lunedì 12 ottobre 2015

Giornalismo: il problema, spesso, riguarda le persone (Capitolo IV e ultimo)



Non serve che io dica altro. Giudicate voi se seguire quello che ormai faccio sempre a chi mi propone cose del genere per evitare di buttare a cesso la mia vita (che non è insultare, bensì far capire di essere consapevoli dello scempio in cui vertono le cose). Dopo di che scegliete una volta per tutte se continuare ad essere i veri schiavi del XXI secolo. Già, perché la colpa è solo vostra se continuate ad accettare questo orrore. Stramaledetti in eterno.



Oggetto: Risposta al tuo annuncio su Bakeca.it: recensore, consulente, scrittore


Salve. Mi chiamo Stefano Gallone e desidero candidarmi alla Vostra offerta di lavoro. Pertanto, allego il mio curriculum e resto in attesa di riscontro.
Grazie per la cortese attenzione.
Cordiali saluti


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Ciao, Se sei qui è per l'annuncio.
Il sito purtroppo, specialmente subito, è solito oscurare molte parole e modifica pertanto gli annunci inseriti soprattutto quando non sono di tipo aziendale e questo non lo è. Andrai a scrivere per una azienda, ti pagherà una azienda, ma il tuo tutor eventuale sono io e sono un privato. Questo giusto per chiarire un attimo la cosa.
Prima di tutto mi chiamo [nome] e ti dico subito che  i suoi scritti verranno caricati su di una piattaforma, che opera da circa 15 anni in 10 paesi Europei. Non è un lavoro in senso stretto, tutt'altro, visto che non ci sono vincoli (prende e lascia quando vuole), non ci sono capi ( se non tutor e staff), non c'è un impegno obbligato, né tanto meno contrattuale. Tecnicamente non si viene pagati per svolgere un lavoro, ma si viene ricompensati, ovviamente in denaro, per scrivere recensioni, opinioni, testi, su vari prodotti, tra cui film, cinema, musica, libri, elettronica, cellulari etc etc. Nel sito troverete tantissime categorie e potrete decidere voi su cosa scrivere, su quando farlo e via dicendo. Non ci sono obblighi di nessun genere. Di solito la prima domanda è quanto si guadagna. Si guadagna quello che si fa. Vicino ad ogni opinione, ci sono i simboli dell'euro, tutti quei prodotti che avranno riportato tale simbolo saranno pagati.
Il pagamento è in base a cosa si scrive, ai voti degli altri utenti, e anche ai tantissimi bonus e premi che si possono vincere settimanalmente, mensilmente e giornalmente. I bonus vanno da un minimo di 25 centesimi a 20 euro. I pagamenti si fanno su bonifico bancario o postale, o comunque, basta avere un iban. Il conto può essere intestato a chi volete, non per forza a voi. L'azienda è di proprietà della [nome], compartecipata di Microsoft [questo ce lo lascio, fanculo]. E' stata fondata a Monaco nel lontano 1999. Non parliamo quindi di una società giovane ma di una azienda ormai molto stabile. Il tutto viene svolto solo ed esclusivamente online, anche perché sarebbe impossibile parlare con circa 2 milioni di utenti suddivisi in 10 paesi. Sulla piattaforma sono presenti ben 7 milioni di recensioni.
Siete pronti a buttarvi in questa avventura? questo è il link [link]
Ancora dubbi? Provo a diramarli. Prima di tutto non si perdono i diritti di autore, voi siete i proprietari dei vostri scritti. Potete riportarli dove volete, non sono in esclusiva, proprio perché non vi vincola nessun contratto. Il quanto si guadagna dipende come dicevo da voi, da quanto partecipate, da quanto siete bravi e via dicendo. Si chiede ogni 30 del mese in corso ed entro il 15 di quello dopo si ha un bonifico. E' possibile richiedere raggiunte appena le 5 euro. Cosi potete
constare subito l'affidabilità.
Ora siete convinti?
Io sono qui per aiutarvi nei primi passi. Dopo l'iscrizione al sito, fate questa procedura [e bla bla bla]



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Ma per cortesia.
Schiavisti dei miei stivali.


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schiavisti aahahah

da casa, senza vincoli, scrivi se ti va se no..
senza capi, senza impegno fisso

ahahaha


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Vai vai a cercare altri polli, vai.
Addio


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ad uno ho risposto ora..

non serve insultare se non sei interessato..

questo la dice lunga del perché cerchi lavoro..sii educato.

Saluti

( finirai in SPAM inutile anche rispondere per te)



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Non insulto. Sono solo stanco di chi come voi specula sugli spiccioli da offrire a chi quello che richiedete lo farebbe di mestiere se non esistesse uno sfruttamento del genere. Il mio è solo un invito a smetterla. Ecco tutto.
E se rispondi "ad uno ho risposto ora" al mio invito precedente, vuol dire che li consideri veramente polli da spennare.
Spam è la vostra esistenza: fastidiosa.
Sparisci dalla mia vita. Vattene, vah. 



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smettila di fare il coglione su


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Vai.


E con questo ho concluso. D’ora in poi saranno solo cazzacci vostri.

Addio.


Ah, dimenticavo. Giorni fa ho sostenuto l'ennesimo colloquio dove, invece di leggere il curriculum e notare che ho già il tesserino, i diretti interessati mi hanno chiamato e fatto perdere tempo per offrirmi l'ennesima finta remunerazione a click. Questo giornale aveva addirittura una sede fisica con tanto di editore. Prima che entrassi io, una ragazza usciva con un sorriso a settantadue denti. Sforzatevi di capire il succo del discorso quando vi dico che dovreste provare cosa significa realmente avere fame per vedere se avete le palle di rivoltarvi nel più semplice dei modi.

domenica 2 agosto 2015

Giornalismo: il problema, spesso, riguarda le persone (Capitolo III)

Sarò brevissimo - praticamente lapidario - perché queste cose, ormai, non meritano più nemmeno mezzo secondo di tempo ed energia. Chiunque voglia continuare a sprecare tempo e forze per nulla, al contrario del sottoscritto, è liberissimo di farlo.
 
Comunicazione via sms appena sostenuta (perché non una telefonata, poi, non lo capisco...vabeh):

Matteo di redazione X - "Ciao Stefano. Mi chiamo Matteo e mi occupo dei redattori della redazione X. Ho esaminato il tuo profilo e posso dire che potresti rientrare nei nostri piani. Prima però vorrei specificarti qualcosina e spiegarti come si svolgerebbe il lavoro. Innanzitutto siamo una redazione giovane ma già ben affermata. Puntiamo a garantire un'informazione veritiera; per noi la corrente mediatica non esiste, una pista diventa reale dopo tre indizi e non dopo un titolo di giornale! Ogni mattina e poi di ora in ora quando ci saranno notizie importanti saranno date sul gruppo per facilitare il lavoro di stesura/battituradegli articoli da parte dei redattori. Il progetto è molto bello però purtroppo non è prevista una remunerazione. Ecco qui. Cosa vuoi fare tu? Dici che potremmo iniziare la collaborazione?"

Io: "Ciao Matteo. Inizierei volentieri la collaborazione solo se ci fosse una normalissima retribuzione. Il lavoro si paga senza scuse. Questa situazione deve finire. Perciò se mi paghi lavoro per te, altrimenti grazie lo stesso e saluti".

Matteo di redazione X: "Redazione di giovani che credono in un progetto. Questo è! Poi penso ci siano modi e modi...Buona giornata ed arrivederci"

Io: "A mio modo dico solo che il lavoro si paga. Anche poco ma si paga e anche con quello online la possibilità di farlo c'è. Buona ricerca".

Appunti - XXI century keywords:
- giovane
- affermato
- informazione veritiera
- PROGETTO

La vostra fine sarà il mio inizio.

giovedì 4 giugno 2015

Nuova frontiera dell’illusione letteraria: la pubblicità ingannevole



[Di seguito, per tentativo di ulteriore diffusione della cosa (qualora possa interessare nel settore), riporto una mia ennesima esperienza di impatto negativo raccontata in un mio articolo per il blog che mi è gentilmente concesso su Lettera43, “39 steps” (http://www.lettera43.it/blog/39-steps) ].

L’Italia, tra le tante altre cose – tanto in male quanto anche in bene, va detto – è un paese di sognatori. Questo non vuol dire che ci tiriamo i rasponi (sì, confesso: ne faccio parte anch’io) dalla mattina alla sera fantasticando su questo o quel progetto di cambiamento morale e culturale tanto atteso dalla nostra ipotetica generazione senza troppi connotati. Assolutamente no. Al giorno d’oggi, siamo semplicemente consapevoli del fatto che le possibilità offerte dai moderni mezzi di comunicazione ci permettono di arrivare veramente ovunque con un nostro scritto o, talvolta, con la nostra vera e propria faccia, vista l’ormai immediata facilità con cui si possono produrre video di durata quasi illimitata.
Ma è proprio questo il punto. Dal momento in cui veramente chiunque si sente abilitato a definirsi – in luce di tutto ciò, come conseguenza – “scrittore”, “regista”, “giornalista” o, peggio ancora, “poeta”, si viene a creare un vero e proprio marasma a mo’ di blob indistinto nel mezzo del quale risulta veramente difficilissimo – se non, alle volte, impossibile per mancanza di tempo e forze fisiche – fare distinzione tra chi fa uso di tutto questo perché, fondamentalmente, ha il puro terrore di trovarsi un lavoro manuale, dal momento che la produzione artistica non fa proprio al caso suo (si vedano, per cominciare, certi errori grammaticali che nessuno di noi, da scolaretto, avrebbe mai più commesso una volta prese sufficienti pedate nel deretano dal rispettivo maestro di lingua italiana), e chi, per contro, possiede davvero il dono della scrittura o, almeno, un minimo di capacità espressiva utile a conferire il senso di interesse che una sua qualunque creazione può, eventualmente, stimolare. Raul Montanari, nel suo Il tempo dell’innocenza (Dalai 2012), osservava anche che «l’Italia è popolata da scrittori. Metà di quelli che incontri si definiscono scrittori o poeti. Persone che fanno mestieri affascinanti come il fisico atomico o la maîtresse sadomaso si affannano a qualificarsi come scrittori, forti dell’aver pubblicato, nel lontano ’92, un’ode nell’antologia Rime del condominio».
In mezzo a tutto questo marasma, dunque, vengono a collocarsi delle persone particolarmente furbe, organizzate e, soprattutto, psicologicamente preparate a farsi gioco dei più inesperti – precisamente proprio di quelle persone così perfettamente descritte da Montanari, gruppo di poveri innocenti che, ahinoi, per la maggior parte non avrà mai completa consapevolezza di ciò che gli accade – per trarre qualche spicciolo di provvigione personale. Ma si sa: spicciolo + spicciolo + spicciolo + spicciolo = soldone.
È vero, anch’io – in maniera alquanto immatura ma del tutto spontanea nel suo ardente desiderio di comunicazione – da giovanissimo sono caduto nella trappola pubblicando il mio primo libro (e solo il mio primo libro) a pagamento. Proprio per questo motivo, però, so di essere perfettamente abilitato a considerare come merita (e mettervi in guardia da essa) questa vera e propria tattica commerciale odierna che, in sostanza non si basa altro se non sempre su quel fatidico – e stramaledetto – principio non scritto: più c’è crisi (economica, culturale, di idee in senso generale), più devi speculare sulle debolezze delle persone per guadagnare (tanto in quei fantomatici “porta a porta” che istigano all’omicidio preterintenzionale i meno “innocenti”, quanto nell’avere a che fare con qualcosa di non completamente divergente in ambito – nel caso che qui esprimo – letterario).
Divenuto decisamente più maturo come persona, col tempo credevo di aver chiuso con un certo ramo dell’editoria a pagamento (che editoria, in fin dei conti, non è) una volta troncato aspramente i contatti con tutti gli editori da me contattati in precedenza e, in seguito, manifestatisi come una sorta di agenzie di riscossione tributi per tentativi di realizzazione professionale. E invece no, continuano ad arrivarmi mail da presunte case editrici che, probabilmente, devo aver contattato ancora prima senza aver mai ricevuto risposta – quindi dimenticandomene – o che, al limite, avranno preso il mio indirizzo di posta elettronica da chissà quale database ladro (sai quante aziende lucrano vendendo contatti da secoli a questa parte? Vatti a rivedere Americani di James Foley tanto per cominciare a farti un’idea).
L’ultima mail ricevuta da qualcuno di quella stirpe, insomma, è freschissima di ricezione e recita così:

Gentile Autore e caro lettore,
hai un libro nel cassetto? 
[nome dell’editore] per tutto il mese di giugno ha deciso di pubblicare gratuitamente la tua opera.
Contattaci per avere maggiori informazioni!
Il libro che potrai far leggere questa estate ad un tuo amico, potrebbe essere il tuo!
[nome della tizia che ha inviato la mail]

Però! Offerta interessante! Credo di avere già una certa dose di preveggenza in merito ma sono curioso di vedere se ho capito definitivamente come funziona questo mondo nello specifico. Dunque, rispondo come se fossi interessato:

Salve.
Grazie per l'informazione. Potrei avere maggiori delucidazioni in merito?
Grazie.
Saluti

Dopo non molto tempo, praticamente subito, l’interlocutore risponde (con evidente mail preimpostata, come la precedente, alla quale bastava cambiare semplicemente il nome del destinatario):

Gentile Stefano,
innanzi tutto [sì, proprio così, staccato] grazie per averci scritto.
Con la presente email [senza trattino] ti illustro l'iter che vogliamo seguire per la pubblicazione. [questo “tu” senza permesso è alquanto irritante, proprio come gli “amichevoli” porta a porta]
In primis abbiamo bisogno di leggere la tua opera e poter capire se possiamo inserirla nel nostro catalogo.
Superato questo primo step ti proponiamo una bozza di contratto che potremo insieme rivedere e sistemare. [Giusto, credi nelle mie potenzialità senza nemmeno conoscermi, senti di poterti fidare del mio talento alla cieca]
Non c'è bisogno di un incontro necessariamente [per carità, dovessimo mai sapere che faccia abbiamo], ma se vorrai potremo vederci qui a Roma.[accomodante]
Stipulato il contratto [fieri delle proprie certezze, insomma] toccherà a noi lavorare sull'opera e insieme effettueremo dei giri di bozze.
Quello che chiediamo all'autore, una volta che il libro sarà pronto, è un mero acquisto di 20 copie del libro. [BINGO!]
Abbiamo deciso di effettuare questa campagna per il mese di giugno perché crediamo che ogni scrittore deve avere la possibilità di dar voce al suo scritto.
Se vorrai farci leggere la tua opera puoi inviarmela subito tramite email [sempre senza trattino] e nell'arco di 2 giorni cercheremo di leggerla e farti sapere se siamo interessati a pubblicarla [me se mi hai già detto che mi proponi il contratto…].
Grazie,
[nome della tizia che ha mandato la mail iniziale]

In altre situazioni avrei lasciato perdere digrignando i denti e tornando alla mia normalissima seppur estremamente travagliata vita professionale. Qui, però, nella mail iniziale viene detto che la fantomatica offerta prevede di pubblicare, nel mese di giugno, “gratuitamente” l’opera di chi si volesse proporre. Nella comunicazione successiva, invece, l’autore viene pregato – come se nulla fosse o, peggio, come se fosse normale! – di acquistare 20 copie del suo libro. Certo, non sono le 100 o 200 previste da altri finti editori (che, comunque, hanno imparato anche loro come usare questi metodi in maniera, diciamo, più bonacciona), ma corrispondono ugualmente, credo, a un paio di centinaia di euro considerando che il prezzo di un libro nuovo, minore e proveniente da uno sconosciuto, si aggira sempre intorno a una decina di euro.
Ecco perché queste realtà continuano ad esistere: ci sarà sempre e comunque qualcuno che, credendosi talentuoso (magari essendolo anche per davvero, chi lo sa) e avendo uno stipendio garantitogli da un qualunque altro lavoro, non avrà alcun problema a sborsare una cifra comunque fattibile – per lui – e necessaria al sostentamento (se moltiplicata per i tanti che, al contrario del sottoscritto, accetteranno l’offerta) di due o tre persone – per il finto editore – dal momento che, ormai, basta avere una partita iva, una sede fiscale (quindi niente uffici né segreterie né personale da retribuire: il più delle volte si indica la propria residenza), un account sui maggiori siti di distribuzione online e un minimo contatto con una qualunque tipografia per definirsi “casa editrice”.
A mia umile memoria, però, l’articolo 20 del decreto legislativo 206/2005 dell’ordinamento giuridico italiano definisce la dicitura “pubblicità ingannevole” «qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente».
È questo l’unico motivo per cui, stavolta, non riesco a trattenermi e scelgo di sfogarmi anche con questi altri truffatori morali (e non solo). Inizialmente – consapevole già di una loro successiva ulteriore risposta – mi limito a dire:

Ah ecco, mi sembrava strano. C'è sempre qualcosa che l'autore deve spendere. Sempre.
Salutiamoci qui, grazie. Non andiamo oltre, conosco troppo bene queste dinamiche.
Saluti

Ma ovviamente, malgrado la mia richiesta di non andare oltre, loro, come previsto, rispondono con le solite scuse e con la solita misera e disperata nuova offerta:

Gentile Stefano,
mi dispiace leggere l'amarezza della sua email. [il trattino proprio ti sta antipatico, insomma]
Noi come casa editrice stiamo investendo molto sui nostri autori, stiamo pagando personale professionista e cerchiamo di produrre un buon libro sia come interno che come estreno [errore di battitura; bravi revisori di bozze] (qualità dei materiali), le garantisco che tutto questo non è nè facile nè [accento sbagliato due volte: sempre più bravi revisori di bozze] economico.
Purtroppo l'editore non rientra di tutte le spese con le vendite, sarebbe bellissimo se fosse così, ecco perché chiediamo una piccola collaborazione con l'autore.
Non voglio perdere la possibilità di pubblicarla, perché non è questo il nostro intento. [ovvio! Sono io il tuo guadagno!]
Le faccio una proposta: se le copie da acquistare scendono a 15 e 2 glie ne regaliamo noi? Potrebbe accettare?
Grazie,
[nome della tizia]

Al che credo proprio di avere via libera:

Assolutamente no, neanche se dovessi pagarne solo una.
Non mi abbindolate con le parole, sono esattamente le stesse che mi hanno detto in decine e decine di finti editori nel corso di tutti questi anni e sono visibilmente stanco, sfiancato e profondamente deluso e irritato da tutto ciò. La vostra esistenza, come l'esistenza di ogni singola casa editrice a pagamento (che casa editrice vera e propria non è se fa perno su questi principi), nelle sue varie forme tra cui, ahinoi, duole dirlo ma c'è anche questa, si basa esclusivamente su questo tipo di tattiche. Non ostinatevi a farmi credere il contrario perché, con me, non funzionerà mai, seppur con tanti altri sì (ecco perché voi - e migliaia di altri come voi - esistete ancora, praticamente quasi per circonvenzione di incapace, anzi di innocente speranzoso inesperto).
E poi, dal momento che comunicate solo in seconda istanza la presenza di una spesa da parte dell'autore senza farne un minimo cenno nella vostra mail iniziale (nella quale, tra l'altro, sottolineate il concetto di gratuità), ci sono tutti i presupposti per considerarvi menzogneri attiratori fin dal principio, se non proprio per denunciare qualcosa di simile a una truffa (lo so, il termine non è delicato né, forse, appropriato, ma il suo significato ha delle affinità con quanto da voi richiesto) qualora si avesse del tempo da spendere in curioso divertimento (tempo - e soldi - che, ovviamente, io non ho).
Mi spiace ma è così.
Non c'è bisogno che rispondiate a questa mail perché vi chiedo di togliere immediatamente ogni mio contatto da ogni vostra lista.
E smettetela - voi e tutti gli altri - di mangiare sulla cultura e sul talento altrui. Per pietà.
Saluti e a mai più.

Continua? Spero vivamente di no. Per nessuno. Nel frattempo, voi prendete nota anche di questo ennesimo ingannevole passo verso il baratro compiuto da chi specula sulla vostra preparazione e abilità culturale. Il vero editore (anche piccolissimo) investe (anche pochi spiccioli) sugli autori che sceglie di pubblicare, non gli chiede soldi camuffando la richiesta in acquisto copie. Punto.