso 13 novembre dopo 15 interminabili ed estenuanti anni di arresti domiciliari.

Ma questi non sono argomenti che interessano la produzione cinematografica italiana, certo. La nostra industria dell’audiovisivo non ha neanche riverito il dovuto rispetto a pellicole di elevata importanza come, ad esempio, Noi credevamo di Mario Martone, film impegnato sul far luce riguardo la fondamentale conoscenza di quanto le azioni che i nostri padri hanno compiuto siano state necessarie a donarci delle prospettive fattibili. Se solo potessero vedere…

No, questi non sono argomenti interessanti. E non lo sono neanche le vicende legate ai tagli alla cultura e al mancato reintegro del FUS. Poi, però, i soldi per produrre i film di Moccia & Co ci sono eccome.


sabato 1 gennaio 2011

Se non apriamo a questi ragazzi...

Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitose, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa, non solo per loro ma per tutti, per l'Italia, ed è in scacco la democrazia. Proprio perché non solo speriamo ma crediamo nell'Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro “lieto vivere” collettivo. C'è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali. Troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare, proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di 150 anni di Italia unita.


Così si è espresso, ieri sera, alle 20:30 circa, in un determinato frangente del suo messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Il nostro presidente. Il mio presidente.


Finalmente.


Finalmente qualcuno che ha capito di non dovermi lasciare solo neanche per cause fortuite. Almeno così sembra. Anche se solo a parole, in quei ventidue minuti, forse, e dico forse, in un contesto sociale allo sfascio, mi sono sentito davvero molto meno solo. Meno solo nel pensare di volermi rimboccare le maniche e di dover per forza di cose andare a fare un mazzo a tarallo agli ipocriti sfruttatori di necessità, viscidi ricattatori di un'intera generazione nel loro sottovalutare (o non considerare deliberatamente) l'importanza di tendere una mano a me e a chi come me, concedendomi un lavoro per ben più di tre mesi (altro che tempo determinato o “a contratto” che non ti si ficca tra le natiche) e non fingendo di non aver compreso a pieno le direttive di quella legge Biagi che, col senno di poi, sarebbe dovuta finire sottoterra al posto di quel disgraziato. Quella legge la capirono troppo bene, invece, questi emeriti assassini del progresso. La capirono talmente bene da riuscire a sfruttarla solo ed esclusivamente per il suo versante negativo, chissà fino a che punto calcolato, poi.

Continuo, nonostante tutto, a non capire perchè il Presidente abbia firmato la riforma Gelmini senza troppe esitazioni, nonostante il recente incontro con gli esponenti dei gruppi studenteschi, occasione nella quale era percepibile, nell'aria semitossica del quirinale, un fresco aroma di pulizia morale e volontà di capire le esigenze del prossimo più diretto, lì al proprio fianco. Ma negli occhi di quest'uomo di 85 anni, ieri sera, lo devo dire: vedevo sprazzi di lucida sincerità umana. Né più né meno.


E allora mi vien da pensare sul serio ad un tentativo di assemblaggio di gruppi di nostri simili per una sorta di insurrezione morale che possa sfasciare il disfattismo provocato da impavidi datori di lavoro schiavizzanti ed opportunisti (per la serie “ti piace vincere facile” se dopo tre mesi mi scarichi con due soldi e chiami un altro poveretto con lo stesso e identico destino, mentre la tua sporca azienda incassa, incassa e incassa senza mai fare indigestione). Allora si che mi cresce dentro la necessità incombente di fare qualcosa, di proporre una di quelle idee che noi, santo Dio o chi per lui, abbiamo! Allora si che occorre, adesso, abbattere definitivamente le barriere di un dialogo con le istituzioni (la porta, almeno una volta, ci è stata aperta e tutti ne hanno le prove, qualunque sia stato il risultato) per dire a chi di dovere: “adesso basta, per cortesia; facciamo cartastraccia da caminetto di precariato e lavoro a tempo determinato e vediamo un po' (più di un po', in realtà) di elaborare, nelle nostre menti, il vero significato di flessibità per comprenderne l'eventuale inutilità capace di farci riflettere sul bisogno, almeno stavolta, solo stavolta, di tornare indietro per riprendere, si, un vecchio modo d'essere e di fare, ma un modo di essere e di fare valido, sano, magari anche leale. Cerchi lavoro? Bene: ti offro questo, o questo o quest'altro. Magari ti va bene, accetti, ti assumo. Lavori per me e prendi questo stipendio mensile (decente) finché morte non ci separi. E basta”.


Ma istituzioni a parte, finchè nella falsa mentalità pseudoitaliana da imprenditorucoli di quarta serie di certi soggetti rimarrà incollata, proprio come il culo di un raccomandato sulla calda e soffice poltrona immeritata, l'insensibilità meschina del continuare, ostinatamente, a comportarsi da puri barbari dello sviluppo sociale e civile di un intero Paese, ci sarà poco da sperare: seppure le regole verranno affinate, chi non le seguirà sarà per sempre (come lo è ora, Cristo santo se lo è) il vero responsabile del vero terrorismo, ovvero quello da assenza premeditata e volontaria di un futuro architettabile, condivisibile e cedibile ai posteri.

Che le parole del Presidente (quelle parole sopra indicate, soprattutto) possano almeno aver fatto smuovere qualcosa nelle interiora di questi farabutti, i veri farabutti. Anche solo per la soddisfazione di immaginarli lì, giusto per qualche secondo (di più non sono e non saranno mai capaci di restare), a spendere quell'attimo di vita regalata e non condivisa dinanzi al passaggio fugace di un microscopico pensiero di futile rimorso.